iPad: la tecnologia dell’inutile
Apple lancia l’ennesimo prodotto senza senso, ma ad alta redditività (per se stessa).
Anche nel mondo dell’informatica la necessità di far parte di una tribù è indispensabile. La stragrande maggioranza dei consumatori conosce e acquista sulla base di ‘impressioni’ ed utilizza le macchine (perchè di questo si tratta) al minimo delle loro potenzialitÃ
Le origini di Apple sono state indubbiamente al centro della rivoluzione tecnologica della fine degli anni ’70, perchè il ‘microcomputer’ inventato dai due Steve, Jobs e Wozniak, fu il prototipo intorno al quale si è sviluppata l’industra di massa del consumo cibernetico.
Prima di Apple II per maneggiare una tastiera era necessario collegarsi a dei cosi giganteschi, i mainframe. Uno di quei mostruosi congegni, già nel 1968, aveva acceso la fantasia di un numero incalcolabile di spettatori che avevano visto l’affascinante ’2001: Odissea nello spazio’ di Stanley Kubrick. Nel capolavoro del regista americano l’oggetto di chiamava Hal 9000 ed aveva una vita propria, tanto da ribellarsi ai suoi padroni umani fino a tentare di ucciderli
Hal 9000 è stato forse il primo grande sponsor della ‘informatica di largo consumo’, il precursore del sogno umano di poter disporre della macchina perfetta, in grado di pensare, elaborare, dialogare e decidere senza sbagliare mai e, soprattutto, privo della capacità di mentire. Anche nel nome il congegno spaziale era evocativo: Hal in inglese è diminutivo di Henry, ma se si decripta la sigla, modificando le sue lettere di uno in avanti, si ottiene Ibm, che allora era il leader mondiale dei mainframe.
Da allora tutto è cambiato, salvo la logica del profitto. La battaglia epica tra Apple ed il suo sistema operativo e gli Ibm compatibili e Microsoft di Bill Gates va avanti da decenni ed ha visto i protagonisti di questa durissima competizione diventare tra gli uomini più ricchi e potenti del pianeta.
Il vero inprinting di Apple fu prodotto nel 1984, quando Jobs inserì la politica al centro del suo messaggio commerciale. Presentandosi come ‘radical’ e ‘post hippie’, in una America ancora dilaniata dal ricordo della guerra del Vietnam e governata dall’ultra conservatore Ronald Reagan, l’ex ragazzo di Green Bay, Wisconsin, scelse una partita del Super Bowl per promuovere il suo nuovo prodotto dal sistema operativo user-friendly. Mentre milioni di cittadini impazziti negli stadi assistevano allo spettacolo sportivo più importante dell’anno uno spot raccontava la storia inventata da George Orwell nel Grande Fratello ed attaccava il gigante monopolista Ibm. Lo slogan era: “On January 24, Apple Computer will introduce Macintosh. And you’ll see why 1984 won’t be like 1984. In italiano: “Il 24 gennaio Apple Computer presenterà il Macintosh. E vedrete perché il 1984 non sarà come 1984″.
Jobs si vesti coi panni del ‘rivoluzionario’, conquistò i cuori degli intellettuali democratici (liberal e radical) e disse sostanzialmente all’America: “Comprate le mie macchine e sarete moderni”.
Quella incredibile intuizione, forse più importante della funzionalità dell’Os, come si chiama il sistema operativo di Apple, ha permesso alla casa di Cupertino di sviluppare un mercato che tra alti e bassi ha consentito al suo fondatore, secondo la rivista ‘Fortune’, di entrare ta i 25 uomini d’affari più potenti del mondo, staccando ampiamente il suo avversario Gates.
Da molto tempo i prodotti di Apple non sono più così competitivi come una volta, ma restano come allora i più astuti, costosi e curati nei dettagli estetici e forniti di una ottima usabilità . L’inutile mascherato da innovativo è diventato il marchio di fabbrica ed i consumatori cascano nel tranello tranquillamente, per altro convinti di far parte di una élite di privilegiati in possesso dell’apparecchio magico del momento.
In questo fiume di soldi spesi per comperare oggetti di culto, ma si scarsissima usabilità , rientra dopo l’iPhone il nuovo iPad.
