Berlusconi, Tartaglia e i supporter
Il ‘berlusconismo’ vince anche tra chi si oppone al premier.
Massimo Tartaglia ha colpito con una statuetta il presidente del Consiglio al termine di un comizio debole e propagandistico, del tutto privo di spessore politico. L’uomo è un quarantatreenne che vive nella cintura milanese, non ‘pazzo’ come alcune cronache suggeriscono, però, certamente affetto da patologie psichiatriche, poichè da molti anni è in cura presso il Policlinico del capoluogo lombardo.
La libertà ha una regola che non deve essere dimenticata e violata: la violenza non ha mai alcuna giustificazione.
Subito dopo l’attentato a Berlusconi, perchè di questo si è trattato, in Italia si è manifestata in tutta la sua gravità la forza della cultura conservatrice e reazionaria che attraversa senza soluzione di continuità settori sia della destra e sia della sinistra e che è riconducibile al ‘pensiero leggero’ promosso dal berlusconismo da almeno trent’anni.
Cos’è il ‘pensiero leggero’? E’ facile capirlo: è quella somma di considerazioni superficiali, banali e rozze che pensano alle relazioni umane come ad un luogo nel quale si pratica solo ed esclusivamente il gioco del potere per ottenere risultati per il proprio clan tangibili e concreti.
In quel luogo infernale non c’è posto per gli ideali, i sogni, la meraviglia del vivere, la straordinaria bellezza della libertà e l’importanza dell’autodeterminazione. Il ‘pensiero leggero’ non è un nuovo artificio politico. Solo nel novecento quel delirio di massa ha prodotto le stragi fasciste e naziste, l’esplosione dell’imperialismo americano e le barbarie dello stalinismo sovietico, il proseguire del colonialismo e lo sfruttamento sempre più crudele del Sud del mondo, la devastazione ambientale del pianeta, una industrializzazione cieca che non ha tenuto conto della qualità della vita e della necessità di salvaguardare le risorse collettive.
In Italia ‘il pensiero leggero’ è scomparso per alcuni anni dopo la sconfitta di Mussolini. Partiti diretti da uomini seri hanno ricostruito il Paese, prima di tutto scrivendo una delle più moderne costituzioni del mondo e poi impegnandosi in un faticosissimo lavoro per sconfiggere l’analfabetismo, la povertà diffusa, alcune malattie endemiche, la distruzione morale delle coscienze eredità del ventennio fascista.
Si è trattato di un’opera che ha visto andare avanti per la stessa strada anche se spesso su fronti contrapposti il Partito comunista e la Democrazia cristiana, i socialisti, i repubblicani, i liberali.
La deformazione della storia nazionale ha affidato ai cosiddetti ‘anni di piombo’ la responsabilità della crisi politica che dalla fine degli anni sessanta sta distruggendo il Paese, ma in realtà la genesi del degrado va ricercata nella strategia della tensione innescata da settori dello Stato e dai ‘poteri forti’ che non tolleravano allora un ulteriore allargamento dei diritti ed oggi premono per continuare a garantirsi privilegi. Il terrorismo di criminali nemici del progresso, la vittoria di Craxi al congresso del Psi 1976, la crescita esponenziale della corruzione, la nascita di un monopolio privato nella comunicazione televisiva e la perdita dei valori originari della Resistenza hanno portato il Paese a diventare la culla del ‘pensiero leggero’ nella quale il berlusconismo cresce felice.
Un ceto politico di scarso livello ha sostituito i Padri fondatori della Repubblica, gli affari personali di gruppi e gruppetti hanno preso il posto del ‘bene comune’, la lotta tra bande di opportunisti ha invaso ogni città, paesino o piccolo borgo italiano. E i cittadini si sono ‘alleggeriti’, adattandosi perfettamente al ruolo di sudditi.
Ai più giovani nulla è stato raccontato della ricostruzione, dei primi anni della rinascita italiana, della passione con la quale i cittadini seguivano la politica. Chi immaginerebbe oggi le strade deserte in coincidenza non con una partita della nazionale, ma con una tribuna poltica? Un tempo accadeva.
