Oggi il ‘No-B day’. Domani non si sa
La manifestazione romana appare senza sbocchi.
Oggi è la giornata della manifestazione ‘autoconvocata’ grazie alla ‘rete’: il ‘No-B day”. Mentre una gran numero di govani e meno giovani, appassioniati e decisamente velleitari, ha deciso di riunirsi a Roma per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio, lo spettacolo dei politici di ‘professione’ è scandaloso.
L’Italia dei valori si promuove propagandando l’iniziativa, Prc e Pdc, da poco federati, si mostrano entusiati, il Pd è come al solito nella palude e Claudio Fava, della precocemente naufragata Sinistra e libertà , annunciando che ci sarà anche lui, ha spiegato con cosa sta accadendo: “Saremo in piazza per due buone ragioni: per ridare forza all’opposizione contro un governo che ha svuotato la nostra democrazia e per appoggiare la rete civile, il Paese che ha la schiena diritta, quelli capaci di darsi da fare”.
Fava, però, ha anche mostrato il deserto nel quale annaspa la politica. Rimarcando di essere “contento che nessun partito sia riuscito a mettere il cappello alla manifestazione nata sulla rete” ha aggiunto: “Di Pietro ci ha provato, ci prova sempre. C’ è un suo lato molto egoista nell’accostare il suo nome alle battaglie. Io sono più per la cultura del Noi. Pensiamo alla lotta alla mafia: se fosse stata l’espressione di uno, sarebbe stata una battaglia di testimonianza, il piacere di contemplarsi allo specchio. Invece è stata una battaglia vincente perchè è stata di comunità ”.
Poi, affrontando le incertezze del Partito democratico, l’esponente di Sl ha concluso: “Il Pd purtroppo continua a portarsi dietro la zavorra delle sue contraddizioni. Stimo Bersani, ma purtroppo anche stavolta si è ripetuto un vezzo veltroniano, quel partecipo ma non lo dico, che abbiamo visto spesso negli ultimi 2 anni. E invece la politica e gli italiani di centrosinistra hanno bisogno di partiti che dicano cosa sono e che cosa vogliono”.
Ha ragione, Fava: “Partiti che dicano cosa sono e cosa vogliono”. E’ la domanda da un milione di dollari e forse la pietra tombale già messa sul No-B day.
Per le strade della capitale sfileranno nel pomeriggio alcuni militanti del Pd ed i dirigenti che più o meno nascostamente contestano il nuovo segretario, i ragazzi dei centri sociali con il loro spontaneismo e Diliberto avvolto dalla falce martello, la miriade di gruppetti e gruppettini in gara nel concorso per decidere chi è ‘più comunista’ e qualche verde orfano del proprio partito, i blogger che si esaltano su internet e raramente hanno incontrato un cassintegrato vero e i frequentatori di Facebook ormai incapaci di distinguere realtà digitale e realtà atomica e poi tutti quelli che vorrebbero credere di poter cambiare il Paese, ma non sanno bene come fare.
Sul palco della manifestazione politica non saliranno ‘i politici’ e si è scelto il viola perchè, come ha detto una delle organizzatrici, è “uno dei pochi colori liberi rimasti che non fosse attribuibile a nessuna realtà già esistente, perchè è il colore dell’autodeterminazione ed è un colore molto utilizzato dai bambini nel momento del gioco, per cui anche un aspetto ludico nel nostro impegno”.
Un marasma nel quale non c’è speranza alcuna di ricostruire il blocco sociale indispensabile non per ‘sostituire’ ‘Papi Silvio’, ma per impostare un progetto credibile in grado di tirar fuori l’Italia dal disastro nel quale è finista. La ‘contentezza’ degli organizzatori per il previsto arrivo a Roma di quasi 350mila persone non tiene conto del fatto che più di 59 milioni di italiani resteranno a casa. Tra loro molti dei due milioni di disoccupati, tantissimi degli oltre 500mila cassintegrati, la maggior parte degli otto milioni di poveri.
Credibili o meno gli ultimi sondaggi danno il Pdl in crescita di tre punti rispetto alle Europee, vicino al 38 per cento, e devastanti sono gli inidicatori sulle propensioni dei cittadini: razzismo in crescita, xenofobia diffusa, modelli culturali conservatori e superficiali imperanti tra i giovani, sensibilità per i diritti civili delle minoranze quasi inesistenti, machismo e omofobia dilaganti.
La politica è un po’ come un vecchio gioco ormai non più praticato, quello dei quattro cantoni. In uno spazio quadrato cinque persone si muovono per conquistare uno degli angoli angoli. Chi rimane al centro ha perso. Per conquistare consenso bisogna saper ridimensionare quello dell’avversario, solo così è possibile ‘vincere’.
Possedere sogni, nutrire ideali, costruire organizzazione, saper trasmettere ai cittadini la forza della passione e la credibilità di un programma sono gli unici elementi utili non per chiedere le dimissioni di Berlusconi, ma per metterlo nelle condizioni di darle dopo aver perso il consenso popolare.
La politica progressista italiana, laica e riformatrice, deve essere rifondata e per farlo è necessario al più presto sgombrare il campo dalle mediazioni al ribasso, dai compromessi e dal conservatorismo ideologico che da anni seleziona presunti dirigenti senza nessuna qualità .
Non sarà facile, perchè dopo molti anni di nulla far ripartire la macchina che trasforma gli ideali in azione quotidiana, capacità di associare, voglia di combattere non solo per la propria libertà , ma anche per quella degli altri, compresi i popoli lontani e spesso sconosciuti è un obiettivo complicato.
Così oggi i manifestanti di Roma testimonieranno ‘un disagio’, cosa giusta da fare, ma non saranno in grado di proporre nulla a quei milioni di italiani che non ci saranno. La speranza è che arrivi il giorno nel quale la somma di tanti individui sappia trasformarsi in un luogo nel quale condividere la necessità di proporre al Paese un modo diverso per vivere e crescere insieme.
E che quel giorno sui palchi possano tornare non i ‘politici’, ma i rappresentanti dei cittadini.


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