Ancora tentati suicidi nelle carceri
La situazione è al limite e nessuno fa nulla.
Il Segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, ha dichiarato ieri: “Due tentati suicidi nel giro di 48 ore, entrambi sventati all’ultimo istante dal personale della polizia penitenziaria tratteggiano una situazione che non è più possibile far finta di ignorare o, peggio, sottovalutare. A questo punto l’Amministrazione Penitenziaria ai vari livelli deve intervenire per porre argine ad una dilagante deriva autosoppressiva che si registra tra gli internati della Casa di Reclusione di Sulmona. Dall’inizio dell’anno, è bene sottolineare, in quel carcere si sono registrati tre tentati suicidi e un suicidio”.
Nel primo tentativo, avvenuto nella giornata di sabato (mentre era corso una visita della parlamentare radicale Rita Bernardini), un detenuto aveva tentato di impiccarsi e poi di darsi fuoco. Nel secondo, domenica, un altro carcerato ha cercato di suicidarsi impiccandosi con i lacci delle scarpe.
Per tutti e due il tempestivo intervento della polizia penitenziaria ha scongiurato esiti drammatici.
“E’ da tempo che la Uil sostiene che a Sulmona bisogna intervenire, tanto da aver organizzato una serie di manifestazioni di proteste. E’ del tutto evidente che gli ambienti destinati a Casa di Lavoro non presentino le caratteristiche proprie per ospitare gli internati che, di fatto, scontano una impropria detenzione ordinaria. Per questo pensare ad una delocalizzazione in altra struttura della Casa di Lavoro ci pare inevitabile. Analogamente la struttura ricavata per i soggetti con gravi problemi psichici non garantisce le peculiarità che deve avere una struttura sanitaria”, ha aggiunto Sarno.
Il sindacalista, descrivendo lo stato del personale di custodia ha spiegato che “a Sulmona sono presenti circa 200 unità a fronte delle 340 previste”.
Anche gli innumerevoli atti di violenza, ha concluso Sarno, “perpetrati dai detenuti e dagli internati in danno del personale penitenziario, alimentano e ampliano le forti tensioni già esistenti per un notevole sovraffollamento del penitenziario. Sulmona potrebbe ospitare al massimo 235 detenuti e 50 internati, invece oggi si contano 326 detenuti (circa 300 i tossicodipendenti) e ben 170 internati di cui 150 con gravi patologie psichiche”.
Ai cittadini italiani le forze politiche non spiegano che i diritti civili dei detenuti sono un segno di civiltà di una democrazia. La continua propaganda del ‘pugno di ferro’, contraddetta dalle proposte legislative che per salvare il premier dai processi a suo carico rischiano di mettere al tappeto la magistratura, ha confuso l’opinione pubblica.
Il valore ‘rieducativo’ della pena non è più un motivo di riflessione tra gli italiani, che poco informati sulla realtà dei fatti auspicano misure ‘dure’ e vogliono la ‘certezza della pena’. senza sapere che la gran parte dei detenuti è ristretto in attesa di giudizio e per reati spesso minimi.
Il dramma dei penitenziari italiani, non solo per quello di Sulmona, non riesce a diventare un tema del dibattito nazionale ed in questo non è piccola la responsabilità di una fetta dell’opposizione che non è sufficientemente sensibile ai diritti dei cittadini.


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