Tra i tanti sostenitori dell’aggressore di Berlusconi, Anna Zedda ha scritto: “Temevo di morire senza vivere un giorno come ieri… e oggi… anche io sono contro la violenza come tutti credo… ma se invece di una statuetta avesse usato un fucile di precisione proprio in mezzo alla fronte, ci avrebbe levato un grosso problema… e a tutti coloro che pensano che noi antinanisti siamo merda, vorrei chiedere di annusarsi bene forse il puzzo viene da loro…”.
I contestatori del Cavaliere sono come il loro ‘nemico’, vivono per assistere ad una aggressione, sono ‘non violenti’, ma adorano i fucili di precisione e disprezzano chi non la pensa come loro. Il gioco è fatto, sono i berlusconiani che combattono Berlusconi.
La natura eversiva del progetto politico che sta dietro il centro destra vuole cambiare la Costituzione, mutare gli equilibri tra i poteri dello Stato aumentando quelli dell’esecutivo, abolire i criteri di rappresentanza per avviare un sistema di consenso ‘televotato’, nel quale il Parlamento diventa semplice ratificatore delle decisioni del governo.
Una cultura politica di questo genere in cosa si distingue da quella che ispira i fan delle aggressioni e degli omicidi degli oppositori o del Capo? Non si faccia l’errore di credere che le decine di migliaia di persone che festeggiano Tartaglia siano diverse dai mafiosi ululanti dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino.
Intanto anche le falangi del premer si sono ‘attivate’ mettendo in piedi altri gruppi su Facebook e animando blog nei quali si può leggere: “Noi di “destra” dobbiamo smetterla di “augurarci finalmente” una sinistra responsabile ecc. ecc. Questa sinistra, sono i “barbari che premono ai confini”, la loro vocazione, le loro attitudini risiedono nel saccheggio! Altro non sanno fare i nostri confratelli sinistri…noi , nel frattempo dobbiamo predisporre, come Aureliano, nuove mura per difenderci ma anche per darci il tempo di mettere ordine in casa! Troppe chiacchiere da troppi anni, sulla sacrosanta riforma della giustizia…ma fatti concreti, niente! La costituzione scritta a quattro mani coi comunisti, è decrepita? OK cambiamola! Non si può, la sinistra non vuole? Allora ELEZIONI e campagna elettorale chiara su pochi chiari punti. E basta!! Le chiacchiere stanno a zero…”.
I fan di Tartaglia e quelli del premier, non sono diversi e sono tutti figli dello stesso ‘pensiero leggero’. Il degrado della politica italiana, insomma, è giunto al suo punto più basso. Oggi le vie d’uscita sono pochissime e la minoranza di idioti che non solo su Facebook, ma anche nei commenti lasciati in rete, chiede ‘soluzioni finali’ mette in difficoltà qualunque ipotesi utile per riportare il Paese alla civiltà.
Se sono inaccettabili le tesi di chi associa ai ‘comportamenti del premier’ le conseguenti ‘reazioni scomposte’, altrettanto inaccettabili sono le strumentalizzazioni di chi nel centro destra, utilizzando l’aggressione, vuole imporre razzismo, xenofobia, esclusione sociale, religione unica, superiorità bianca e cristiana.
E per coprire gli ‘estremisti’ c’è chi, in tutti e due i campi, cerca giustificazioni che ricordano quelle di chi a sinistra un tempo parlava dei brigatisti rossi come di ‘compagni che sbagliano’.
Dopo l’aggressione di domenica le forze governative, in assoluta malafede, hanno lanciato una campagna incessante per trasformare il gesto di uno squilibrato in un processo politico all’opposizione. Di questo si deve parlare, senza fare sconti agli idioti o ai furbetti di turno..
Ci fu un tempo nel quale i partiti democratici scelsero di marciare insieme per le strade d’Italia per isolare i killer che in nome di una presunta rivoluzione sparavano ed uccidevano.
Oggi non è più tempo per cose del genere e la democrazia è in pericolo. Il centro sinistra deve essere capace di elaborare e proporre un ‘pensiero pesante’, prima che – grazie alle azioni sconsiderate di supporter di Tartaglia e manipolatori filogovernativi – l’Italia spa che vuole edificare il premier diventi un colosso impossibile da contrastare.


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