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Berlusconi all’attacco

Autore: barbera. Data: lunedì, 21 dicembre 2009Commenti (0)

Il premier continua il martellamento per demonizzare chi non condivide le sue idee.

berlusconi-cornaIeri, con un discorso più vicino allo spot pubblicitario che alla verità, il presidente del Consiglio ha insitito nell’uso strumentale dell’aggressione subita a piazza del Duomo per continuare a colpire chi lo critica. Da detto il Cavaliere: “Credo che a tutti sia chiaro che se di un presidente del Consiglio si dice che è un corruttore di minorenni, un corruttore di testimoni, uno che uccide la libertà di stampa, che è un mafioso o addirittura uno stragista, un tiranno, è chiaro che in qualche mente labile, e purtroppo ce ne sono in giro parecchie, possa sorgere il convincimento che essere tirannicidi e diventarlo vuol dire essere degli eroi nazionali e fare il bene della propria patria e dei propri concittadini e quindi acquisire un merito e una gloria importante”.

Mescolando tutto in un unico frullato Berlusconi ha negato le parole della sua ex moglie per quanto riguarda le ‘minorenni’, la sentenza di un tribunale nella citazione sulla corruzione, le ripetute censure prodotte ai danni di giornalisti e giornali (Biagi, Travaglio, Santoro, la Repubblica, l’Unità, De Gregorio, ecc), una permanente attività di esproprio del Parlamento coi voti di fiducia, la sua strategia di attacco all’autonomia della magistratura e gli arrembaggi nei confronti della Corte costituzionale e della presidenza della Repubblica.

La mobilitazione dei ‘fedeli’ è già cominciata e potrebbe continuare fino a marzo, data delle elezioni regionali e tragurado prestabilito per il knock-out finale all’opposizione. Ed infatti Berlusconi ha aggiunto: “Queste manifestazioni mi danno una ulteriore spinta ad andare avanti per il bene del Paese [...] Sono commosso e ringrazio Verona che ha per prima voluto organizzare questa manifestazione di solidarietà [...] L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.

Il leit motive della propaganda del centro destra vuole produrre una connessione logica tra ‘dissenso’ e ‘odio’, trasformando il legittimo diritto di critica in un fatto che genera ‘violenza’. Infatti, il premier ha spiegato a proposito delle parole “invidia” e “odio” che “questo è il messaggio che stiamo portando in giro per tutta l’Italia”. Cioè la capacità di “amore” del Pdl.

Sull’aggressione subita il Cavaliere ha continuato: “Deve avvisarci del fatto di come sia davvero pericoloso guardare agli altri con sentimenti che non siano di rispetto e di solidarietà [...] Quindi da quest’ultima esperienza dobbiamo essere ancora più convinti di quanto abbiamo praticato fino ad oggi e cioè che sia giusto il nostro modo di considerare gli avversari come persone che la pensano in modo diverso da noi, ma che hanno il diritto di dire tutto ciò che pensano, che noi dobbiamo difenderli per far sì che lo possano dire e che non sono nemici o persone da combattere in ogni modo, ma sono persone da rispettare. Lo facciamo noi con gli altri e ci piacerebbe che lo facessero gli altri nei nostri confronti”.

La frase finale del discorso è quella centrale del discorso: “Ci piacerebbe che lo facessero gli altri nei nostri confronti”, suggerendo una esplicita conseguenza logica: i miei avversari sono dei violenti.

L’opposizione, come accade sempre più spesso, è imbambolata ed invece di contrastare con vigore una campagna tendente a distruggere il valore etico del dissenso sembra impotente. E questo immobilismo, paradossalmente, estremizza una parte del suo elettorato, che senza alcuna indicazione finisce con l’dentificarsi nell’assioma berlusconiano assumendone il senso ed implementandone i toni intransigenti e violenti.

Il clima generale, fino a che il centro sinistra non imparerà a ribattere punto su punto agli spot del Cavaliere, proponendo idee, valori e soprattutto raccontando ai cittadini la verità, rischia di diventare davvero incandescente, spingendo settori consistenti verso posizioni confuse e inutimente aggressive.

La marcia verso il regime ed il pensiero unico sembra inarrestabile e i rischi per la democrazia italiana sono drammatici. Il dato più avvilente è che Berlusconi è un mediocre comunicatore, ma chi tenta di opporsi ai suoi continui exploit è ancora più rozzo di lui.

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