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Torna la strategia della tensione

Autore: . Data: giovedì, 17 dicembre 2009Commenti (0)

L’unica cosa ‘puntuale’ in Italia sembra riaffacciarsi alle cronache. Una bomba alla Bocconi ed una in un Cie. Chi agita le acque stavolta?

pauraDa 40 anni a questa parte ogni volta che nel Paese si apre una fase politicamente difficile arrivano le bombe. La notte tra il 15 ed il 16, intorno alle 3, un ordigno è esploso all’interno dell’Università Bocconi di Milano. Nel frattempo un altro contenuto in una busta arrivava al Centro di identificazione ed espulsione di Gradica d’Isonzo.

Dalle prime informazioni frammentarie, per Milano si sarebbe trattato di un pacco bomba contenente un timer, ma esploso solo parzialmente, mentre a Gradisca sarebbe arrivato un portamonete contenuto in una busta, probabilmente spedita dalla provincia di Milano.

Nel caso del Cie il direttore, una volta aperto il piccolo pacco, si sarebbe accorto dell’innesco ed avrebbe lanciato lontano il portamonete salvandosi dall’eplosione.

Le attribuzioni sono misteriose. Per la Bocconi un volantino firmato dalla ‘Federazione anarchica informale’ (Fai) – ‘Sorelle della libertà’ e dal ‘Nucleo Maurizio Morales’ -  è stato consegnato al quotidiano ‘Libero’, notoriamente sostenitore del centro destra, mentre per Gradisca lo stesso documento si attribuisce l’azione svolta in Friuli. Le indagini, pur definite a tutto campo, sarebbero orientate verso gruppi cosiddetti anarchico-insurrezionalisti.

La sincronia dei due episodi ed il baricentro milanese lasciano però perplessi. Il Fai, scomparso dalla circolazione da anni, in vecchi comunicati aveva sostenuto, riferendosi alle proprie azioni terroristiche, che “utilizzano tecniche, tempi e modalità volti ad escludere la possibilità di danneggiare innocenti”.

Sia nel caso della Bocconi che in quello del Cie c’è da rilevare che non si stratta di dilettanti allo sbaraglio. Per ‘inesperti’  non è facile trovare due chili di diamite e tantomeno è semplice, per quanto riguarda Gradisca, confezionare una busta eplosiva.

C’è da sperare che si tratti di episodi isolati, ma l’esperienza richiama alla memoria antiche strategie (delle quali non si sono mai individuati i mandanti) tendenti a favorire la crescita della tensione nel Paese ogni volta che il quadro politico diventa incerto.

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