Battibecco tra Mauro e Bersani
Il direttore de ‘la Repubblica ed il segretario del Pd divagano sul ‘No-B day’.
Ieri Ezio Mauro rispondendo ad una domanda di Maria Latella su Sky Tg24 ha detto: “Bersani ha fatto male a non partecipare al ‘No B Day’. Certe volte sembra che il Pd e la sua base abbiano degli avversari politici diversi”.
“Bersani -ha spiegato il direttore di Repubblica- ha fatto benissimo a dire che il Pd in quanto tale non aderiva nel senso che non si trattava di una manifestazione indetta per portare i partiti sul palco. Però avrebbe potuto andare anche perchè è il leader dell’opposizione, la gente che è andata in piazza ha chiarissimo quale sia l’avversario politico”.
Mauro forse non si rende conto di essere un giornlista e non un politico e che il suo ruolo dovrebbe essere quello di controllare il Palazzo e non di suggerire.
Il direttore de ‘la Repubblica’, non sembra comprendere il problema, ma anzi ha assicurato: “Sono soltanto un giornalista e il mio giornale svolge la sua funzione nell’ambito dei canoni del giornalismo, nient’altro”.
Bersani ha subito replicato: ” Quella di Ezio Mauro è un’opinione autorevole ma io rimango fermamente della mia idea”. Il segretario del Pd non si appare pentito per la sua decisione ed esattamente come ha fatto il giornalista, non capendo bene la funzione dei ruoli, ha aggiunto: “Capiamoci bene: quella di ieri (sabato, ndr) era una manifestazione della rete? Sono diverse piattaforme e posizioni diverse che si uniscono in una parola d’ordine? Se è tutto questo, allora un partito cosa deve fare? Mettersi in coda o imbucarsi? Deve metterci il cappello e aderire a tutto quello che viene detto o mandare delegazione come in Cecoslovacchia negli anni 50? Chiediamoci questo, io dico di no. Un partito deve lasciare liberi i militanti i suoi dirigenti, secondo le proprie sensibilità . Come partito deve prendersi un’altra responsabilità . Dopo la giornata di ieri la responsabilità del Pd è quela di cogliere questa energia e collegarla ad altri mondi e sensibilità , mondi e energie che possono mettere in campo una alternativa”.
Posizione evidentemente surreale, perchè i partiti esistono per prendere posizioni, non per lasciare i militanti ‘liberi’ di sostenere una causa sostenendo contemporaneamente che si tratta di cose sulle quali è meglio non intervenire.
Poi Bersani ha aggiunto: “Sento l’obiezione che la base ha un avversario diverso rispetto ai vertici del partito… no, questa obiezione non la faccio passare. Per quanta gente ci fosse in piazza, di gente che vuole mandare a casa Berlusconi ce n’è di più. Anche gente che ha votato Berlusconi, perchè se partiamo dal presupposto che tutti quelli che hanno votato Berlusconi sono fascisti o opportunisti, allora credo che non andiamo da nessuna parte”.
Anche qui il ragionamento di Bersani nasconde la realtà , ovvero l’immobilismo del partito, determinato dal perenne conflitto interno tra le componenti. Il segretario ha negato che il partito abbia lavorato contro il No B-day: “Noi abbiamo ripreso l’abitudine di farci le nostre manifestazioni, questo è un principio generale che riguarda i movimenti ma anche le iniziative sindacali”.
A quanto pare se Mauro pensa alla politica, Bersani ha inventato una tesi del tutto innovativa: non esistono più i terreni comuni, ma ognuno fa per se. Una strada certa per continuare a perdere per sempre.


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