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Francia: proibire il velo alle donne musulmane

Autore: . Data: mercoledì, 27 gennaio 2010Commenti (0)

La situazione transalpina è diversa da quella italiana e non deve essere interpretata come battaglia contro l’Islam.

Il Paese della rivoluzione dell’Illuminismo è di fronte ad una delle pagine più complicate della sua storia recente. Una commissione parlamentare di studio ha ritenuto di voler proporre l’impedimento all’uso al velo per le donne di religione islamica nei luoghi pubblici.

Un deputato comunista della regione di Lione, Andrè Gerin, convinto che l’integrità laica della Repubblica possa essere messa in pericolo dall’espandersi dell’integralismo islamico, il 9 giugno dello scorso anno aveva proposto all’Assemblea Nazionale la costituzione di una “commissione di indagine parlamentare sulla pratica di portare il burqa o il niqab sul territorio nazionale”. Nessuno allora poteva pensare che in pochi mesi il problema sarebbe diventato una bomba ad orologeria. Una sessantina di colleghi lo avevano appoggiato e subito alcuni organi di stampa cominciarono a scatenare un putiferio.

A dare il fuoco alle polveri era stato il 17 giugno ‘le Parisien’, dando il via al dibattito, fino quando il 22 seguente il presidente Sarkozy, davanti a deputati e senatori riuniti, aveva dichiarato: “Il burqa non è più benvenuto sul territorio francese”. Una settimana dopo un presunto comunicato di Al Qaeda minacciò la Francia di rappresaglia e tre giorni più tardi la commissione cominciò a lavorare.

Dopo sei mesi e 200 audizioni si è arrivati ad una soluzione di compromesso e con vistose rotture tra le diverse forze politiche. Il partito socialista si è rifiutato di partecipare al voto finale, chiedendo una sintesi “razionale” per il problema e tenendo conto del rischio di violare l’articolo della Costituzione che permette la libertà di culto. Non è chiaro cosa si deciderà adesso, se si farà una legge o se saranno imposte delle regole amministrative e neppure si comprende dove il velo sarà proibito.

Il dibattito sulla laicità fa parte della tradizione storica francese e le sue articolazioni sono totalmente diverse da quelle italiane. La separazione tra istituzioni religiose e Stato oltre le Alpi è ferrea e nessuna appartenenza di fede può influenzare la vita pubblica.

Contemporaneamente, sebbene abituata da secoli di esperienza, la coesistenza tra etnie diverse sta producendo scossoni. La questione dei magrebini e la separazione di questi ultimi nelle banlieue delle grandi città, le nostre periferie urbane degradate, non riesce a trovare soluzione, così come l’allargarsi di forme di religiosità musulmana più intensa, nutrite in gran parte dalla necessità da parte di gruppi di fedeli, per altro non particolarmente numerosi, di affermare una identità forte all’interno di una società fortemente secolare.

Le donne islamiche, per altro, in gran numero emancipate, guardano al velo come ad una forma di sottomissione della donna. La loro posizione è anche spinta dalle tragiche vicende di Algeria, vissute in Francia come ‘domestiche’, dove nel periodo più cupo della lotta contro l’organizzazione violenta ed integralista Fis (Fronte Islamico di Salvezza), attentati, persecuzioni, omicidi, violenze e mutilazioni hanno colpito le donne che non accettavano di piegarsi alle regole che i militanti di quella formazione imponevano nei territori sotto il loro controllo.

Lo stesso Hassen Chalghoumi, l’imam della moschea di Drancy, nell’area della capitale, e aderente alla Conferenza degli imam, una associazione che lavora per il dialogo interreligioso ed in particolare per la costruzione di vie di confronto tra ebrei e musulmani, aveva definito il velo integrale “una prigione per le donne, uno strumento di dominazione sessista e di reclutamento islamista”.

In Francia non sono presenti le stesse forme di razzismo che stanno invadendo il nostro Paese, anche se il disagio sociale cresce, soprattutto per la crisi e per le sue conseguenze nei campi dell’assistenza sociale e dell’occupazione.

La presidenza Sarkozy è in difficoltà, caduta al 42 per cento dei consensi, contro il 55 di pareri critici. Non disponendo di ricette politiche efficaci per combattere le difficoltà economiche, ‘Sarko’ ha deciso di seguire l’esempio del suo omologo (anche ideologico) italiano Berlusconi e così ha scelto di collegare la crisi con l’immigrazione.

In un recente dibattito in tv ha detto: “Non lascerò la Francia disarmata di fronte al fenomeno degli sbarchi di clandestini sulle nostre spiagge come è accaduto in Italia” ed  aggiunto che il suo governo è pronto a curare e rifocillare i migranti, ma che subito dopo li rimanderà nei Paesi d’origine. “Se non facciamo così, le organizzazioni criminali del mondo intero arriveranno alla conclusione che si può fare sbarcare tutta la povera gente sulla spiagge francesi” ha continuato il presidente, traducendo in francese i temi cari al centro destra italiano ed ha infine concluso: “Pertanto il messaggio è molto chiaro: i rifugiati politici saranno accolti, gli altri saranno rimpatriati”, definendo i traghettatori “gli schiavisti, gli assassini, i trafficanti che sfruttano la miseria umana”.

Il governo francese, quindi, sta utilizzando i timori di fasce specifiche della popolazione nei confronti del pericolo di ‘invasioni’ di migranti facendo ricorso alla stessa strategia che in Italia ha permesso la crescita della destra xenofoba e razzista. Per questo il dibattito sul velo ha trovato spazio per evolversi. In pratica le donne islamiche che ne fanno uso sono una minoranza insignificante, forse 2000 persone su almeno 4 milioni di fedeli (alcune fonti parlano di 6 milioni).

Il leader di Europa-Ecologia e leader del ’68 parigino, Danel Cohn Bendit, ha domandato al ‘Le Mouvement Populaire’ (Ump), il partito di Sarkozy: “E una donna francese che portasse il burqa perderebbe la cittadinanza francese?”.

Il segretario generale dell’Eliseo, Claude Gueant, aveva sostenuto che si potrebbe “immaginare, per esempio, che per ottenere la cittadinanza francese o per accedere ai programmi di integrazione, beh, non si deve portare mai il velo integrale” e il segretario generale dell’Ump, Xavier Bertrand, aveva proposto una legge che vietando l’uso del velo dovrebbe includere “una disposizione chiara e semplice: una persona che indossa il burqa non può acquisire la nazionalità francese”.

Cohn-Bendit, ha ribadito come la maggioranza e il governo vogliono “distogliere l’attenzione” dell’opinione pubblica con questo problema, spiegando che con “l’intero dibattito sull’identità nazionale” si vuole ” tentare di rafforzare” e “collegare l’Ump con la destra e l’estrema destra “. “Questa è la strategia per aumentare i consensi alle elezioni regionali, ma il problema di oggi, per le donne e per gli uomini francesi è la disoccupazione, il degrado ambientale e la definizione di un programma efficace per affrontare entrambe le crisi “.

Gran parte della nostra stampa, non inserendo il problema nel giusto contesto nazionale, ha presentato la questione del burqa assimilandola al dibattito italiano. In realtà si tratta di un fatto politico molto diverso. Anche se una cosa sembra aver influenzato la presidenza d’oltralpe: la demagogia con la quale in Italia si affronta da noi ogni cosa pur di ottenere un risultato elettorale migliore.

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