Bavaglio alla rete con il pretesto dell’aggressione a Berlusconi
Il ministro Maroni cerca di colpire internet.
L’aggressione al premier compiuta da Massimo Tartaglia è un atto di violenza assolutamente inaccettabile, così come non è condivisibile in nessun modo la posizione di chi inneggia all’attentatore. Ma ci sono dei distinguo da fare.
Ieri il ministro dell’Interno, il leghista Maroni, ha dichiarato: “Valutiamo di oscurare i siti internet che incitano alla violenza” ed ha aggiunto: “Questi siti che contengono espressioni delittuose sono gestiti da società americane, alle quali noi chiediamo di oscurare, ma non è nella nostra disponibilità oggi. Queste società spesso hanno sede in America e non sempre sono disponibili ad intervenire su nostra richiesta”.
Maroni ha anche sostenuto che “non è tollerabile che espressioni così violente, un vero e proprio incitamento a commettere reati, siano alla disposizione di tutti coloro che accedono a questi siti, anche a persone psicolabili, come quella che ieri ha colpito Berlusconi, ma anche nei confronti di minori”. “Dobbiamo impedire – ha concluso – a chi ha in mente la violenza come lotta politica, di poter fare propaganda attraverso Internet. Una metodo di lotta che io continuo a sperare possa appartenere a un’epoca che si è conclusa”.
La pericolosità delle parole del ministro è evidente. Gli atti di violenza sono reati, ma la libera espressione del pensiero ed il dissenso sono diritti inalienabili dei cittadini. Il motivo per il quale i server americani non procedono all’oscuramento di siti nei quali sono contenute espressioni di qualunque genere nei confronti di chicchessia è dovuto al Primo emendamento della Costituzione Usa, che recita: “Il Congresso non può fare leggi rispetto ad un principio religioso e non può proibire la libera professione dello stesso o limitare la libertà di parola, di stampa o il diritto delle persone a riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per la riparazione di torti”.
Si tratta di principi difficilmente comprensibili per un governo che, tra le altre, vorrebbe varare una norma che ‘controlli’ persino i luoghi di culto, a partire dalle moschee. Il collega di Maroni, La Russa, ha infatti detto di recente: “Vi è un vuoto normativo in materia di luoghi di culto per cui oggi non serve nessun permesso per costruire una moschea. Per questo occorre disciplinare la materia senza limitare il diritto di culto ma dando delle regole”.
La xenofobia mascherata dietro improbabili ‘regolamentazioni’ è, come è evidente, un’altra misura sulla quale, se si fosse negli Usa, la costituzione americana porrebbe un impedimento preventivo, perchè al Congresso è addirittura fatto divieto di legiferare o imporre norme di controllo in campo religioso. Però siamo in Italia.
I siti internet o i gruppi di Facebook nei quali un numero per altro non irrilevante di cittadini italiani espone concetti del tutto balzani di solidarietà con Tartaglia di fatto rappresentano l’espressione di un pensiero, per quanto inaccettabile. Ma le idee, ovvero la parte fondamentale della manifestazione del pensiero, finchè rimangono tali e non si trasformano in atti di violenza concreta non debbono essere neppure sfiorate dalle tentazioni censorie di un governo.
Come era prevedibile il gesto di uno squilibrato è stato immediatamente ‘usato’ dal centro destra per motivi non solo propagandistici, ma anche per operare una ulteriore stretta ai diritti civili nel Paese.
Internet è un luogo nel quale al pari di un bar, un tram o un autogrill si dialoga, si parla, si discute. Chiunque voglia tentare di porre delle limitazioni a questi diritti mostra di avere alle spalle una cultura reazionaria, che in qualche altro Paese sarebbe definita fascista.
Gli estimatori dell’aggressore del premier non sono dei ‘violenti materiali’ ed anzi, per paradosso, si tratta di persone più berlusconiane di quanto non riescano esse stesse a comprendere. Perchè non tollerano la pluralità dei pensieri: esattamente come predica il centro destra.
L’esistenza di tendenze totalitarie è un problema grave per l’intera società italiana, ma a tutti deve essere comunque garantita la possibilità di esprimersi. Questa è la democrazia, sistema ignoto a molti, sostenitori ed oppositori di ‘Papi Silvio’ che siano.
Roberto Barbera


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