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La fortuna di Alberto Stasi

Autore: . Data: venerdì, 18 dicembre 2009Commenti (0)

Come era auspicabile il ragazzo è stato assolto. Un magistrato coraggioso ha smentito i processi in tv.

alberto stasiDopo 24 udienze ed oltre 5 ore di riflessione il gup di Vigevano, Stefano Vitelli, ha assolto Alberto Stasi: non è stato lui ad aver ucciso Chiara Poggi il 13 agosto 2007.

Il 13 agosto 2007 la ragazza, fidanzata dell’imputato, venne assassinata nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco, in provincia di Pavia. Stasi, allora 24enne e laureando alla Bocconi, diede l’allarme e chiamò i carabinieri, ma poco dopo venne arrestato dal pubblico ministero, Rosa Muscio, secondo la quale c’era contro di lui un quadro indiziario “grave e preciso”. Il giovane fu scarcerato subito, però, dal giudice per le indagini preliminari, Giulia Pravon.

Sin dall’inizio, per chi seguiva il caso, si ebbe l’impressione che una tesi preordinata definisse la sequenza degli indizi e non il contrario. I mezzi di comunicazione, giornali e televisione, si lanciarono a capofitto nell’affaire e cominciarono i processi a mezzo stampa.

L’imputato era lui, Alberto Stasi, subito definito “il biondino”. Fu condannato senza indugi da esperti, opinionisti, psicologi del piccolo schermo, conduttori Sherlock Holmes. Le indagini ‘scientifiche’ producevano una mole di prove ‘incofutabili’, eppure non si trovava arma del delitto, non di poteva individuare un movente certo, nulla appariva chiaro, ma c’era un ‘assassino’ ed era ‘giusto’ friggerlo’ per bene nelle padelle dei talk show alla ricerca di ascoltatori.

Arrivati al processo, però, un magistrato che per fortuna non sentiva la pressione dei media dispose ulteriori accertamenti superpartes per superare “alcune significative incompletezze d’indagine”.

Grazie a quelle perizie alcune delle prove raccolte si rivelarono inattendibili, fino a costringere l’accusa a doversi ricredere persino sull’ora del delitto. Le indagini del famosissimo Ris di Parma si erano rilevate, almeno per quanto riguardava l’analisi del computer dell’imputato (fatto fondamentale per l’accusa) impresa da dilettanti dell’informatica. Negli stessi giorni una bicicletta campeggiava a ‘Porta a Porta’ nelle udienze catodiche allestite da Bruno Vespa ed aveva sostituito il plastico della casa della signora Franzoni o le mmagini di Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Per fortuna dell’imputato nulla di quello che i media hanno vomitato sul pubblico ha influenzato il giudizio. In altri casi, invece, non si può avere la stessa fiducia. Si pensi al delitto di Meredith Kercher, nel quale un quadro probatorio altrettanto indiziario, debole e confuso ha portato ad una condanna pesantissima che ha suscitato perplessità in gran parte del mondo. In quel processo la corte ha negato le perizie suppletive che la difesa invocava. Se fosse accaduto anche per Stasi il verdetto sarebbe stato con ogni probabilità diverso.

Il caso di Garlasco è il primo dei processi ‘adottati’ dalla tv che vede sconfitto il sensazionalismo mediatico e la pessima abitudine a ‘costruire’ colpevoli per imbastire congetture da salotto sulla pelle di ‘mostri da sbattere in prima pagina’.

Altri imputati non hanno avuto la stessa fortuna di Alberto Stasi e nulla può far escludere che ci siano persone condannate perchè la formula che impone un verdetto di colpevolezza solo quando si è certi della colpevolezza “al di là di ogni ragionevole dubbio” non sia stata condizionata dalle pressioni esterne dei media.

Da oggi, si spera, gli ‘esperti colpevolisti’ dei media cambieranno professione, ma c’è poco da fidarsi. Ieri in serata il Tg de La7 ha lanciato il ‘televoto’ chiedendo al ‘popolo sovrano’. “Si tratta di una sentenza giusta?”. Scontata la risposta: “No”. Dopo un paio di anni di linciaggio che altro ci si poteva aspettare?

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