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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Un 2010 non solo di parole

Autore: . Data: giovedì, 31 dicembre 2009Commenti (0)

Vi invitiamo a non essere solo tifosi.

logoCari lettori e sostenitori di InviatoSpeciale,

il 2009 se ne va col suo carico di follia. Decine di milioni di cittadini italiani sono inseguiti da problemi di ogni tipo, la crisi non ha ancora finito di mordere e secondo alcuni analisti i primi mesi del prossimo anno saranno durissimi.

Ai meno condizionati dall’informazione è ormai chiaro che in Italia esiste un regime. Non si tratta di una spietata dittatura, ma di un meccanismo mediatico che nutre i cittadini di propaganda e disvalori. Intanto la stanza dei bottoni è occupata da presunti ‘rappresentanti del popolo’, che vivono per difendere privilegi medioevali, rendite di posizione, interessi di famiglia o personali.

A capo della maggioranza c’è un uomo che possiede o controlla le maggiori televisioni del Paese, il mercato pubblicitario, la più forte casa editrice e poi una banca, assicurazioni, società di servizi, imprese di costruzioni, società di consulenza. E’ un imperatore non incoronato, diventato il messia per milioni di italiani confusi e senza conoscenze precise sullo stato gravissimo nel quale versa il Paese.

All’opposizione ci sono degli sfaccendati per nulla in grado di proporre un modello sociale egualitario e progressista, grazie al quale i poveri, le persone in difficoltà, gli stranieri, le donne, i giovani e tutti gli intelligenti onesti possano trovare chances e dignità.

La stampa è ginocchio, divisa tra scrivani fedeli al ‘Capo’ e scrivani che lo contrastano, ma tutti comunque appassionatamente interessati a curare le tirature ed a nascondere l’Italia che sopravvive in silenzio, quella di chi fa fatica non solo ad arrivare alla fine del mese, ma che è restata senza sogni, immaginazione e fantasia.

Il razzismo, un moralismo bigotto o retrogrado, l’integralismo xenofobo, una visione provinciale dell’esistenza, gli interessi individuali dilagano e rendono ogni giorno di più l’Italia un luogo inguardabile e lontano dal resto di un’Europa anch’essa in difficoltà.

E nulla sembra funzionare più, a dispetto delle roboanti pubblicità politiche e commerciali. Treni che si fermano se fa freddo, aerei che non volano se piove, uffici postali sommersi da code chilometriche, autobus mai puntuali, frane omicide, burocrazia esasperante, prezzi incredibili, nevrosi galoppanti e nessun rispetto per l’ambiente sono diventati i ‘normali’ contorni del paesaggio quotidiano e non indignano più, perchè la rassegnazione è l’unico sentimento condiviso da tutti gli italiani. Anche tra i berlusconiani in adorazione del ‘Capo’, ma vessati come gli altri.

Si tratta di una visione ‘pessimistica’ del nostro Paese? Sono le parole di ‘disfattisti’ che ‘distruggono l’immagine italiana nel mondo’?

Chi lo sostiene forse non aspetta i saldi, non cerca un pacco di rigatoni e meno di 60 centesimi (1200 delle vecchie lire), non spiega perchè delle scarpe di gomma fatte a macchina in qualche Paese lontano debbano costare anche 150 euro al paio (più dell’intero stipendio mensile di chi le fabbrica in Asia).

Noi di InviatoSpeciale cerchiamo di raccontare questo Paese. Lavoriamo (come qualcun altro) per limitare lo strapotere di demagoghi che stanno radendo al suolo l’Italia.

Il deserto informativo nazionale ha rinchiuso troppi italiani nei blog, nei social network, nel villaggio virtuale della Rete. E’ un pericolo. La democrazia ha bisogno di gesti ed azioni concrete.

Il volontariato da anni si impegna per aiutare chi muore di fame o malattie in Africa, i bambini orfani dell’Asia, le vittime del narcotraffico in Sudamerica, ma la gravità della situazione italiana adesso deve impegnare i cittadini ad interessarsi delle nostre vicende nazionali.

Il primo dei diritti è quello alla conoscenza. Senza sapere non si può scegliere, decidere, votare consapevolmente. Noi di The GlobalvillageVoice vogliamo costruire una associazione di cittadini di idee diverse, con culture diverse, che non pensano di imporre ad altri le proprie convinzioni, ma che semplicemente comprendono che è arrivato il momento di far sentire la propria voce.

Per dire a chi definisce ‘celtico-padano’, a chi è ‘felice perchè Silvio c’è’, a chi invece di guardare al futuro ricorda un passato defunto, alla sinistra senza cultura ed identità che adesso si deve riprendere a parlare, a spiegare agli altri. Nelle scuole, casa per casa, strada per strada, paesino per paesino, perchè che c’è chi sta ingannando un popolo intero.

InviatoSpeciale non è solo un giornale, non è un oggetto che si ferma sullo schermo impersonale di un computer. E’ il tentativo di costruire un sistema informativo fatto dai cittadini, che non si limitano a leggere o a raccontare, ma che vogliono anche esistere nel mondo reale.

Noi vi chiediamo pensarci, perchè la partecipazione della società civile è la sola strada per uscire dal regime e per costruire il progresso. E’ indispensabile abbandonare l’abitudine ad essere tifosi che guardano, criticano e rimangono immobili.

In questi mesi in tanti hanno dato vita vita a movimenti, dibattiti, discussioni su Facebook, nei blog, in rete. Noi abbiamo una domanda: ma se quelle centinaia di migliaia di esseri umani ‘veri’, invece di ‘commentare’ in tre minuti frasette non sempre profondissime sui social network avessero donato un paio di ore del proprio tempo ed una sola giacca a vento o un giocattolo a testa a chi vive ai margini, agli stranieri senza permesso di soggiorno, a bimbi romanì oggi forse non meno di trecentomila persone avrebbero ricevuto un segno tangibile di integrazione, milioni di italiani avrebbero ‘dovuto’ prenderne atto, decine di milioni di lettori avrebbero ‘dovuto’ saperlo per la dimensione dell’evento. Il chiacchiericcio tra ‘Natale bianco’ o Natale a colori’ sarebbe diventato un colossale gesto di contrasto al razzismo e un passo avanti sarebbe stato fatto.

A noi di InviatoSpeciale piacerebbe non solo raccontare questa Italia, ma inventare un sistema per far coincidere la battaglia per la difesa dei diritti civili con quella per la libertà di informazione. Potremo farlo insieme se riceveremo aiuto, consenso e saremo in grado di inventare con chi ne ha voglia ‘esempi concreti di democrazia reale’.

Per questi motivi, mentre il 2009 finisce, chiediamo a voi lettori di diventare cittadini, di lavorare con con noi per costruire un modello di partecipazione politica che sia un esempio di democrazia, di integrazione, di trasparenza e di concretezza.

The GlobalvillageVoice ha questo obiettivo, che crediamo debba superare i muri delle diffidenze e delle differenze per restituire agli italiani narcotizzati dalla propaganda dei partiti le opportunità per sentirsi utili, per tornare ad avere voce.

Vi chiediamo di scriverci, di iscrivervi alla nostra associazione, di inventare tutti insieme iniziative reali. Vi chiediamo di lasciare schermi e tastiere e di tornare per le strade a parlare ed a raccontare l’Italia che non si vede più.

Vi chiediamo di sostenerci e di partecipare. Il 2010 sarà un anno cruciale e ci sono mille cose da fare.

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