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In Inghilterra il suicidio assistito comincia a trovare cittadinanza

Autore: . Data: mercoledì, 27 gennaio 2010Commenti (0)

Una madre che ha aiutato la figlia non è stata ritenuta colpevole di omicidio.

Una vicenda di grande importanza per i diritti civili ha visto protagonista una mamma del Regno Unito. Bridget Kathleen Gilderdale era stata accusata dopo la morte della figlia, Lynn, una ragazzina di 15 anni ammalata di una terribile e rara malattia, l’encefalopatia mialgica.

La giovane adolescente era costretta da una paralisi generale all’immobilità totale e la donna aveva dichiarato pubblicamente di averla aiutata a togliersi la vita. L’accusa aveva chiesto una condanna per omicidio volontario, perché la madre aveva collaborato attivamente al suicidio ed anche procurato a Lynn due fiale di morfina, con le quali la giovane aveva tentato di uccidersi.

Il dosaggio autosomministrato non era stato sufficiente, costringendo la signora Gilderdale a dare alla figlia altre due pillole di anestetico ed a praticarle una endovenosa di aria per indurre un arresto cardiaco.

In tribunale molte testimonianze hanno confermato che era volontà della ragazza morire, inducendo la corte a ritenere la donna non colpevole e condannandola per un reato minore a soli 12 mesi di libertà condizionata.

La signora Gilderdale durante le udienze ha detto che Lynn era costretta dalla gravissima ed incurabile malattia ad una esistenza “incredibilmente triste e isolata” e di aver rispettato la volontà della figlia. Poi aveva aggiunto che era intenzione della famiglia portare la ragazza nella clinica svizzera ‘Dignitas’, nella quale è praticato il suicidio assistito, ma che poi non era stato possibile a causa dei costi per loro irraggiungibili.

La discussione nel Regno Unito sull’argomento dell’eutanasia è molto sentito ed il Parlamento scozzese sta discutendo una legge grazie alla quale i malati terminali ed i cittadini affetti da patologie permanenti potranno decidere liberamente di mettere fine alle loro sofferenze.

La proposta è stata presentata dalla deputata Margo Macdonald, dello Scottish National Party, una forza politica di centro destra e ammalata di Parkinson e da altri suoi colleghi.

La parlamentare è nota per la sua battaglia in favore del suicidio assistito ed ha anche realizzato un famoso documentario in collaborazione con la Bbc sull’argomento e nel quale affermava: “So che le persone con malattie terminali oggi debbono fare un viaggio terribile in Messico per acquistare dosi letali di farmaci per togliersi la vita, tutto a causa delle nostre leggi attuali. Non ho dubbi sul fatto che il nostro sistema giuridico deve cambiare”.

In Italia, invece, l’argomento è praticamente ‘vietato’, mentre centinaia di persone, tra pazienti e familiari, soffrono per un problema che ha il diritto di essere iscritto al più presto nell’agenda politica nazionale, ma non può a causa di una arrogante imposizione di presunti ‘codici’ che per nulla rispettano la dignità dell’individuo.

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