Il peso del regime
Il potere berlusconiano è sempre più aggressivo e l’opposizione non reagisce.
L’Italia sta vivendo uno dei periodi più cupi della propria storia. Il governo non frena la crisi e non solo è cresciuto il numero di poveri, ma le difficoltà stanno travolgendo anche aree delle classi medie.
La macchina pubblica è inefficiente e costosa in tutti i suoi settori, dalla scuola alla sanità , ai trasporti, ai servizi per i cittadini. La corruzione è estesa, ma a rendere ingestibile il sistema è la ‘compiacenza’ grazie alla quale ogni fornitura, acquisto, prestazione per quando riguarda il ‘pubblico’ non rispetta i corretti margini del rapporto prezzo-qualità .
Un solo esempio. Nel bilancio 2007 di una delle istituzioni più ‘corrette’, il Senato, le previsioni assestate per il solo noleggio e manutenzione delle attrezzature informatiche ammontavano a 2.340.000 euro, ovvero una cifra sufficiente per l’acquisto definitivo di oltre 2300 pc attrezzati con tutti le periferiche ed i software possibili ed immaginabili. Mentre nei capitoli del rendiconto 2008, per l’esercizio provvisorio, la sola “acquisizione e aggiornamento dei programmi informatici” toccava l’astronomica cifra di 1.400.000 euro.
Il denaro speso generosamente dalla politica riguarda l’acquisto delle penne e le forniture per gli ospedali, la produzione di inutili manifesti e spot pubblicitari e la manutenzione delle strade, insomma tutto quello che dovrebbe servire per rendere la Repubblica Italiana organizzata, efficiente e solidale quanto la Germania, l’Austria o la Francia. Eppure basta attraversare una frontiera per accorgersi della differenza tra ‘noi’ e gli ‘altri’.
A questo imbarazzante scenario, che consente ad un ceto parassitario contiguo ai partiti di vivere con agio, si debbono aggiungere i ‘grandi interessi’, quelli che coinvolgono l’intera esistenza del Paese.
I diritti, la moralizzazione della vita pubblica, l’affermazione di principi di trasparenza e funzionalità dovrebbero interessare i cittadini, che sono i veri ‘proprietari’ dello Stato, coloro che con le proprie tasse pagano per costuire una società più civile e giusta.
Invece gli italiani sono in gran parte passivi, guardano con scetticismo alla possibilità di cambiare, si esaltano per le parole demagogiche di un presidente del Consiglio che dopo aver promesso la terra e la luna ha come scopo primario quello di salvare se stesso da processi che potrebbero condizionare per sempre le sue immense fortune ed il suo potere.
Da tempo il ‘Palazzo’ discute di ‘riforme istituzionali’ e di ‘riforma della giustizia’. Secondo il premier ed i suoi alleati esiste una ‘persecuzione’ dei magistrati contro di lui ed in generale i giudici hanno messo in crisi la democrazia nazionale quando con le loro inchieste hanno cercato di perseguire i reati di corruzione.
Il regime italiano, che i suoi ras negano esista, è una realtà . I critici di questa tesi affermano che il fatto di potersi esprimere sui media, di poter manifestare, di potersi ‘opporre’ sia il più evidente indicatore di quanta libertà ci sia nel Paese.
Tuttavia, chi ha la reale possibilità di parlare? Migliaia di cittadini perdono il lavoro, finiscono in cassa integrazione, subiscono angherie negli ospedali, sono discriminati o ricattati nelle aziende. Quanti di loro partecipano ai programmi tv da protagonisti e non da ‘ospiti casuali’?
Mercoledì il direttore del Tg1, noto per essere vicinissimo alle posizioni del governo, ha parlato di Bettino Craxi, un politico condannato per finanziamento illecito dei partiti, indagato per bancarotta, responsabile di innumerevoli (anche se non punibili) atti di pessima gestione del potere (nomine discutibili, raccomandazioni, lottizzazione selvaggia).
Ha detto Minzolini che il leader socialista, morto latitante ad Hammamet, fu uno “statista”. Ma quanti sono nel mondo democratico occidentale gli “statisti” fuggiti all’estero perchè condannati dai tribunali dei loro Paesi per reati comuni?
Il regime mediatico moderno indirizza, forma, espone valutazioni che debbono diventare verità . Non arresta i dissidenti perchè non è più necessario, basta non consentire loro l’accesso alla ‘tribuna catodica’, è sufficiente lasciarli in silenzio e così nell’immaginario collettivo saranno visti come degli alieni, ipercritici e bugiardi.
Il direttore del Tg1 nella sua difesa di Craxi ha aggiunto: “E’ di quegli anni (il periodo di Mani Pulite, ndr) il vulnus che alterò i rapporti fra politica e magistratura. Un vulnus che per quasi un ventennio ha fatto cadere governi per inchieste che spesso non hanno portato da nessuna parte e che ha lanciato nell’agone politico i magistrati che ne erano stati protagonisti, che già per questo avrebbero dovuto dimostrare di non essere di parte”.
Peccato sia completamente falso. Le inchieste in questi anni hanno portato a decine di condanne per politici corrotti, mentre allora emerse come moltissimi partiti fossero invischiati in giri di denaro sporco, ricattassero gli imprenditori, avessero trasformato la macchina pubblica in una idrovora che drenava soldi per arricchire funzionari e parlamentari disonesti.
Con la solerzia che nutre i portavoce dei regimi, dal suo studio tappezzato di enciclopedie il direttore del più diffuso tg nazionale ha affermato che Craxi “contribuì, insieme a Reagan e a papa Woityla, a mettere in crisi l’Urss”. Tanto da spingere Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart, a dire: “Senza nulla togliere a Craxi, ma metterlo sullo stesso piano di Papa Wojtyla ci pare davvero eccessivo, un paragone forzato”.
Perchè tanta energia per ‘recuperare’ Craxi? Perchè tanta acredine nei confronti dei magistrati? Perchè discutere tanto di ‘riforme’ istituzionali mentre il Paese è sempre più in difficoltà ?
La risposta è semplice e breve. Sdoganare Craxi significa ‘certificare’ l’invadenza della magistratura negli affari dei politici, mettere una definitiva pietra tombale sulla possibilità di moralizzare lo Stato e contemporaneamente permette di liberare Berlusconi dai fantasmi di processi pericolosi per la sua tenuta. Le riforme, presentate come modernizzazione, serviranno a concentrare ulteriormente il potere nelle mani delle segreterie dei partiti, offrendo al centro destra l’occasione per impossessarsi dei centri vitali della Repubblica, trasformando una democrazia pensata dai Padri costituenti per essere diffusa e bilanciata in un sistema presidenzialista e autoritario.
I Paese oggi ha bisogno prima di tutto di una ‘rivoluzione morale’, che coinvolga i cittadini e li riporti ad essere protagonisti del proprio destino. Ha bisogno anche di misure immediate per proteggere i più deboli, i giovani, i disoccupati, le donne, gli stranieri e le minoranze dalle difficoltà materiali e dalla segregazione sociale.
Lo spettacolo indecoroso di questi mesi, le promesse non mantenute, la totale assenza di una opposizione concreta e organizzata sono elementi seri sui quali riflettere. Eppure anche a chi intuisce i pericoli incombenti manca la forza delle idee e delle strategie. Berlusconi è molto meno pericoloso del berlusconismo e fino a quando non sarà chiaro il regime continuerà a rafforzarsi, coinvolgendo anche chi immagina di non esser coinvolto. Fino a che non ci sarà più spazio per uscire dal tunnel.


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