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La vergogna passa in Senato

Autore: barbera. Data: giovedì, 21 gennaio 2010Commenti (0)

L’ennesimo salvacondotto per Berlusconi pronto per la Camera e per la Corte Costituzionale.

Pur di evitare al premier i processi la maggioranza è disponibile a qualunque cosa. Così ieri il Senato ha dato il via libera al ‘processo breve’, che passa all’esame di Montecitorio e si avvicina alla prevedibile bocciatura della Consulta.

In questa storia del tirar fuori Berlusconi dai guai giudiziari a tutti i costi, il centro destra ricorda quegli innamorati un po’ scemi che credono di poter conquistare l’agognata fanciulla per sfinimento. A costo di coprirsi di ridicolo. Ormai è quasi impossibile prendere sul serio una compagine politica che pur di ottenere ‘il risultato’ è capace di distruggere tutto, compresa la propria credibilità.

Se il provvedimento che cammina spedito per la sua strada non fosse devastante ci sarebbe d sorridere, perchè la sua natura è così platealmente anticostituzionale da non lasciar spazio a dubbi su di una sua futura bocciatura.

I testardi legulei della maggioranza questa volta hanno inventato un nuovo pasticcio. Si accorciano i tempi della prescrizione, che si applicano a tutti i procedimenti in corso relativi a reati indultati o indultabili (commessi fino al 2 maggio 2006) con pene massime inferiori ai dieci anni. Nel suo articolo chiave, il 2, si prevede che nel caso di procedimenti che riguardano reati con pena inferiore a massimo dieci anni il primo grado dovrà durare tre anni, due anni l’appello e un anno la Cassazione. In caso di annullamento con rinvio, da parte della Suprema corte, non dovrà passare più di un anno per ogni ulteriore grado del processo. Per i processi con pena pari o superiore a dieci anni massimo, i termini saranno rispettivamente di quattro anni, due anni e un anno e sei mesi. Nel caso di reati gravissimi, invece, i tempi si allungano a, rispettivamente, cinque anni, tre anni e due anni. Il giudice, però, potrà prorogare fino ad un terzo questi termini in caso di complessità del processo o nel caso in cui ci sia un elevato numero di imputati. Il pubblico ministero dovrà poi esercitare l’ azione penale entro e non oltre tre mesi dalla conclusione delle indagini preliminari. I termini vengono però sospesi nei casi di autorizzazione a procedere, di deferimento della questione ad altro giudizio e in ogni altro caso in cui la sospensione del processo sia imposta da una particolare disposizione di legge.

La sospensione dovrà essere decisa anche nel caso in cui c’è un impedimento dell’imputato o del suo difensore “sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per assoluta necessità di acquisizione della prova”. Può portare alla sospensione del processo anche il rispetto dei tempi per l’estradizione dell’imputato. La sospensione di questi termini cesserà lo stesso giorno in cui cessa la causa di sospensione. Nel caso di nuove contestazioni durante il procedimento, i termini non potranno aumentare, complessivamente, per più di tre mesi. In caso di estinzione del processo l’imputato e il Pm potranno presentare ricorso in Cassazione. Se la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, considerando l’estinzione del processo, i termini a comparire saranno ridotti della metà. E queste cause dovranno avere precedenza. L’imputato dovrà anche decidere di non avvalersi dell’estinzione del processo. Le norme previste, però, non verranno applicate al giudizio d’appello davanti alla Corte dei Conti, secondo un emendamento della stessa maggioranza.

Tra le disposizioni più discusse del provvedimento, quelle sui processi per i reati contabili. Il giudizio davanti alla Corte dei conti è estinto quando dal deposito dell’atto di citazione sono trascorsi più di tre anni senza che sia stato emesso il provvedimento che definisce il giudizio di primo grado. Nel caso di appello gli anni scendono a due. Nel caso in cui il danno erariale non superi il valore di 300 mila euro, il termine indicato è di 2 anni. La nuova legge, inoltre, tiene conto delle esigenze delle aziende, perchè comprende le persone giuridiche. Il provvedimento prevede, in questi casi, l’estinzioni dei processi per reati commessi prima del 2006 per i quali non si sia ancora arrivati a sentenza entro due anni. Per i processi ancora da celebrare, invece, è prevista una equiparazione tra i tempi previsti per i procedimenti a carico delle persone fisiche e quelli che riguardano le personalità giuridiche delle aziende che dal 2001 sono chiamate a rispondere in tribunale per eventuali illeciti penali.

Il principio secondo il quale tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge, per motivi evidenti, viene violato da questo provvedimento, perchè i tempi di prescrizione variano a seconda dei casi e perchè la data del 2 maggio 2006 nasconde un’amnistia, che però è possibile varare solo con un voto specifico delle Camere e con una maggioranza dei due terzi. Infine è ancora dubbio che Napolitano firmi dopo il voto di Montecitorio.

L’aspetto però più grave di questo nuovo capitolo della saga dei ‘furbetti’ è la completa paralisi nella quale è caduta l’opposizione. Nonostante gli strepiti (inutili) parlamentari, il Pd e gli altri partiti (compresa la folla informe della sinistra comunista) non sono in grado di mobilitare i cittadini sul tema della legalità, marcando quindi una debolezza mortale.

Ha scritto su ‘La Repubblica’ Gustavo Zagrebelsky, un costituzionalista insigne: “Nell’opposizione, che subisce l’iniziativa della maggioranza, si fronteggiano, per ora sordamente, due atteggiamenti dalle radici profonde. L’uno è considerato troppo “politico”, cioè troppo incline all’accordo, purchessia; l’altro, troppo poco, cioè pregiudizialmente contrario. Sullo sfondo c’è l’idea, per gli uni, che in materia costituzionale l’imperativo è di evitare l’isolamento, compromettendosi anche, quando è necessario; per gli altri, l’imperativo è, al contrario, difendere principi irrinunciabili senza compromessi, disposti anche a stare per conto proprio. La divisione, a dimostrazione della sua profondità, è stata spiegata ricorrendo alla storia della sinistra: da un lato la duttilità togliattiana (che permise il compromesso tra Partito Comunista e Democrazia Cristiana sui Patti Lateranensi), dall’altro l’intransigenza azionista (che condusse il Partito d’azione all’isolamento)”.

L’analisi è in parte condivisibile, in parte da contestarsi perchè la questione del Concordato si svolse in un momento storico estremamente specifico, ma nel complesso Zagrebelsky ha colto il nocciolo del problema: il tatticismo che permea tutte e due le anime dell’opposizione.

I cittadini, per trovare un motivo valido capace di tirarli fuori dall’apatia, hanno bisogno di sentire parole chiare sul tema della morale pubblica. Le schermaglie e gli abboccamenti, i giochini e le mezze intese sulle ‘riforme’ con la maggioranza non fanno altro che nutrire quel territorio di compromesso sul quale bruca la mandria del centro destra, impegnata nel curare gli affari particolari delle sue molteplici famiglie.

La separazione tra cittadini e partiti di opposizione concede, quindi, ai berluscones lo spazio di manovra per applicare la penosa ‘tecnica dello sfinimento’. E questo è talmente chiaro da aver spinto ieri il presidente del Consiglio a dire: “Non credo che il cosiddetto processo breve presenti profili di incostituzionalità”, mostrando come il suo diretto beneficiario sia tra coloro che si pongono dubbi sulla sua congruità.

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