Il NoBDay? Non è una meteora
A quattro giorni dal grande corteo romano, il ricordo entusiastico di uno degli organizzatori. Un articolo per “Tu Inviato”
Pubblichiamo l’articolo di uno dei promotori del NoBDay. Si tratta di una testimonianza certamente “di parte” ma ci è sembrato opportuno pubblicarla perchè rende l’idea del clima che si respirava in quel corteo
Come un fiume che scorre, il popolo viola del “No Berlusconi Day” ha attraversato Roma, ne ha solcato le strade risvegliando l’Italia dal torpore. Ciò che è rimasto non sono i detriti come le false cifre di adesione alla manifestazione riportate dalla questura, non sono i deserti lasciati dalle altre manifestazioni, ma il terreno fertile frutto di chi ha riscoperto la sua forza, la sua verità.
Un fiume in divenire, perché tale è la forza di chi chiede un cambiamento, di chi dice “Basta!”. Un fiume che è fluito a Roma da tutta Italia, la cui acqua non è sgorgata da una sola fonte sotterranea e ogni sua goccia è stata portatrice di speranza.
Un fiume trasparente dove tutti hanno potuto bagnarsi, un fiume che si è visto attraversare da barche di ogni bandiera, barche che seguivano una rotta indicata da un faro la cui luce era viola accecante.
Arrivati con i pullman fino alla periferia di Roma, all’imbocco delle stazioni della metropolitana, centinaia di migliaia di cittadini hanno intrapreso il loro viaggio sotterraneo alla volta di piazza della Repubblica. Un viaggio illuminato solo dal viola degli abiti delle persone: giunti a destinazione si sono osservati, conosciuti, ascoltando la musica di una cornamusa o di un violino.
Hanno contano i personaggi intravisti: “Ho visto Di Pietro…E’ passato Franceschini!”, commentando: “Ma perché tutte queste bandiere, quando la causa è uguale, al di là delle ideologie?”. Tutti, attorno a quella grande fontana che ha fatto loro da centro, hanno ammirato zampillare un’acqua chiara filtrata dalla luce del sole caldo, un sole caldo che ha trasmesso loro tanta speranza.
Ed eccoli, in procinto di partire per una marcia storica: alcuni di loro hanno improvvisato cartelli da ergere al quel cielo terso. Svettava “NoBday Rimini”, la cui immagine di Silvio è stata cancellata da una “x”, si affiancavano poi altri messaggi, duri o soltanto ironici: “Dopo Buscetta e Spatuzza manchi solo tu”, c’è chi ha mostrato la copertina del “Fatto Quotidiano” (“Adesso basta, la legge è uguale per tutti”), altri si sono rivolti alla stampa: “Il viola è il colore dei bambini, della spontaneità, è per questo che l’abbiamo scelto!”.
Si sono poi incamminati senza sapere che davanti a loro le strade erano gremita, con decine di migliaia già nei pressi di piazza S. Giovanni. Li accompagnava la musica delle bande di musicisti, trombe e sassofoni, i pezzi di Rino Gaetano. Una festa, la gente ballava.
Ma ogni tanto il corteo si fermava e ripartiva piano, nel silenzio. Talvolta sembrava una processione funebre come se un senso di lutto fosse dovuto. Poi di colpo gli urli a squarciagola: “Fuori la mafia dallo Stato”, “Berlusconi mafioso”, a tratti gli stessi cori sembravano pronunciati da cittadini intimoriti dalle loro parole.
Sono piovuti insulti nei confronti del Premier, giustificati – nelle intenzioni di chi li ha proferiti – dal fatto che sarebbe stato Berlusconi, per primo, ad aver insultato la democrazia, la stampa, le donne, i giudici.
Il corteo respirava, insomma, la medesima aria, unito, ritenendo di poter conquistare un “potere” che lo legittimava ad agire, ad emettere giudizi esemplari verso i “suoi” politici.
Ancora cartelli, anche dalle finestre dei palazzi: “Dimissioni”. Ad un certo punto sono stati affiancati dei preti sulle scale di una chiesa: “La politica si fa con le mani pulite”.
Piazza S. Giovanni si è aperta agli occhi dei manifestanti come un’utopia, non credevano di essere così tanti. Il grande palco sembrava lontanissimo, le parole dei comizi giungevano lontane.
No, non è Mangano l’eroe, fa specie doverlo persino ricordare. “Viva l’Italia”, cantava De Gregori, “Tra i governanti quanti perfetti ed inutili buffoni”, faceva eco Battiato.
Un cittadino-manifestante ha così racchiuso il suo pensiero: “Per me, la giornata del NoBDay significa la speranza di un Paese normale, non altro. Mi sento mortificato in quanto cittadino, uomo, ma non soltanto se penso a Berlusconi, che pure ai miei occhi rappresenta la caduta della democrazia. Se togliamo le bandiere e ci rimettiamo a ragionare, a recuperare la dignità che ci meritiamo, potremo dire ‘viva l’Italia, questa Italia’”.
Andrea G. Cammarata



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