Milano, nel 2010 già 5 sgomberi di romanì
L’Opera nomadi denuncia i metodi di polizia e governo cittadino. Da EveryOne esposto alla Corte dell’Aja
L’ultimo sgombero di una comunità romanì a Milano, risale ad una manciata di giorni fa: è il quinto dall’inizio dell’anno in città e provincia.
“102 agenti della Polizia Locale – si legge su una nota diffusa dall’agenzia ‘Redattore sociale’ – hanno abbattuto 83 baracche abusive in via Sant’Arialdo, nell’area dell’abbazia cistercense di Chiaravalle, allontanando 95 rom romeni, tra cui una donna con un bambino malato che è stata convinta a ricoverarsi nelle strutture comunali, mentre altre donne con 31 minori hanno rifiutato l’accoglienza. All’operazione era presente personale dell’Amsa (l’azienda di nettezza urbana, ndr), dei servizi sociali, della Croce rossa (un’autoambulanza con medico a bordo) e della Protezione Civile che ha distribuito piatti caldi, biscotti e bevande”.
“Lo sgombero – ha sostenuto il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, alla stessa agenzia – si è svolto in tutta tranquillità ed è il 180° (dal 2007, fa sapere ‘Redattore sociale’, ndr). Si era reso urgente dopo la querela della proprietà, in quanto questo insediamento si stava pericolosamente ingrandendo, versando in condizioni igieniche precarie. E i residenti lamentavano l’aumento esponenziale di furti e reati. Ora, dopo questo grosso intervento realizzato interamente dalla Polizia Locale senza l’ausilio delle forze dell’ordine – ha concluso il vicesindaco – rimangono solo piccoli insediamenti ma la costante opera di ‘moral suasion’ ha ridotto gli abusivi a una presenza stimata in città sotto le 1.200 unità”.
Pochi giorni prima era stata la volta di sei baracche in via Gonin, periferia sud-ovest della città, dove vivevano undici romanì, sempre di nazionalità romena: impegnati nelle operazioni ben 16 agenti della Polizia locale e 2 ufficiali.
“Al momento dell’intervento i rom si erano allontanati – ha prontamente affermato in una nota lo stesso De Corato – sul posto sono state trovate sei baracche che l’Amsa provvederà ad abbattere. Presenti anche i servizi sociali del Comune e la Protezione Civile”.
Al cospetto dell’asciutta contabilità, ci sono di mezzo le esistenze di centinaia di uomini, donne e bambini in carne ed ossa, per i quali la giunta comunale milanese non sembra mostrare alcun interesse, nemmeno sul fronte del rispetto dei minimi diritti umani e di cittadinanza.
Lo denunciano da tempo le associazioni di volontariato cittadino (ne esiste traccia anche nell’articolo linkato qui), mentre nei giorni scorsi, a protestare duramente, ci hanno pensato sia l’Opera nomadi, che ha denunciato i metodi adottati dalla polizia locale milanese nei confronti dei romanì, sia il Gruppo EveryOne, secondo il quale sono accadute violazioni intollerabili dei diritti fondamentali della persona.
“Per questo – hanno spiegato ieri Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne – ci siamo rivolti come organizzazione per la salvaguardia delle minoranze all’ufficio del Procuratore della Corte de l’Aja, ipotizzando nel nostro esposto il reato di crimini contro l’umanità, attribuibile per le azioni di sgombero, mancata assistenza, lesioni ed espulsione di massa ad autorità e istituzioni del Comune di Milano”.
In occasione, invece, dello sgombero avvenuto di via Gonin, ha affermato Maurizio Pagani, presidente milanese di Opera nomadi, è stato anche “minacciato un gruppo di persone al quartiere Lorenteggio, è stato detto loro che se non se ne fossero andate gli avrebbero portato via i bambini. Ritengo che questa sia una ripetuta e odiosa forma di ricatto e terrorismo: com’è possibile abusare di queste forme che snaturano le nostre regole civili e giuridiche? L’unico istituto che può allontanare i bambini dalle famiglie è il Tribunale dei minorenni. Questa è una violenza privata quotidianamente consumata dalle forze dell’ordine piuttosto che da politici di ogni tipo”.
Il bollettino degli sgomberi non finisce qui: a Rho (cittadina della cintura ovest) è stata abbattuto un piccolo agglomerato di baracche dove “da 12 anni abitavano 3 famiglie romene – ha reso noto Pagani – in totale 10 persone, tra cui un’anziana malata di cuore e una serie di bambini: stanno ripulendo l’intera zona con l’unico risultato di distruggere questi terreni dove i rom anni fa si erano posizionati. Ora queste persone resteranno sul territorio ma in condizioni abitative peggiori di quelle precedenti e perdendo anche il minimo aggancio ai servizi, soprattutto per quanto riguarda i bambini con la scuola”.
Si tratta di una comunità, ha affermato ancora il presidente milanese di Opera nomadi, che “aveva a suo tempo acquistato il terreno da cittadini rhodensi, costruendo abitazioni in modo abusivo. I suoi membri hanno poi subito un processo amministrativo molto lungo, fino all’abbattimento delle case. Ma qui il problema non è solo inscrivibile alla legittimità amministrativa, perché spesso ormai le amministrazioni intervengono commettendo abusi d’ufficio senza che nessuno li contesti”.
Occorre infatti rimarcare come “questo diffuso fenomeno sociale, l’acquisto di terreni in provincia di Milano da parte di rom e sinti, anziché essere riportato dentro la disciplina urbanistica, è stato affrontato in termini repressivi, sotto forma di allontanamento”. Attraverso operazioni “che hanno l’unico scopo di eliminare il numero più alto di zingari possibile, o quantomeno di farli sparire dalla nostra percezione”.
Paolo Repetto
(foto Davide Falcioni)


Lascia un commento