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Crisi: una valanga di chiusure

Autore: . Data: lunedì, 7 dicembre 2009Commenti (1)

Colpiti duramente bar e ristoranti.

chiusuraIl 2009 sarà ricordato come un anno storico per i pubblici esercizi, ma non in positivo: per la prima volta, infatti, il numero di imprese iscritte nei 12 mesi supererà quelle cessate

Da gennaio a settembre hanno chiuso i battenti 634 tra bar e ristoranti italiani, principalmente al Nord, “e questo trend non solo verrà confermato, ma probabilmente con numeri ancora più negativi”. La previsione è stata fatta da Edi Sommariva, direttore generale di Fipe-Confcommercio, la Federazione dei pubblici esercizi, che ha analizzato i primi nove mesi del 2009.

“È un dato storico per i pubblici esercizi -ha spiegato Sommariva – perchè mai si era registrato un bilancio con il segno meno su un arco temporale di quasi un anno, il che dimostra come i deboli segnali di ripresa non trovino riscontro nella realtà delle imprese che vivono di consumi interni”.

Da gennaio a settembre, in particolare, sono state nate 15.738 imprese, ma ne sono morte 16.372. A chiudere sono soprattutto i ‘piccoli’, le aziende con meno di 5 addetti e spesso a conduzione familiare. Si tratta di esercizi situati nei piccoli centri italiani, mentre il 40 per cento delle nuove aperture è frutto dell’iniziativa di cittadini stranieri immigrati nelle grandi città.

I dati peggiori si registrano al Nord, in particolare in Emilia Romagna dove il rapporto negativo è di meno 189 aziende. Al Centro è crisi soprattutto nel Lazio, con  158 esercizi in meno, mentre al Sud la Sicilia è la regione che soffre di più, con 216 chiusure.

Soltanto in 6 delle 20 Regioni, in prevalenza meridionali, il dato è positivo, in particolare in Molise con più 10, Campania con più 266, Puglia con più 3, Basilicata con più 4, Calabria con più 88 e Sardegna con più 14.

Un turn over imprenditoriale che, secondo la Fipe, si dimostra particolarmente elevato in Lombardia, dove hanno chiuso 2.449 imprese su 2.589 iscritte. Mortalità rilevante anche in Piemonte, meno 73, e Veneto, meno 64, sebbene un’altrettanta elevata natalità abbia consentito di contenere le perdite.

Stesso trend anche per Valle d’Aosta, meno 9, e Molise, meno 10, che non avevano mai registrato saldi negativi così consistenti in relazione alla loro struttura produttiva.

La maggior parte dei locali che hanno chiuso i battenti sono quelli di fascia media che rappresentano il 70 per cento delle imprese del settore, 175 mila circa su un totale di 250 mila.

“È un comparto che si sta polarizzando, diventando sempre più dualistico – ha concluso Sommariva – caratterizzato da una fascia di offerta alta e una bassa. Chi soffre alla fine è l’area intermedia, che rispecchia l’effetto della crisi che non offre spazio ai consumi interni”.

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