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Colpo di scena: il Pdl ‘sostiene’ Vendola in Puglia

Autore: . Data: sabato, 23 gennaio 2010Commenti (0)

L’eventuale scelta del giornalista Romita potrebbe riaprire la partita di marzo.

In Puglia si è definitivamente aperto un nuovo laboratorio politico nazionale, quello della follia.

Dopo mesi di lotta senza confini tra gli uomini di Massimo D’Alema e Vendola per stabilire l’assetto generale della compagine di centro sinistra la disfatta dei progressisti alle regionali era più che probabile.

Come è noto l’ex ministro degli Esteri vuole a tutti i costi una alleanza con l’Udc, convinto che l’abbraccio con il partito di Casini sia l’unica soluzione per non perdere in malo modo. Pur di raggiungere il risultato è stato fatto di tutto, dalla sceneggiata che ha coinvolto il sindaco di Bari, Michele Emiliano, alle assemblee eretiche, alle notti dei lunghi coltelli.

Infine si è raggiunto l’epico risultato di riproporre tale Francesco Boccia, già sconfitto dal presidente uscente cinque anni fa. Il concorrente ‘democratico’ è un economista relativamente giovane (ha 41 anni), allevato dall’area cattolica ex Margherita e capace di scrivere di se stesso: “Con il Partito Democratico – per il quale mi sono speso in prima persona con Enrico Letta sin dalla sua fondazione – la Puglia mi ha portato in Parlamento nel 2008. Dall’opposizione abbiamo operato quotidianamente per segnalare gli scippi sistematici fatti dal governo al Mezzogiorno e alla Puglia, ma anche per indirizzare il progetto di federalismo fiscale verso un’impostazione più equa nei confronti delle regioni meridionali, che rischiavano di essere sacrificate sull’altare dell’alleanza con la Lega Nord”. Parole completamente prive di fantasia, nel migliore stile del burocratese politico che tanto affascina chi ama i luoghi comuni.

Boccia è anche attento a non aggiungere nulla di rilevante nella sua autopresentazione, perchè debbono avergli insegnato che essere ovvii è il modo migliore per fare carriera. Infatti, descrivendo il suo modo di vedere il Pd, ha scritto: “Un’opposizione non ideologica, dunque, ma propositiva e responsabile. Un’opposizione che, con la guida autorevole di Pierluigi Bersani, vuole farsi alternativa di governo e candidarsi alla guida del Paese e dei territori. La stessa capacità di alternativa che oggi propongo alla mia Puglia, sostenuto da una coalizione, Alleanza per il Sud, in grado davvero di battere la destra e di proseguire nel percorso, faticoso ma straordinario, di costruzione del nostro futuro”.

Per Vendola con un simile concorrente le primarie sono una passeggiata. Per altro gran parte dei militanti del partito non ha digerito la strada scelta da D’Alema e non tollera Boccia. I pugliesi ‘organici’ di sinistra sono affascinati dalla verbosità del governatore uscente, un esperto nell’applicazione della poetica (mediocre) alla comunicazione politica. Basta leggere un paio di paragrafi della sua autobiografia per capire il personaggio: “A casa mia, a Terlizzi, c’erano due grandi ritratti, uno accanto all’altro: Yuri Gagarin e Giovanni XXIII; ai miei genitori venne spontaneo trasformare il nome del santo patrono di Bari, Nicola, in quello dell’allora capo dell’Urss Nikita Kruscev. Già all’asilo tutti mi chiamavano Nichi. La politica, il comunismo, l’ho incontrato con mio padre e mio zio, quando avevo i calzoni corti, tra i braccianti e i vecchi compagni di Terlizzi. Da piccolo mi piaceva disegnare e scrivere, divoravo libri che prendevo in prestito in biblioteca, ma non accadeva lo stesso per la musica, che già allora adoravo, perché non avevo il giradischi”.

La battaglia tra il frigido Boccia ed il menestrello Vendola, le risse che hanno portato alle primarie, la totale incompatibilità tra la strategia dalemiana e quella dei suoi oppositori interni nel Pd sono tutti elementi che, a prescindere dal pur prevedibile esito delle primarie, hanno stancato i cittadini-elettori-semplici del centro sinistra, ormai disillusi e feriti, consapevoli che i partiti di opposizione sono la somma gruppi di potere l’un contro l’altro armati e distanti anni luce dalle cose concrete che rendono la vita nell’Italia berlusconiana insopportabile per chi ha ancora voglia di rimanere lucido ed intellettualmente onesto.

