Bettino Craxi, il latitante
L’Italia che dimentica, da Mussolini al leader socialista.
In questi giorni la politica italiana ricorda il segretario del Psi, morto il 19 gennaio del 2000 ad Hammamet in Tunisia, dove era fuggito per evitare di essere arrestato, processato e per non andare in carcere dopo essere stato condannato ad oltre dieci anni di carcere.
Le celebrazioni previste per il giorno della sua morte, l’intenzione del sindaco di Milano, Letizia Moratti, di intitolargli una strada, la prevista ‘attenzione’ del presidente della Repubblica, Giorgio Naplitano, per la ricorrenza e il quasi plebiscitario ‘buon ricordo’ del mondo politico per la sorte del latitante ‘caduto in esilio’ sono un avvilente esempio del cinismo italiano.
Lo stesso che ha portato a ‘ricordare con pacatezza’ il criminale Benito Mussolini, responsabile di venti anni di dittatura fascista, della persecuzione di oltre sedicimila oppositori, della condanna di 4596 cittadini per complessivi 27. 735 anni di carcere, della fucilazione di 31antifascisti, di aver commissionato omicidi e feroci aggressioni ne corso delle quali furono uccisi Amendola, Matteotti, Gobetti, Don Minzoni, Gramsci, Rosselli e colpevole della segregazione di ebrei, zingari e omosessuali. Mussolini, colui che ha scatenato con il suo ‘allievo’ e alleato Adolf Hitler la Seconda guerra mondiale, nella quale morirono 55 milioni di persone, tra le quali 40 milioni di europei.
Craxi non fu solo responsabile dei propri reati, ma contribuì alla degenerazione del sistema politico italiano. Durante gli anni della sua leadership inventò un meccanismo in base al quale il suo partito, il Psi, che disponeva di percentuali inferiori al 14 per cento di voti, diventava condizionante per tutto, perchè minacciava costantemente di mettere in crisi le alleanze alle quali partecipava pur di ottenere nuovi posti di governo e sottogoverno.
Un altro importante esponente socialista, Rino Formica, definì l’Assemblea nazionale del Partito dell’era craxiana una “corte di nani e ballerine”, perchè nel periodo in cui fu segretario, il ‘latitante’ si circondava di personaggi discutibili, di affaristi e di ragazze senza qualità, che poi insieme ai suoi collaboratori inseriva tra i dirigenti del Psi, faceva lavorare in qualunque azienda pubblica, ‘lottizzava’ a piene mani e senza alcuno scrupolo morale.
Le degenerazioni del craxismo portarono Enrico Berlinguer, molti anni prima di ‘Mani Pulite’, a dichiarare il 28 luglio 1981: “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del Paese e la tenuta del regime democratico”.
Craxi ed i suoi alleati, nel Psi e degli altri partiti, lasciarono che il sistema delle tangenti esplodesse in Italia come mai era avvenuto prima, mentre dal 1983 al 1987 il debito pubblico passò da 234 a 522 miliardi di euro (dati valuta 2006) e il rapporto fra debito pubblico e Pil passò dal 70 per cento al 90, devastando l’economia nazionale con conseguenze che si sono trascinate fino ad oggi.
Sempre durante il regno craxiano le regole etiche in politica cambiarono, rendendo la già ossessiva voracità dei partiti in un incontrollabile macchina ‘piazza persone’, un ufficio di collocamento per raccomandati che è ancora la regola nel Paese.
I concorsi pubblici o le assunzioni, i finanziamenti, le autorizzazioni per ogni cosa divennero direttamente collegate all’appartenenza e se si era ‘indipendenti’ o peggio ‘critici del craxismo’ si era tagliati fuori da tutto senza scampo.
Si racconta di episodi surreali nella Rai, dove nelle strutture sotto controllo socialista (Raidue) i funzionari e collaboratori non socialisti si ‘confessavano’ tra loro l’infedeltà ‘ai padroni’ a bassa voce nelle toilettes della direzione generale di viale Mazzini, terrorizzati dalla possibilità di essere scoperti e cacciati via.
Ieri sera la tv pubblica ha mandato in onda in prima serata su Raidue uno speciale su leader socialista realizzato dal pur bravo Giovanni Minoli. Peccato che il direttore di Rai Educational abbia risposto a Sabelli Fioretti (che gli diceva in una recente intervista: “Eri realmente craxiano. Facesti realmente uno spot propagandistico per Craxi”) in modo inequivocabile: “Lo rifarei tutta la vita. Misi la mia faccia. Non feci come fanno tutti quando fanno gli spot a chiunque facendo finta che sia informazione…”.
Le ‘riabilitazioni’ sono in molti casi riconoscimenti dovuti a chi ha dovuto subire emarginazioni, condanne ed ostracismi a causa del proprio pensiero indipendente, ma nel nostro Paese da alcuni anni sono diventate un alibi per giustificare la fondazione del un nuovo regime, diverso da quello fascista, ma altrettanto pericoloso, quello del berlusconismo.
Il definire “grande statista” Craxi, un latitante pluricondannato per corruzione o sostenere, come fece Gianfranco Fini nel 1994 in un’intervista a ‘La Stampa’, che “Mussolini è stato il più grande statista del secolo” non sarebbe pensabile in altre democrazie europee e serve per giustificare la presenza di ex fascisti o indagati nell’attuale governo del Paese.
Vanno ricordate le parole del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che facendo gli auguri di buone feste nella caserma Vannucci della Folgore a Livorno ha reso omaggio alla X Mas definita “L’indimenticata Decima Mas”, un corpo militare che con i nazisti si rese responsabile di orrendi delitti durante la Seconda guerra mondiale.
Il suo capo, Julio Valerio Borghese, fu processato nel 1948 perchè accusato di aver compiuto “continue e feroci azioni di rastrellamento di partigiani e di elementi antifascisti, talvolta in stretta collaborazione con le forze armate germaniche, azioni che si concludevano di solito con la cattura, le sevizie efferate, la deportazione e l’uccisione degli arrestati, e tutto ciò sempre allo scopo di contribuire a rendere tranquille le retrovie del nemico, in modo che questi più agevolmente potesse contrastare il passo agli eserciti liberatori”.
I giovani italiani nulla sanno degli anni torbidi del craxismo, i crimini del fascismo sono seppelliti nel silenzio ed intanto si cerca di intitolare strade a chi si è reso responsabile di gravi reati. Nessun italiano si sente ‘personalmente’ responsabile per la tragedia della Seconda guerra mondiale.
La ‘rivoluzione culturale’ del berlusconismo è in pieno svolgimento e non sembra preoccupare neppure la fatiscente opposizione, se l’ex segretario del Pd, Veltroni, ha potuto dire senza pudore a ‘Il Corriere della Sera’ che Craxi “interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando”.
I riflessi di quella capacità di ‘cambiamento’ si vedono oggi con chiarezza e non c’è motivo per esserne lieti.


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