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Caselli: la legge sulle intercettazioni “indebolisce” le indagini

Autore: . Data: venerdì, 18 dicembre 2009Commenti (0)

Il procuratore di Torino rilancia un tema che sembra scomparso dalle cronache.

intercettazioniIl magistrato ha detto: “Se il progetto di legge sulle intercettazioni diventerà legge, come sembra stia per diventare, si andrà a indebolire uno degli strumenti più importanti di lotta alla criminalità economica mafiosa”.

Per Caselli “la mafia economica è oggi il problema dei problemi. E la lotta su questo versante rischia di subire una rallentamento”. Poi, sul progetto di legge ha aggiunto:”Si dice che per mafia e terrorismo non cambia niente, e da un certo punto di vista è vero. Perchè secondo la normativa ancora vigente per tutti i reati, per chiedere e ottenere le intercettazioni occorrono sufficienti indizi di reato. E domani questa formula vale ancora per i delitti di mafia e terrorismo. Quindi apparentemente non cambia nulla”.

Quindi il procuratore ha spiegato: “Ma cambia e moltissimo per tutti i reati che non siano di mafia e terrorismo. Nel senso che in futuro, se questo progetto diventa legge”, per chiedere le intercettazioni “non bastano più gravi indizi di reato ma occorreranno evidenti indizi di colpevolezza. Perchè un conto è indizi di reato, cioè un fatto storico che è successo e non si discute; un altro conto sono gli indizi di colpevolezza, cioè un fatto che devo dimostrare. E quando l’ho dimostrato, le intercettazioni non mi servono proprio più”. E siccome – ha sottolineato – “nella legge c’è un comma che dice che le intercettazioni possono essere disposte solo se necessarie all’accertamento della verità, se non servono più non le daranno più”.

“L’esperienza insegna – ha rilevato – che ci sono moltissimi reati che all’inizio non si può assolutamente dire che siano di mafia. Sono comuni. Ma le indagini, soprattutto grazie alle intercettazioni, portano a poter dire che si tratta di mafia. Parlo di estorsione, di usura, di bancarotte, di appalti truccati, di turbativa d’asta. E parlerei anche di falso in bilancio se non fosse stato ridotto a contravvenzione”.

Infine Caselli ha concluso: “Per tutti questi reati, che sono tipici anche della mafia economica, le intercettazioni non saranno più possibili e la mafia lì non la scoprirò più”.

Il giudice, inoltre, parlando della situazione nei tribunali ha dichiarato: “C’è il problema che le procure della Repubblica italiana sono vuote. Molte procure in ogni parte d’Italia, ma soprattutto in Sicilia e in Calabria, sono senza magistrati”.

Secondo Caselli “il numero di vuoti è anche in doppia cifra in alcuni casi. La norma attualmente vigente, che impedisce di impiegare magistrati di prima nomina nelle procure, non ha funzionato. Nel senso che non si sono trovate altre misure che rimedino a questa mancanza di presenze, che era realizzata in passato con i magistrati di prima nomina, e le procure si stanno svuotando sempre di più”.

“Si arrestano tanti latitanti – ha rilevato – ma poi non ci sono magistrati per sviluppare le inchieste conseguenti all’arresto: questo deve cessare urgentemente”. Si potrebbe “ripristinare la possibilità di impiego dei magistrati di prima nomina – ha proposto -con un corso di specializzazione davvero miratissimo, di sei mesi o un anno, sulle funzioni che in procura andrebbero ad espletare, ma senza più rischiare questi vuoti che sono assolutamente perdenti”.

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