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Amanda Knox e Raffaele Sollecito: non solo un problema giudiziario

Autore: barbera. Data: martedì, 8 dicembre 2009Commenti (0)

Hillary Clinton ha detto che “verificherà”, ma la questione è più ampia.

giustiziaDopo una richiesta della senatrice dello Stato di Washington, Maria Cantwell, il segretario di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato di voler capire meglio cosa è successo a Perugia durante il processo che ha condannato la cittadina americana Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Il nazionalismo stupido che ormai dilaga in Italia ha subito obiettato che negli Usa c’è la pena di morte, che in quel Paese con dei buoni e costosi avvocati si può sfuggire alla galera, che molti italiani sono nelle carceri d’oltreoceano da “innocenti”.

Si sono tirati fuori anche la tragedia del Cermis, una strage prodotta da un pilota dei marines, l’uccisione di Nicola Calipari a Baghdad, il rapimento di Abu Omar. Tre casi per nulla assimilabili a quello in questione. Nel primo fu un magistrato italiano ad affidare il giudizio alle autorità militari statunitensi, impegnate anche nel processo a Mario Lozano, il soldato della 42a divisione della New York Army National Guard che avrebbe sparato allo 007 italiano (molto probabilmente furono di più i militari a colpire l’auto). Per Abu Omar, infine, sia un governo di centro destra che uno di centro sinistra hanno fatto di tutto per non ottenere l’estradizione degli agenti della Cia implicati nell’affaire ed hanno anche cercato di coprire i fatti opponendo il segreto di Stato.  Sciocchezze in libertà quindi, nelle quali la giustizia penale americana non c’entra nulla, ma semmai quella militare, ed in situazioni nelle quali le manine della politica italiana hanno agitato le acque per evitare imbarazzo al potente alleato.

Basterebbe questo per avere dubbi sulla credibilità dei commenti autorevoli e delle chiacchiere da osteria. Per di più chi usa una logica secondo la quale un errore ne giustifica un altro mostra un imbarbarimento intellettuale preoccupante.

Il processo di Perugia è un problema serio, al di là delle stesse vicende drammatiche che hanno investito la vittima, i due giovani condannati ed un colpevole riconosciuto che si proclama innocente.

Al di là di ogni ragionevole dubbio è chiaro come il pessimo lavoro fatto dai mezzi di informazione abbia nutrito la confusione di indagini approssimative, non solo nel caso Kercher, ma anche per quanto riguarda la signora Franzoni o Alberto Stasi.

Per tutti e tre quei processi, amatissimi dai salotti tv, dai cronisti di giornali in crisi di vendite e dagli assetati di gossip si è assistito ad un balletto di presunte prove scientifiche che cambiavano dalla mattina alla sera, di armi del delitto mai trovate, di computer analizzati in modo non sempre avveduto, di contaminazioni della scena del crimine, di plastici, biciclette e zoccoli negli studi televisivi, di ‘opinionisti’ all’oscuro dei fatti, ma messi a cercare colpevoli quasi fossero l’ispettore Derrick.

Invece di cercare le prove e le confessioni, le televisioni e le aule dei tribunali si sono riempite di discussioni su profili psicologici, comportamenti, preferenze sessuali, persino analisi sulle espressioni del volto o sul tipo di abbigliamento.

Anna Maria Franzoni doveva piangere al funerale del piccolo figlio assassinato, Alberto Stasi essere più discorsivo, Amanda Knox “morigerata” e Raffaele Sollecito “pentirsi”, secondo le bislacche valutazioni di non pochi ‘esperti’.

Il Pm, Giuliano Mignini, chiedendo la condanna all’ergastolo, ha parlato anche di “reiterati attacchi” agli inquirenti e “pressioni” a livello internazionale da parte degli imputati e degli ambienti a loro vicini: “Reiterati attacchi”, ha sostenuto il magistrato, da parte dei parenti di Sollecito che non ha dimostrato “alcun pentimento” e che secondo lui è stato “freddo” durante la proiezione del filmato con la ricostruzione del delitto. Il giovane pugliese è stato definito “persona succube”, con un permanente “bisogno della approvazione da parte degli altri”. Per Amanda, invece, ha sottolineato Mignini, si sono costituiti “gruppi di pressione, lobby” per creare un caso giudiziario internazionale tale da mobilitare anche gli Stati Uniti. La ragazza per il Pm è una persona portata “alla trasgressione” e con una “anestesia affettiva”. Il movente? Per il pubblico accusatore la ragazza americana voleva “vendicarsi di quella smorfiosa” (Meredith Kercher) e poichè la considerava “troppo seria e morigerata” la uccise “in un crescendo incontrollato di violenza”, anche sessuale.

