Bertolaso l’antiamericano
Ad Haiti il capo della Protezione civile vede quello che sfugge ai Tg. E litiga con gli Usa.
Il supereroe delle sciagure, il sottosegretario più amato da Berlusconi, Guido Bertolaso, mandato nell’isola caraibica colpita dal terribile terremoto si è accorto che qualcosa nella macchina dei soccorsi non funziona. E non solo.
Ha detto il capo della Protezione civile: “Vorrei solo far notare che l’esercito americano non ha alcun ruolo di leadership, che spetta piuttosto all’Onu”, rilevando prima di tutto che la presenza militare di Washington, dopo un accordo fatto con il presidente René Preval, ha di fatto sostituito la missione Onu Minustah (Missions des Nationes Unies pour Stabilisation en Haïti), incaricata dal Consiglio di sicurezza nel 2004 di mantenere l’ordine e la legge nel Paese e di proteggere il personale internazionale impegnato in progetti umanitari.
Bertolaso poi ha aggiunto: “Si assiste a una fiera della vanità, si viene qua con l’ansia di far bella figura davanti alle telecamere, si sventolano le bandiere, ma non c’è uno che dice lavorate e poi andate davanti alle telecamere e prendete la medaglietta”, mentre il presidente di Haiti ed il suo governo “non sanno nulla di quello che accade, e insomma c’è netta la sensazione che siano stati emarginati”.
Subito dopo il sisma sono arrivati a Port au Prince, la capitale, un certo numero di giornalisti RAi. Non è chiaro quanti, ma ogni rete ha mandato il suo, si suppone con operatori e tecnici al seguito. Un plotone di persone che tra l’altro mangia e consuma alimenti lì dove la popolazione civile è allo stremo. Il motivo che ha spinto la tv pubblica a spedire tanta gente e non un solo reporter, così da non aggravare ulteriormente la già difficile situazione, è ignoto, ma più grave è che fino alle parole del sottosegretario il problema sia stato del tutto ignorato dai valenti inviati speciali.
Eppure il governo francese e quello brasiliano avevano già protestato con gli Usa, che si sarebbero impadroniti dell’aeroporto, gestendo il traffico aereo a modo loro. Il vicepresidente della Bolivia, Álvaro García Linera, aveva anche lui attaccato Washington per il massiccio invio di militari: “Temo che Haiti si converta nell’ennesima base militare latinoamericana degli Stati Uniti”, erano state le sue parole, condivise anche dai governi di Venezuela e Nicaragua.
Linera aveva spiegato: “Credo che gli Usa si stiano approfittando della terribile disgrazia del popolo fratello per imporre una presenza militare permanente, in una strategia di militarizzazione e di controllo del continente. Qualsiasi tipo di presenza militare non è necessaria, bensì è una prepotenza e un’aggressione al popolo haitiano”.
Bertolaso, infine, durante una ‘diretta’ della Rai dall’isola e condotta da Lucia Annunziata, volata anche lei laggiù immediatamente per misteriose esigenze di cronaca, ha fatto anche una proposta ‘indecente’ per il governo statunitense: “Si faccia un vertice internazionale, a livello dell’Onu, per stabilire come gestire questo tipo di emergenze nel mondo”.
L’attività verbale del nostro ‘supereroe’ non è piaciuta al segretario di Stato degli Usa, Hillary Clinton, che ha reagito: “Queste polemiche mi sembrano come quelle che si fanno il lunedì mattina sulle partite” e poi ha concluso: “C’è un grande impegno internazionale per portare gli aiuti ad Haiti”, ma “non è possibile farlo senza un supporto militare”, ha tuonato il ministro degli Esteri di Obama.
Patetico l’atteggiamento della Farnesina, che ha smentito un sottosegretario dello stesso esecutivo. Ha reso noto Frattini: “Il governo italiano non si riconosce in alcune delle dichiarazioni” su Haiti, riferendosi a quelle di Bertolaso sul ruolo degli Usa e delle organizzazioni internazionali.
La polemica non è di poco conto, ma oltre ad investire la penosa operazione internazionale di aiuti agli haitiani, che a diversi giorni dalla tragedia continuano a non ricevere aiuti adeguati ed assistenza, riguarda il giornalismo radiotelevisivo pubblico.
Le cose viste dal capo della Protezione civile erano sfuggite per giorni ai reporter nazionali, così come non è si è spiegato a sufficienza che non è stato il terremoto in quanto tale a provocare la strage di almeno centomila civili, ma una urbanizzazione folle, basata sulle speculazioni e sulle truffe prodotte per decenni da dittature che trovavano la propria forza proprio nell’appoggio del governo di Washington, impegnato nel mantenere ad Haiti una presenza in grado di controllare l’area e la vicina e temutissima Cuba di Fidel Castro.
Adesso la corsa alla ricostruzione, il fiume di denaro che sta per arrivare a Port au Prince per ‘salvare’ il popolo haitiano dimenticato per decenni, diventerà una nuova occasione per fare lucrosi affari sulla sciagura di un popolo che non riesce a vedersi riconosiuta la libertà e l’indipendenza. Ed anche su questo gli inviati speciali tacciono, come è accaduto in passato e per situazioni analoghe.
Infine, per la saga della tv pubblica l’ultima stranezza. L’arrivo di Bertolaso ad Haiti sarebbe stato ‘bucato’ dalle telecamere del Tg1, ma non da quelle del Tg2. Così la corazzata diretta dal Minzolini ha dovuto utilizzare le immagini del concorrente Sky. Per il telegiornale della seconda rete, invece, tutto bene, il prodotto aziendale era disponibile. E meno male che a Port au Prince gli inviati italiani non mancano.


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