Carceri al collasso tra denunce e scioperi della fame
La situazione è drammatica, ma il governo continua ad ignorare il problema.
Rita Bernardini, deputata e componente della commissione Giustizia, ha detto: “Non mi metto a sindacare sulla attività per risolvere il problema delle carceri portata avanti del segretario generale del Sappe, Donato Capece. Assieme ai miei compagni radicali, sono al dodicesimo giorno di sciopero della fame affinchè sia calendarizzata la mozione sulle carceri che ha raccolto le firme di 78 deputati per impegnare il governo a varare una riforma davvero radicale in materia di custodia cautelare preventiva”.
La parlamentare ha aggiunto: “La mozione prevede tutta una serie di misure, compreso l’adeguamento degli organici di agenti, educatori e psicologi, che nel giro di poco tempo potrebbero portare tutto il sistema a respirare dopo lunghi anni di sofferenza e di abbandono”.
Bernardini polemizzava con le parole del segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe, Donato Capece, che aveva dichiarato: “Non siamo come le centinaia di persone tra parlamentari, consiglieri regionali e provinciali che hanno aderito all’iniziativa dei Radicali di visitare le carceri lo scorso ferragosto e poi non hanno fatto ancora nulla per migliorare la situazione penitenziaria. Che cosa hanno ‘prodotto’ queste persone in virtù dei loro mandati rappresentativi? I giorni seguenti quella storica visita abbiamo chiesto a chi ha organizzato e partecipato a quella storica sequenza di visite, di intervenire e confrontarsi politicamente entro i successivi cento giorni. Oggi, scaduti quei cento giorni, quali sono i frutti di quelle visite ipocrite? Ognuna di quelle persone, nessuna esclusa, si può ritenere politicamente responsabile di quello che sta avvenendo all’interno degli istituti penitenziari della Repubblica Italiana, sovraffollati di ben 66 mila detenuti, in cui i suicidi e i decessi che tanto fanno scalpore sono solo la punta dell’iceberg”.
Le parole del sindacalista, oggettivamente ingiuste nei confronti dell’iniziativa radicale, non tenevano in nessuna considerazione la differenza che esiste tra maggioranza ed opposizione: l’inattività del governo non può essere addebitata a chi non ne fa parte.
Capece nelle prossime ore inizierà una visita nella carceri siciliane di Palermo, Trapani e Catania. A questo riguardo il sindacalista ha dichiarato: “La Sicilia è la regione d’Italia che, con la Campania, ha il più alto numero di detenuti presenti. Nei 26 istituti penitenziari della regione erano presenti, alla data del 18 novembre 2009, ben 7.706 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 4.725 posti letto. A gestire questa drammatica situazione 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno, c’è solo la polizia penitenziaria che conta in Sicilia carenze di organico di ben 500 unità . La mia presenza questi giorni nei penitenziari siciliani rappresenta dunque il ringraziamento che il primo e più rappresentativo sindacato della polizia penitenziaria, il Sappe, intende rivolgere alle donne e agli uomini del corpo per quanto fanno ogni giorno nel duro e difficile contesto dei penitenziari e che attraversano la Sicilia e l’Italia a bordo dei mezzi dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti del corpo”.
“Siamo qui – ha aggiunto Capece – per essere vicini al nostro personale e per acquisire ogni eventuale proposta che possa migliorare le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria, da poter successivamente rappresentare al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ed al capo dell’Amministrazione penitenziaria Franco Ionta.
Il segretario del Sappe ha concluso: “Lo sa bene la polizia penitenziaria che è l’unica rappresentante dello Stato che sta fronteggiando questa emergenza, ma oltre al danno di essere gli unici esposti a malattie come l’Hiv, la tubercolosi, la meningite e altre malattie che si ritenevano debellate in Italia, si aggiunge l’altro danno di essere considerati i responsabili di questa situazione, come se gli oltre 38 mila agenti non vedessero l’ora di abbandonare le proprie famiglie per andare a lavorare in carceri maleodoranti ai limiti del Terzo mondo, esposti a malattie contagiose, senza la retribuzione delle ore di straordinario effettuate per coprire la carenza di organico che una classe politica si ostina a non considerare. Fino ad ora siamo stati gli unici a pagare, anche in termini di vite umane spezzate dallo stress generato da tali condizioni lavorative. Ed è per queste ragioni che il Sappe continua a sollecitare governo, Parlamento e Istituzioni a riformare quanto prima le politiche penitenziarie del Paese. La nostra presenza in Sicilia, in questi giorni, è essenzialmente quella di ringraziare il nostro Personale per quello fa ogni giorno, nell’indifferenza generale e parlamentare”.


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