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I disoccupati aumentano e la tv parla d’altro

Autore: . Data: lunedì, 18 gennaio 2010Commenti (0)

Ormai i dati si succedono senza sosta. Adesso anche Bankitalia.

disoccupatiLa disoccupazione in Italia è oltre il 10 per cento, per la precisione al 10,3. La percentuale si riferisce al secondo trimestre del 2009 e non è stata diffusa dei ‘comunisti disfattisti’ evocati da Berlusconi come protagonisti della ‘disinformazione antigovernativa, ‘ ma della Banca d’Italia.

Nel bollettino mensile sull’andamento dell’economia, l’istituto guidato da Mario Draghi non si è limitato a valutare l’estensione del fenomeno disoccupazione, ma ha anche studiato la situazione della cassa integrazione.

“Il tasso di disoccupazione – ha scritto la Banca – nel secondo trimestre del 2009, sarebbe al 10,2 per cento anzichè al 7,4 se ai disoccupati ufficialmente conteggiati si aggiungessero anche i lavoratori in cassa integrazione e le persone scoraggiate, ovvero coloro che non cercano attivamente un impiego pur avendo una probabilità di trovarlo analoga a quella di chi è senza lavoro e alla ricerca di una nuova occupazione”.

La disoccupazione è aumentata in particolare nelle regioni del Nord e del Centro, di 1,4 punti in più nel secondo trimestre, e si attesta al 6,9 per cento. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione è più elevato di 0,7 punti, salito al 12,7.

Nelle regioni del Mezzogiorno, dove storicamente il fenomeno dello scoraggiamento ha un peso significativo, comprendendo tra i disoccupati non solo i lavoratori in cig ma anche gli scoraggiati, nel secondo trimestre 2009 il tasso di disoccupazione è stato stato pari al 17,8 per cento, 5,8 punti in più dell’indicatore calcolato secondo i criteri dell’International labour organization.

Secondo lo studio di Bankitalia il numero di persone in cerca di occupazione è enorme: sono ben 2,6 milioni a fronte dei 2 milioni del secondo trimestre 2008.

La risposta del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, al Bollettino economico della Banca d’Italia è stata sprezzante. Per il rappresentante del governo gli economisti della banca centrale fanno i conti come li fa solo la Cgil, insultando allo stesso tempo sia gli specialisti di via Nazionale che i sindacalisti di Corso d’Italia.

“Sommare, come fanno solo la Cgil e il Servizio studi della Banca d’Italia, i disoccupati veri e propri con i cassintegrati (che sono e restano legati alle rispettive aziende da un rapporto di lavoro solo temporaneamente sospeso) e addirittura con i cosiddetti ‘scoraggiati’ è un’operazione scientificamente scorretta e senza confronto con gli altri Paesi ove ci si attiene all’autorità statistica”, ha spiegato Sacconi in una nota.

Intanto l’argomento disoccupazione è censurato dai telegiornali. Ha scritto Ilvo Diamanti su ‘La Repubblica’: “Se si prendono in considerazione i telegiornali di prima serata delle reti Rai e Mediaset (rapporto dell’Osservatorio di Pavia per Unipolis, dicembre 2009), alla disoccupazione e alle difficoltà economiche delle famiglie, nel periodo fra il 18 ottobre e il 7 novembre 2009, viene dedicato il 7 per delle notizie “ansiogene”. Quelle, cioè, che raccontano fatti e contesti critici. L’anno prima, nello stesso periodo, lo spazio delle notizie riferite ai problemi economici e dell’occupazione sui telegiornali delle reti pubbliche e private era oltre 4 volte superiore: 27 per cento”.

Ecco un altro elemento sul quale si fonda il nuovo ‘regime mediatico’ del berlusconismo. Diamanti fa notare che “il numero delle notizie dedicato dal Tg1 al problema della disoccupazione sia circa un terzo rispetto ad Ard (Germania), un quarto rispetto alla Bbc (Gran Bretagna), un quarto a Tve (Spagna) e, infine, sei volte meno rispetto a France 2. Inutile rammentare il diverso trattamento riservato alla criminalità comune. Di gran lunga l’argomento “ansiogeno” più trattato dalla tivù italiana. In misura nettamente più ampia rispetto al resto d’Europa”.

Perchè stimolare la paura per il “dilagare del crimine” per invocare il ‘pugno di ferro’ (salvo smantellare la magistratura perchè non colpisca gli interessi del palazzo) è utile per aumentare il consenso, mentre parlare di crisi e disoccupazione renderebbe chiara la incapacità del governo nell’affrontare la situazione.

Poi il gioco è semplice: chi non sa non giudica e così si controlla l’opinione pubblica senza fastidi.

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