La Lega insorge: disoccupati contro immigrati
Borghezio si scaglia contro lo sciopero del 1° marzo. L’inciviltà avvolge ormai il clima politico e non
Nel mare magnum di Facebook, la proposta di uno sciopero generale degli immigrati (proclamato poi per il 1° marzo) ha riscosso un certo successo ben prima dei fatti di Rosarno.
Ovviamente la tragica vicenda calabrese ha indotto a schierarsi anche gli animi più tiepidi, convinti della necessità di lanciare qualche piccolo segnale (talvolta virtuale, talvolta “reale” attraverso l’organizzazione di iniziative territoriali) utile a far sentire meno solo chi sopravvive raccogliendo arance a 25 euro al giorno tra gli insulti e le minacce dei caporali.
A quanto pare la Lega Nord, il partito di governo che esprime tra l’altro il ministro dell’Interno, interpreta il susseguirsi di piccole prese di posizione di comitati locali, che si scambiano esperienze sui social network, come inaccettabili provocazioni.
Così ieri pomeriggio l’eurodeputato Mario Borghezio e l’assessore leghista al Territorio della Regione Lombardia, Davide Boni, hanno suggerito caldamente l’idea di contrapporre allo sciopero degli stranieri (InviatoSpeciale se ne è occupato nell’articolo visibile qui) una “manifestazione dei disoccupati italiani”, da tenersi lo stesso giorno.
“E’ arrivato il momento che tutti gli italiani onesti possano scendere in piazza rivendicando i propri diritti”, ha spiegato Boni, il quale deve aver deciso che i migranti che a marzo incroceranno le braccia sono disonesti. “O disonesti perché scioperano, chissà”, ha osservato ieri un utente di Facebook.
Chiamare a raccolta i “disoccupati” suona ancor più bizzarro se si pensa che il governo Berlusconi viene accusato da più parti di aver sempre nutrito scarso interesse per le drammatiche vicende che hanno investito milioni di lavoratori (italiani e non) di pari passo con il procedere della crisi economica.
Su Borghezio presumiamo che i lettori di InviatoSpeciale siano sufficientemente informati: si tratta del parlamentare che da un raduno di Pontida ha minacciato i frequentatori di moschee residenti nel nostro Paese “di andare a prenderli per le loro barbe”, come antipasto all’espulsione a furor di popolo. Ed è la stessa persona che si presentò sul treno regionale Milano-Torino spruzzando deodorante per nascondere gli odori attribuiti alle prostitute nigeriane.
Meno noto, invece, l’assessore Boni, che ha accusato i promotori dello sciopero degli stranieri di voler strumentalizzare i fatti di Rosarno. Un fatto curioso, dal momento che l’iniziativa su Facebook è stata promossa qualche mese prima delle aggressioni ai danni dei lavoratori stagionali.
La seconda notizia del giorno che giunge dal profondo nord non ha a che fare con la Lega, ma è accaduta a Treviso, là dove il Carroccio ha inaugurato – alcuni anni fa con il sindaco Gentilini – la sua versione più aggressiva e xenofoba.
Domenica sera, il cliente di una pizzeria della città veneta avrebbe così apostrofato due coniugi seduti a pochi metri di distanza e accompagnati da quattro figlie, tra cui una portatrice di handicap: “Quando si hanno dei figli mongoli, è meglio restarsene a casa”.
“Ce ne siamo andati dopo aver detto a voce alta che purtroppo ci sono persone infastidite dai bambini”, ha raccontato l’indomani il padre delle bimbe. “Spero che – ha continuato – con l’acculturarsi progressivo della gente, di questi individui ne rimangano ancora pochi in circolazione. Spero possano riflettere sulle loro miserie e su come migliorarsi, in tempo per dare ai figli dei valori che non li costringano alla paura, alla diffidenza, al deserto. Siamo usciti e, come sempre, ho abbracciato forte la mia figlia più grande. A me – ha concluso – il suo handicap riempie il cuore”.
Il padre della ragazzina ha poi ricostruito i fatti: dopo la pizza, “nell’attesa del caffè per noi grandi, le bambine, con la simpatica ragazza del locale, ridevano ad un piccolo gioco di magia che si fa con dei pezzettini di carta alle dita. Uno di questi è purtroppo volato sul tavolo dietro, dove stava cenando un gruppo familiare, cadendo vicino al piatto di uno dei commensali. E’ stato questo, con aria molto seccata, a proclamare quella raccomandazione da mentecatto. Senza, del resto, che nessuno degli otto adulti al tavolo gli facesse notare che in fondo era solo un gioco da bambini”.
Il racconto inquietante è così proseguito: “Quel signore era con i propri cari, oltre alla signora e a un neonato suo. In un istante, quell’individuo è riuscito a rovinare una tranquilla serata sintetizzando tutta l’imbecillità di cui era capace, inserendovi bambini, disabili, intolleranza generica e chissà cos’altro”.
Difficilmente la lezione di vita impartita da un padre ferito e indignato ad un altro adulto sortirà effetti. Dal coraggio della denuncia e dal tentativo di seminare democrazia e partecipazione, però, la prova di civiltà potrebbe giungere alle orecchie di qualcun altro.
E’ evidente, d’altra parte, la difficoltà a veicolare (così come a recepire) messaggi di solidarietà autentica in quelle zone del Paese dove è più pressante la polemica politica a sfondo xenofobo e, talvolta, segregazionista.
“Cose del genere non devono succedere – ha commentato dal canto suo il titolare della pizzeria – e se avessi assistito a quella scena, avrei personalmente allontanato quel cliente arrogante e cattivo. Di clienti così facciamo volentieri a meno”.
Paolo Repetto


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