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Giornalismo depressivo

Autore: . Data: mercoledì, 20 gennaio 2010Commenti (0)

Lo strano caso De Nolac – Borromeo – Il Riformista.

liberta-di-informazioneUna piccola vicenda permette di aprire una finestra spesso chiusa sul giornalismo italiano. E’ quella che riguarda un professionista ‘misterioso’, Pierre De Nolac, Beatrice Borromeo, redattrice de ‘Il fatto quotidiano’ e Luca Mastrantonio de ‘Il Riformista. Più altre fortuite comparse.

I fatti. Sul quotidiano ‘Italia oggi’ un cronista in incognito che si firma De Nolac ha scritto un articolo che riguardava la ex collaboratrice di Santoro ad AnnoZero, nel quale si leggeva: “Treno Frecciarossa, da Milano a Roma, l’altra sera. Prima classe praticamente vuota, con alcuni sparuti passeggeri che possono trascorrere il breve viaggio in santa pace. C’è anche Beatrice Borromeo, che non si fa mancare nulla: un computer, un I-Phone e un cellulare. La conversazione telefonica con un interlocutore alterna parole in italiano e altre in inglese. La tastiera del personal, per tutto il periodo, non regala alcun rumore. La Borromeo, già musa televisiva di Michele Santoro nella trasmissione Annozero, appare riposata. Un problema deve attanagliarla, però: come scendere rapidamente dal convoglio. Un rovello che hanno tutti i viaggiatori. Lei, poi, si trova nel vagone di coda, e così decide, una ventina di minuti prima dell’arrivo nella capitale, di prendere i bagagli e risalire il treno fino alla carrozza di testa. Ma non conosce come funzionano le ferrovie: infatti, al termine del lungo viaggio, quando Frecciarossa si ferma e si aprono le porte, ecco la brutta sorpresa. Sì, perché dopo tutta quella fatica, uscendo dal vagone, si accorge che è alla fine del binario”.

Inutile chiedersi il senso della ‘notizia’, perchè non c’era. Ed anche come mai un quotidiano pubblica cose del genere. Eppure sono innumerevoli i ‘pezzi’ senza significato alcuno che ogni giorno assalgono i lettori italiani. E qualcuno ci guadagna anche, ma è un altro discorso.

Tant’è, Borromeo si è indignata. E lo ha raccontato sul suo giornale. Ecco come: “Che cosa contiene l’articolo? (quello di De Nolac, ndr) Di fatto nulla. Una serie di notizie inventate, ma che ovviamente – ad un lettore avido di gossip di quart’ordine – possono sembrare verosimili. Tutte insieme accreditano l’immagine di una cretina che attraversa tutto il treno al contrario, per sbarcare nel punto più lontano della banchina”.

La giovane cronista, che tra parentesi è una donna (si sarebbe usato lo stesso tono se fosse stata un uomo?) ha poi aggiunto: “Non solo fessa, ma anche molesta, intenta ad armeggiare due telefonini vistosi, fra cui De Nolac nota con grande acume un I-Phone (che io però non ho mai avuto). Rimango stupita. Provo a chiamare il ‘collega’. Mi interessa capire se è stato informato male, se ha deformato qualcosa apposta, o se magari ha scritto solo per caso. La risposta è da premio Pulitzer. De Nolac (inconsapevole di essere registrato) mi spiega: ‘Ah, ah, ah…. non c’ero io, ma c’erano degli amici molto fidati…’. Caspita. Una garanzia. E poi: ‘Hi, hi, hi… è una nota interessante, a me piace mescolare il racconto dei fatti reali e la satira…’. Dunque non è vero nulla. Ha inventato”.

E fin qui la faccenda potrebbe apparire un normale, anche se avvilente, confronto nel trash. Borromeo, però, svela un fatto su De Nolac: “Improvvisamente diventa disponibile, accomodante. Si dice anche pronto a pubblicare notizie che mi possono tornare comode: ‘Diciamo che vanti un credito… Mi passi qualcosa che… no? Che può esserti utile…’. Geniale: ha scritto una balla contro di me, e per rimediare si dice disposto a scrivere un’altra balla, magari contro qualcun altro, per far piacere a me. Questa sì che è deontologia professionale”.

Così si scopre il mercatino delle panzane, un luogo nel quale si scambiano favori in forma di puttanate, tanto a me, tanto a te, tutto al lettore imbecille. Ovviamente la giornalista de ‘Il fatto quotidiano’ è assolutamente incolpevole, ça va sans dire.

Per evitare fraintendimenti Borromeo, alla quale un pessimo maestro deve aver insegnato le investigazioni a perdere, ha registrato la telefonata con De Nolac e l’ha messa in rete (la si può ascoltare qui). Forse tanta precisione avrebbe meritato argomenti meno futili, ma se nessuno ‘segue’ un giovane gli eccessi sono possibili.