Nei casi di Cogne, Perugia e Garlasco è emersa una singolare tesi: quella di una imperante ‘morale comune’, lontana però migliaia di miglia dalle abitudini di gran parte dei cittadini. Anna Maria Franzoni non doveva andare dal parrucchiere e piangeva troppo o poco a seconda dei casi, Alberto Stasi guardava porno su internet, Amanda Knox pubblicava foto ‘ammiccanti’ su Facebook, Raffaele Sollecito collezionava coltellini.

I riscontri ‘scientifici’, quasi si fosse in un telefilm (italiano, perchè in ‘Csi’ se si fa attenzione i colpevoli confessano sempre) non prevedono certezze assolute. Così per Franzoni un perito ha scritto che la “compatibilità del profilo dell’offender con la figura della signora Annamaria Franzoni nell’ omicidio di Cogne è alta”, senza accorgersi che il dubbio sta nella quantità ‘bassa’ rimasta. per Stasi si è scoperto che un computer fu analizzato male, mentre Sollecito avrebbe toccato il gancetto di un reggiseno come fosse un equilibrista, sfiorandone un angolino durante uno stupro con sgozzamento annesso, ma non lasciando altra traccia sull’oggetto in questione.

I salotti mediatici rimestano in perfetta sincronia con gli investigatori nell’inconscio di chi si trova indagato, ma mentre nessuno degli ‘opinionisti’ conosce le carte dei processi o ha mai incontrato le persone di cui parla, i magistrati hanno imparato da soli a come fare indagini complesse su omicidi oscuri, perchè nessun training particolare è previsto per loro. Infine, sono in pochissimi a disporre di reali competenze in ambito psicoanalitico o psicologico e così molti ‘strizzacervelli’ dell’ultim’ora si trovano a certificare diagnosi da far rizzare i capelli.

A fissare in profondità nell’immaginario collettivo il delirio ci pensano i media, che intervistano passanti e curiosi e mescolano ‘colpevolisti’ ed ‘innocentisti’, quasi si fosse in un bar dello sport.

Il risultato è la costruzione di mostri, mantidi, satanisti, barabba, donne fatali o sterminatori. Si ricordi la terribile avventura dei due rumeni accusati dello stupro della Caffarella a Roma, alle conferenze stampa, alle manifestazioni di giubilo, alle descrizioni dei due imputati (subito privati dei nomi e definiti “il biondino’ e “faccia da pugile”), alle richieste di pene esemplari, alle prime pagine sparate ad alzo zero, ai risultati sul dna letteralmente inventati ed alla scoperta finale (per fortuna) della loro totale estraneità ai fatti.

In Italia, intanto, il Palazzo è sempre più coinvolto in affari di corruzione. La magistratura indaga, incrimina, processa e subisce attacchi durissimi. Qualcuno poi chiede riforme e cambiamenti, ci sono tentativi di intimidazioni e vere e proprie ‘guerre sante’.

Anna Maria Franzoni, Amanda Knox, Raffaele Sollecito sono i casi noti di un universo molto più vasto di processi nei quali la certezza assoluta della colpevolezza non c’è. Decine di cittadini in carcere in attesa di giudizio, condannati per errore, assolti in secondo grado o in cassazione.

La lotta al crimine organizzato ed ai politici collusi, la ricerca dei responsabili di stragi o incidenti misteriosi, il contrasto della corruzione,però, impongono la totale fiducia nel lavoro di investigatori e magistrati. Se nei casi più ‘semplici’, quelli che non vedono in giudizio potenti ma solo semplici cittadini, non si è in grado di offrire una indiscutibile prova di capacità professionali e trasparenza come si potrà risanare il Paese dai mali che lo affliggono e godere della stima dei cittadini?

Se qualche giornale americano dovesse scoprire che una indagine giornalistica sul delitto Kercher può essere una fonte seria di ‘entrate’ c’è da scommettere che una task force di specialisti arriverà in Italia per rivoltare carte, persone, prove e documenti. Qualunque punto debole dell’inchiesta, allora, sarà passato al setaccio, senza tregua. Il rilievo internazionale diventerebbe enorme e mostrerebbe la fragilità del sistema giudiziario italiano, colpendo anche chi con competenza si occupa di reati ‘eccellenti’.

Così non è preoccupante l’attenzione di Hillary Clinton per Amanda Knox, ma l’associazione di dibattimenti più o meno disinvolti all’intero meccanismo. Un danno drammatico, le cui conseguenze potrebbero essere incalcolabili.

E tutto questo solo perchè in certi casi cercare un colpevole è diventato più importante del cercare il colpevole, a causa delle scorribande dei media o per il preconcetto di alcuni inquirenti.

I magistrati di Perugia non ci hanno pensato e forse questo è stato il loro errore più grave. Adesso forse è troppo tardi per rimediare.

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