Le lunghe file nervose di clienti ansiosi che hanno inseguito iPhone pur di poterlo acquistare subito sono diventate un esercito di individui con a disposizione un coso usato come un banalissimo telefonino, per altro costosissimo. E’ un po’ come vedere quei buffi personaggi che vanno a fare la spesa nel centro di Milano a bordo di un Freelander di Land Rover, 30mila euro spesi per portarsi a casa cicoria e funghi coltivati e non trovare mai spazio per un parcheggio.
iPad non esce dalla tradizione, perchè di questo nuovo super gadget per consumisti dopo la sua presentazione è chiari solo una cosa: non è un computer, non è un telefono, non è una console per i videogiochi. Non è. Può fare da ebook reader, può fare da pc, può fare da iPod, potrà fare da telefono, ma costa quanto la somma di questi apparecchi pesa come il piu pesante di loro, stanca alla lettura come un pc. Insomma sa fartutto ma male. Vuole sembrare tutto, ma non è niente. Però e ‘bello’ e solo questo conta al supermercato delle vanità .
Il problema degli oggetti elettronici non è che siano ‘alla moda’ o ‘superperformanti’, ma per cosa debbono essere utilizzati. E’ del tutto inutile possedere un apparato in grado di fare cose che non si faranno mai, consumare ricchezza sul superfluo, specialmente in un periodo nel quale il pianeta deve imporre profondi ripensamenti sulle strategie di sviluppo.
Un famosissimo guru della cibernetica, Nicolas Negroponte, cervello dell’Mit di Boston, il centro più avanzato al mondo per la ricerca nel campo delle tecnologie, da alcuni anni si è applicato alla costruzione di un portatile da pochi dollari, dando vita al programma “One laptop per child”, “Un laptop per ogni bambino”. Pur con i suoi noti limiti, questa è una direzione dello sviluppo utile all’umanità . Costare meno e durare di più.
Il gap tra Paesi sviluppati e Sud del mondo dovrebbe indurre proprio il ‘target’ di Apple a riflettere sul proprio ruolo, spingendo l’industria a proporre prodotti non solo ecocompatibili (ovvero con un basso tasso di mortalità ), ma anche ‘utili’.
Per gli specialisti, poi, per quelli che insistono nel ritenere alcune macchine migliori di altre nel campo delle applicazioni, vale lo stesso discorso. L’hardware a disposizione oggi è largamente sufficiente per svolgere le operazioni più varie. Velocità dei processori, rapidità di calcolo, qualità delle schede video o audio sono perfettamente in grado di soddifare i bisogni di massa, sia ai bassi livelli che per le funzioni più impegnative.
La stessa cosa potrebbe valere per i software, pensati invece per produrre immensi e spesso ingiustificati ricavi.
Qualunque periferica moderna potrebbe fare quasi tutto. Non c’è motivo di costo o progetto, ad esempio, per cui un lettore di dvd non debba leggere da un hard disk o registrare su una penna usb o che un telefono non possa utilizzare qualunque periferica wireless. Solo la volontà di limitare quello che un prodotto può fare o quello di pianificarne l’obsolescenza forzata possono spiegare come certi oggetti arrivino sui banconi degli ipermercati di elettronica. Infatti si arriva all’assurdo che prodotti di marca e costosi non abbiano funzionalità che i prodotti orientali e supereconomici offrono tranquillamente.
Un esempio è il pacchetto Office di Microsoft, che costa non meno di 196 euro, ma che può tranquillamente essere sostituito da Open Office, totalmente gratuito. E lo stesso vale per i sistemi operativi a costo zero, come Linux.
La nuova ‘proposta commerciale’ di Apple è quindi molto lontana dal presunto ‘spirito’ che lanciò il primo ‘microcomputer’, al di là delle sue funzioni. Ma la ‘tribù’ di Jobs non si darà pace fino a che non l’avrà acquistato. E mentre la maggior parte degli ‘applisti’ continuerà a fare professione di pacifismo e libertà un altro esempio di consumo inutile sta per assalire i mercati arricchendo il già fornito portafogli dei geniacci di Cupertino.


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