La querelle non è passata inosservata ed alcuni siti internet ed ‘Il Giornale’ hanno subito ‘inzuppato il pane’ in questa pagina epica di giornalismo. Lo ha fatto anche per ‘Il Riformista’ Luca Mastrantonio.

Ed è lui che ha toccato il cielo in questa commediola sul giornalismo nostrano. Per introdurre il suo commento ha cominciato così: “Sembra una fiction di Carabinieri, interpretata da attrici tipo Manuela Arcuri (indimenticabile, no?), invece è un’operazione da Stasi. La ex musa bionda di Michele Santoro, ora giornalista a “Il Fatto quotidiano”, Beatrice Borromeo, si è sentita ferita da un boxino su “ItaliaOggi” che riferiva di una sua corsa per scendere dal treno, attraversando le carrozze nel senso opposto di marcia”.

Il collega di De Nolac, anche lui molto attento alla dignità delle donne, ha associato Borromeo a Manuela Arcuri (che per altro non ha nessuna cosa da farsi perdonare), l’ha ridicolizzata per la forse incauta registrazione e chissà perchè l’ha definita “ex musa bionda”. Come se di un uomo, per esempio, fosse descritto in un articolo: “Il saccente trentenne un po’ avvizzito…”.

Mastrantonio ha aggiunto sarcastico: “Una notizia falsa e infamante, secondo la Borromeo, anche perché le viene attribuito il possesso di un i-phone, quando lei non c’è l’ha l’i-phone, come ha chiarito sul blog antefatto.ilcannocchiale.it, per la serie “Deontologia professionale”. In effetti, è una lezione deontologica per tutti. Gli spioni d’Italia, però, non i giornalisti. Perché Beatrice Borromeo ha telefonato e registrato, di nascosto, la conversazione con l’autore dell’articolo di ItaliaOggi, Pierre De Nolac. Conversazione che lei ha pubblicato sul blog. Una vera porcata, visto che tra i due il personaggio pubblico è, semmai, la Borromeo. Lei scrive di sapere che Pierre De Nolac è uno pseudonimo e quindi sa, perché è intelligente, che dalla voce, ora, possono riconoscerlo”.

Come sarebbe “ora possono riconoscerlo”? Ma la responsabilità quando si affermano cose peraltro non vere non si applica ai giornalisti? Anzi, svelare che qualcuno, per troppa fretta e forse scarsa precisione, ha colpito qualcun altro diffondendo una ‘non notizia’ è una “porcata”?

Non contento il cronista de ‘Il Riformista’ ha continuato: “Alla porcata deontologica, si aggiunge il pastrocchio giornalistico. Per dimostrare la sua tesi – non è possibile percorrere un treno al contrario, con buona pace di ‘Azzurro’ di Paolo Conte! – la Borromeo modella, manipola e piega la realtà dei fatti. Basta ascoltare il file audio, per capire i metodi della scolara di Travaglio”.

La giornalista, colpita ancora perchè donna (“modella”), avrebbe secondo l’articolista compiuto una “porcata deontologica” ed un “pastrocchio giornalistico”. Perchè ha reagito quando è stata descritta come una “fessa” che non sa neppure comprendere la direzione di un treno?

E Mastrantonio ha spiegato anche il motivo del suo sdegno: “Nel blog, Beatrice Borromeo sostiene che Pierre De Nolac ‘ha scritto una balla contro di me, e per rimediare si dice disposto a scrivere un’altra balla, magari contro qualcun altro, per far piacere a me. Questa sì che è deontologia professionale’. Ma De Nolac, nella registrazione, parla, alla fine della conversazione, di ‘notizia’, e precedentemente di ‘nota interessante’, raccontata da ‘amici molto fidati’ (non è che tutti hanno materiale dalla questura). Ammette che sì, ‘sono note tra la satira e la descrizione di quello che succede, mischio sempre tutto un po’ tutto… sono un po’ travagliesco’, ma non ritratta mai la notizia (ma si può considerare notizia il senso in cui la Borromeo percorre un treno?) [...] Non si sognerebbe mai, aggiungiamo noi, di scrivere che lei ha un i-phone se è un blackberry. No. Lei allora, suadente, getta l’amo: ‘La prossima volta posso scrivere una bugia su di te?’, De Nolac fa il marpione, ma non abbocca: ‘No…’. Anzi, rilancia: ‘Oppure… mi passi qualcosa che ti può essere utile… qualche cosa che vedi’. Questa, secondo la Borromeo, è invece l’ammissione di aver scritto una balla”.

A questo punto il lettore avrà capito bene la questione. Quello che però va ribadito, oltre il dibattito sulla deontologia, è che lo stato del giornalismo italiano è questo. Che si affronti il ‘caso Beatrice Borromeo’ (usata per colpire altri indirettamente), che si scriva di politica internazionale o cronaca nera. I fatti sono costantemente ‘colorati’ e, come ha detto con sincerità il misterioso De Nolac, “mischiati”.

Ecco svelato, allora, il vero rebus nazionale: nulla cambia mai in Italia ed i media stanno a guardare. Dal buco della serratura.

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