Il Pd continua a litigare sulle Regionali e sul resto
Un partito nel caos che si avvia alla sconfitta finale.
Bersani tenta di abbassare i toni sul ‘delirio’ pugliese, ma D’Alema e Vendola si azzuffano. Intanto è esploso il caso Umbria, dove l’attuale presidente della Regione, Rita Lorenzetti, è stata bloccata dalla minoranza e Franceschini chiede primarie a gran voce, ma non tanto. I candidati si sprecano, tanto che non se ne trova uno condiviso.
Per Perugia il segretario (pare) appoggi Lamberto Bottini o l’ex sindaco del capoluogo Renato Locchi, perchè potrebbero non essere stoppati dalle altre correnti come è successo per Katiuscia Marini. Bersani ha fretta di chiudere “nelle 3-4 regioni dove i giochi sono ancora aperti”, per poter avviare la campagna elettorale subito, prima del Pdl e per nascondere le risse interne che stanno dilaniando il partito un po’ dovunque.
Bersani non vuole le primarie ed aver ceduto su Lorenzetti, vicina a D’alema, accettandone la non ricandidatura gli sembra sia già un buon tributo pagato alla corrente di Franceschini. Le conseguenze della bocciatura però hanno scatenato l’ira del governatore uscente e polemiche ferocissime e questo peserà il giorno del voto.
In una riunione il segretario nazionale del Pd ha discusso con i vertici umbri per trovare una soluzione, ovvero un nome della maggioranza che convinca la minoranza. Il segretario regionale Bottini potrebbe un candidato, come l’ex sindaco di Perugia Locchi. Fuori gioco Marini perchè vicina a Lorenzetti. Un delirio.
Dario Franceschini, da parte sua ha detto: “La Puglia ha insegnato che le primarie sono il modo migliore per risolvere i problemi” ed ha aggiunto di voler sostenere la scelta del veltroniano Mauro Agostini. Però la sceneggiata serve, come ha detto un altro esponente della corrente di minoranza, ad alzare la posta: “Se si trova un nome condiviso, non ha molto senso insistere sulle primarie”. Insomma, mostrare i muscoli per far vedere di contare.
In Puglia, poi, la sconfitta di Francesco Boccia contro Vendola non è improbabile, mentre il corteggiatissimo ed ondivago Casini starebbe stringendo una alleanza col centro destra in Calabria. Come reagiranno gli elettori pugliesi, che hanno subito un terremoto per garantire l’alleanza con l’Udc, vedendo lo stesso partito appoggiare i berluscones a poche decine di chilometri di distanza?
Per il leader del Pd quale che sia il risultato delle primarie “da lunedì in Puglia parte la campagna elettorale”. L’affermazione sembrerebbe smentire l’ennesima ‘mattana’ circolata in quel di Bari, ovvero l’ipotesi di candidare un ‘indipendente del centrosinistra’ in caso di vittoria di Vendola. Un nuovo coniglio dal cappello del prestigiatore sarebbe troppo.
Il governatore intanto ha attaccato l’ex ministro degli Esteri, che è stato negli ultimi tempi il suo acerrimo avversario e che vuole a tutti i costi allearsi con Casini, illudendosi in quel modo di ottenere un successo alle prossime elezioni. Ha detto Vendola: “D’Alema ha verso di me un eccesso di astio immotivato” e si è beccato una risposta nella quale il suo ‘nemico’ ha elencato gli “errori” politici del presidente della Puglia.
Poi c’è il malanno cosmico del Pd, quello che riguarda la linea generale del partito. Il povero Bersani è stritolato tra chi vorrebbe dialogare con il centro destra sulle ‘riforme’ e chi neppure vuol sentirne parlare. “Mi pare che ora si vedano le riforme che hanno in testa” ha sostenuto il capogruppo Dario Franceschini, lasciando intendere che per la minoranza il Pd deve chiudere la porta in faccia alla maggioranza.
Uno spettacolo desolante, che punirà il partito oltre ogni ragionevole dubbio a marzo, quando i tanti galli in campo si ritroveranno probabilmente senza pollaio.


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