Le procure alle pezze
Berlusconi sta distruggendo la magistratura.
Le parole pronunciate all’assemblea nazionale dei magistrati da Luca Palamara, presidente dell’Anm, sono agghiaccianti. Le procure stanno subendo una “desertificazione drammatica” e in due soli anni i giudici che mancano in organico si sono quadruplicati, passando da 68 a 249.
I risultati di questo secondo fronte di attacco ai giudici hanno prodotto “una conseguenza devastante: la concreta impossibilità di esercitare l’azione penale”, ha detto il rappresentante dei magistrati.
Il governo del ‘pugno di ferro’ contro il crimine, dunque, aiuta i criminali a rimanere impuniti.
“L’Anm non potrà assistere inerme allo svuotamento degli uffici di procura ed è fermamente intenzionata ad adottare ogni efficace e anche estrema iniziativa di mobilitazione della magistratura associata”, ha aggiunto Palamara. In poche parole ha minacciato uno sciopero.
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, insieme ad altri rappresentanti del centro aveva rifiutato l’invito all’assemblea e non si era presentato, ma ha trovato immediatamente il tempo per commentare le considerazioni del presidente dell’Anm.
Il Guardasigilli ha definito “gravissima” la possibilità di uno sciopero da parte di chi per “dettato costituzionale” è tenuto ad applicare le leggi dello Stato ed ha giudicato un “incomprensibile e miope arroccamento contro un decreto legge che offre al Paese una ragionevole e definitiva soluzione”.
Il decreto al quale si riferiva Alfano prevede il ricorso al trasferimento d’ufficio coatto dei magistrati per coprire i vuoti, ma intanto non si possono inviare i giovani nelle procure, quindi non affronta affatto il problema della carenza di personale e non risolve nulla.
L’Anm ha considerato la misura adottata da Alfano “incoerente, inefficace e fortemente penalizzante per i magistrati più giovani”, ma è l’intera categoria a rifiutarlo. Per il procuratore di Palermo Francesco Messineo, si tratta di un provvedimento “irrazionale, dagli effetti micidiali”, che ha tra i suoi scopi “futuri” quello di “far abbassare la cresta all’ufficio del pubblico ministero”.
Sulla stessa linea il procuratore di Venezia Vittorio Borraccetti, secondo il quale il divieto di mandare i giovani magistrati nelle procure è frutto dell’”ostilità nei confronti della funzione del pm, caratterizzata da un’indipendenza molto forte e vista come pericolosa”.
Concorde il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, che pensa si siano “volutamente mantenute le condizioni per la desertificazione delle procure”.
Nell’assemblea, il segretario dell’ Anm, Giuseppe Cascini, ha spiegato che “ridurre l’azione delle procure” è lo scopo del governo, tanto che “ormai si dice chiaramente che la loro indipendenza è un problema”.
Henry John Woodcock ha giudicato incostituzionale il decreto del governo e il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha allargato il suo giudizio negativo a tutte le riforme negative che si stanno delineando in materia di giustizia: “sono medicine peggiori del male”.
Nino Di Matteo, anche lui in forza alla procura del capoluogo siciliano, ha chiesto apertamente lo sciopero e proposto ai colleghi di disertare le cerimonie per l’apertura dell’anno giudiziario.
Antonietta Fiorillo, leader di Magistratura Indipendente, una corrente ‘moderata’ dei giudici, ha detto: “E’ una norma sciagurata di fronte alla quale non dobbiamo cedere” ed il procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossi, ha insistito: “Se le procure resteranno in stato completo abbandono, per lo più in zone dovè è presente la criminalità , non arretreremo nelle forme di lotta”.
L’arrembaggio del berlusconismo contro la magistratura ha raggiunto livelli parossistici. Il motivo di tanto accanimento è principalmente politico: nel progetto del centro destra si deve smantellare la divisione dei poteri, che non consente al Palazzo di gestire indisturbato i propri affari.
Il problema è che in Parlamento l’opposizione non è in grado di bloccare questa strategia e nel Paese anni di propaganda hanno generato una totale indifferenza dei cittadini sui problemi dell’assetto democratico della Repubblica.
I magistrati da soli sono destinati a rimanere isolati e quindi a perdere una battaglia che riguarda l’intero popolo italiano, perchè supera i confini della giustizia e coinvolge il significato stesso di Stato di diritto.
Ma non sembra che i partiti di centro sinistra ed i sindacati vogliano scendere in campo, non a difesa dei pm o dei giudici, ma a fianco di una categoria che ormai da sola sta affrontando l’offensiva del regime.


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