A marzo, quindi, con premesse di questo genere, la sconfitta del centro sinistra (nazionalmente in pezzi) era l’unico esito possibile.

Invece il Pdl ha pensato di metterci lo zampino, pensando di proporre un candidato da ‘Mille e una notte’, il conduttore del Tg1 Attilio Romita, uno che mette il vestito della domenica anche il lunedì.

Il giornalista è un singolare personaggio, il prototipo del vuoto pneumatico trasversale della politica italiana.

Barese, vagamente di destra da giovane (ma neppure convinto, perchè all’inizio degli anni settanta prediligeva la banalità goliardiaca della provincia meridionale alle elaborazioni ideologiche dei fascisti del tempo), poi vicino per ‘motivi concreti’ a Rino Formica (uno dei colonnelli di Craxi) è diventato giornalista facendo il praticante in un piccolo giornale, ‘Puglia’, che per misteri mai svelati nessuno leggeva, ma che ha sfornato un numero non irrilevante di professionisti.

In una sua ‘biografia’ pubblicata sul sito di ‘Rai Vaticano’ (sic) la misteriosa influenza dell’inconscio svela come esistano nell’azienda pubblica radiotelevisiva territori comuni tra dire e fare. Si legge nella memorabile ricostruzione: “Inizialmente è lo sport il settore privilegiato, fino quando avviene il passo decisivo: Romita entra nella redazione della sede Rai di Bari e passa alla politica interna. “L’ingresso in un’azienda del prestigio e delle dimensioni della Rai ha rappresentato certamente una svolta, ma poi ho sempre cercato di trasferirmi a Roma, perché la vita del giornalista in una sede regionale per me non era sufficientemente stimolante”. Il distacco dalla Puglia avviene nel 1990, destinazione il Gr1 diretto da Luca Giurato e da Livio Zanetti. “Mi ricordo che Rino Formica, il leader socialista, mi ripeteva sempre che un uomo che recide le sue radici e le dimentica non può essere felice. In tutti questi anni penso di aver sempre tenuto fede a tale principio, perché ho cercato di conservare, a dispetto della distanza fisica, un rapporto con la mia Puglia. Allora fu comunque il desiderio di esercitare il mestiere di giornalista con il massimo delle potenzialità a prevalere e a portarmi fino a Roma”. Insomma, persino le associazioni tra i ricordi e le persone (Formica) rivelano l’elaborazione del sè del teleconduttore.

In seguito Romita è diventato un sostenitore di Forza Italia, facendo carriera e fino ad arrivare alla possibile candidatura alle regionali di marzo. Lo hanno informato su come funziona la pubblica amministrazione? Ovviamente no, ma Vendola quando fu eletto era nella stessa situazione perchè in Italia non è importante essere ‘competenti’.

Il candidato Romita perderà senza scampo, perchè il suo spessore è legato al gossip che circonda i presunti ‘vip catodici’, ma è del tutto sconosciuto ai cittadini. La Puglia è una regione complessa, dove gruppi di potere consolidati si scontrano da anni per ogni fettina di potere. I veri ‘capi’ locali non saranno mai in grado di trovare un accordo su un catapultato da Roma, inesperto e più abituato alle navigazioni per i corridoi di Saxa Rubra che alle faide furiose tra i clan locali.

Così il cerchio del ‘laboratorio pugliese’ si stringe intorno all’unico denominatore comune che collega i due schieramento: il valore assoluto della follia nelle decisioni da prendere.

La Puglia è in una crisi molto grave, il suo tessuto sociale si va decomponendo e le vicende Tarantini ne sono solo un piccolo esempio. I cittadini di quella regione hanno bisogno di proposte serie, di schieramenti omogenei, di programmi ragionevoli.

Centro destra e centro sinistra invece si intrattengono nella lettura di surreali copioni da avanspettacolo e, se Romita dovesse spuntarla, si assisterebbe alla più strampalata delle soluzioni.

D’Alema col suo agire stava regalando la regione al centro destra, che per tutta risposta e con la vittoria in mano si è inventato l’unico candidato in grado di lasciare Vendola al suo posto. Fantastico.

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