Equo compenso, iniquo balzello
Nuova ‘trovata’ del governo contro la libertà dei cittadini: tassa sull’elettronica.
Il ministro della cultura Bondi ha firmato un decreto (qui disponibile) che estende l’istituto “dell’equo compenso”, prima pagato solo su cd e Dvd vergini, a tutti i dispositivi di memoria (flashcard), cellulari e personal computer.
Il gettito di questa imposta sarà versato alla Siae, ente deputato da una legge del 1941 alla gestione dei redditi derivanti da diritto d’autore, che nel corso degli anni più recenti è stato commissariato per quasi un decennio ed ha assorbito per il suo funzionamento fino a tre quarti delle sue entrate.
Guido Scorza, avvocato esperto in copyright, ha considerato il decreto Bondi un vantaggio per la Siae: “Dall’equo compenso finora ha ricavato circa 70 milioni di euro. Dal 2010 passerà a circa 300 milioni, secondo stime di Confindustria e Assinform“. Gli aumenti collegati alla nuova misura non verranno pagati dai produttori, ma inseriti nel prezzo di vendita di ogni prodotto, gravando così sui consumatori.
In pratica in cosa consisterà questa nuova operazione di ‘fiscalità creativa’?
Tutti i consumatori pagheranno i presunti danni agli ‘autori’ italiani e derivanti dal fatto che alcuni usano questi supporti per registrarci musica o film sottoposti a copyright, anche se questi comportamenti sono già perseguibili grazie ad apposite leggi.
Per capire ancora meglio è come se chi compra un’auto pagasse 2000 euro in più da subito per eventuali eccessi di velocità futuri.
E’ come abolire la presunzione di innocenza e mandare in galera per 3 mesi tutti i cittadini italiani maggiorenni per compensare l’alta percentuale di reati che non vengono puniti ed è anche un modo di aumentare (e di molto) le entrate fiscali senza che questo risulti dalle statistiche.
Prima del decreto gli italiani pagavano per ogni Dvd vergine 41 centesimi in più (pari a circa il cento per cento del vero costo commerciale), da oggi saranno anche pagati 28,98 euro in più per ogni hard disk usato in un registratore, 2,40 euro per ogni pc dotato di masterizzatore e per ogni flashcard, 9,66 euro per ipod o cellulare con 16Gb di memoria
Questo denaro non verrà utilizzato per accrescere il benessere della collettività, ma sarà gestito da un ente che potrà spenderlo per il suo funzionamento e dividere quello che rimane tra i suoi iscritti, come vuole ed in maniera insindacabile. Per tutelare ‘l’opera dell’ingegno’ anche quando gli apparecchi ‘tassati’ servono a conservare dati personali e di proprietà di innocenti acquirenti.
Euro che usciranno come in passato (ma in misura molto maggiore) dalle tasche degli italiani, i quali hanno il privilegio di vivere in quei 4 paesi Cee su 27 che hanno questo balzello e nel solo che lo applica anche ai personal computer.
Nell’era digitale è come introdurre una nuova odiosa tassa sul macinato ed aumentare il prezzo del pane per poi spenderne il ricavato non per lo stato, ma per i giardini del castello del principe.
Marco Calamari


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