Emma Bonino, la politica double face
Nel Lazio è candidata presidente del Pd, in Lombardia è capolista Radicale (contro il Pd). I Democratici fanno finta di nulla
L’Italia del Pentapartito divenne famosa, tra le altre cose, per le “geometrie variabili” in politica. A partire da quel presupposto trovava giustificazione ogni trasformismo, mentre il debito pubblico e il divario nord-sud crescevano vistosamente.
Chi si sarebbe immaginato, nella strombazzata Seconda Repubblica del pur traballante bipolarismo, che una eminente leader politica potesse candidarsi a Governatrice nel Lazio in quota Pd e capolista in Lombardia a sostegno di un candidato contrapposto al medesimo Pd?
Eppure è successo. E’ successo ad Emma Bonino. Così la versione online dell’Unità ha ricostruito didascalicamente quanto accaduto: “Candidata alla presidenza della Regione Lazio per il centrosinistra. E capolista della Lista Bonino-Pannella in Lombardia, a sostegno di Marco Cappato che lì corre da solo contro il Pd Penati. Emma Bonino è volata a Milano oggi (il 18 gennaio, ndr) per annunciare la novità : la sua candidatura come consigliere regionale nelle province di Milano, Bergamo e Brescia”.
Seguono, nell’articolo, alcuni commenti: “Il Lazio ‘è una regione che richiede un impegno e una dedizione assoluti e non un part-time’, la avverte l’esponente Api (il partito di Rutelli, ndr) Sandro Battisti. ‘Mi auguro che la Bonino voglia riflettere sulla poca opportuna scelta di candidarsi come capolista dei Radicali in altre Regioni, e decida di concentrarsi sul Lazio per affrontare la difficile sfida che ci attende’, le fa sapere Massimiliano Smeriglio, da ‘Sinistra ecologia e libertà ’. Più benigno il Pd Carapella. Ma il messaggio non cambia: ‘La Bonino si concentri sul Lazio, che è una Regione enorme e bisogna avere la forza di girarla tutta: da parte del Pd avrà tutto l’aiuto’”.
Il “benigno” Carapella ha evidenziato involontariamente il tasso di surrealtà di tutta la vicenda. In primo luogo, appare incredibile che il doppio binario percorso senza pudore dall’esponente radicale non abbia suscitato alcuna preoccupata riflessione sulla spregiudicatezza di taluni comportamenti.
Dopodichè non stupisce, in un contesto grottesco, che il partito guidato da Bersani abbia preferito ingoiare un rospo così indigesto per provare a vincere le elezioni nel Lazio, piuttosto che esternare il disagio per quanto accaduto.
Il versante lombardo della vicenda, poi, non risulta meno inquietante. I Radicali, come detto, correranno da soli, mettendo in lista Bonino a sostegno del candidato presidente Marco Cappato. Senonché è bene ricordare che, pochi giorni fa a Milano, il candidato presidente del Pd Penati ha precluso l’alleanza ad alcune forze della sinistra motivando la rottura con la volontà di aprire al centro dell’agone politico. Scoprendo subito dopo che il partito di Casini, l’Udc, aveva già deciso di correre in solitudine e trovandosi poi dinanzi alla scelta, ugualmente solitaria, dei Radicali.
Il teatrino della politica, insomma, continua a riproporsi come tale, nonostante le periodiche riverniciate populistiche e i richiami ipocriti alla “partecipazione popolare”. Su questo assurdo palcoscenico – bisogna proprio riconoscerlo – la riabilitazione postuma di Bettino Craxi si intona alla perfezione.
Paolo Repetto


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