Amanda Knox e Raffaele Sollecito condannati senza giustizia
L’orrendo esempio del processo di Perugia.
Nella notte di ieri i due ragazzi sono stati condannati. Ventisei anni di reclusione per Amanda Knox e 25 per Raffaele Sollecito. Come hanno detto gli avvocati difensori dei due imputati le sentenze non si discutono, ma neppure debbono essere accettate senza rifletterci sopra.
I ragazzi sono stati riconosciuti colpevoli, ma ‘così così’. A loro è stata comminata la pena minima, per un reato che (se compiuto da loro) per la sua brutalità era indubbiamente da ergastolo.
Quasi due anni di sciacallaggio mediatico, di prime pagine surreali, di trasmissioni televisive scandalistiche hanno ‘nutrito’ l’opinione pubblica di gossip e ieri sera, dopo il verdetto, si sono toccati con mano gli effetti devastanti della cattiva informazione.
In due notizie di agenzia le immagini vergognose di un Paese malato: “La ressa di giornalisti e telecamere davanti al palazzo di giustizia – ha scritto l’Ansa – è diventata uno spettacolo per il popolo della ‘movida’ perugina. La città aveva seguito con indifferenza ed anche un po’ di fastidio per l’ assalto mediatico le tante udienze del processo per l’ uccisione di Meredith: pubblico assente nell’aula della corte e generale indifferenza per studi mobili e telecamere con dirette televisive davanti al tribunale. Stasera più di 200 giornalisti, fotografi e cineoperatori, a partire dalle 22 si sono assiepati davanti all’ unico portone d’ ingresso aperto per la corte d’ assise. A loro si sono uniti curiosi aumentando la ressa. I ragazzi della ‘movida’, alcuni con bicchieri di birra in mano, pian piano si sono a loro volta assiepati attorno a quella folla che premeva e sgomitava per entrare. Alla fine in piazza c’ erano altre decine e decine di persone a guardare lo ‘spettacolo’ dei flash, microfoni e telecamere”.
La seconda notizia, sempre dell’Ansa: “Una serie di urla e insulti sono stati rivolti da alcuni giovani nei confronti dei familiari di Amanda e dei fotografi che li seguivano, mentre subito dopo la lettura della sentenza della Corte d’Assise di Perugia stavano tornando verso l’albergo. Il gruppo dei Knox, una decina di persone in tutto, sono usciti dall’ingresso laterale del tribunale e hanno attraversato la piazza dove erano assiepati centinaia di giornalisti e altrettanti giovani, molti dei quali stavano già urlando contro i cronisti. Quanto hanno visto i familiari di Amanda, i giovani hanno rivolto loro parole pesanti. Nessuno dei parenti della giovane americana ha replicato alle offese”.
Poche persone forse eccitate dal troppo alcool? No, perchè a leggere i tanti commenti lasciati in questi mesi di processo sul web era evidente la confusione indotta da quotidiani e tv.
Il processo per la barbara uccisione di Meredith Kercher è stato del tutto indiziario, perchè manca non solo una confessione, ma anche una prova, una sola, che al di là di ogni ragionevole dubbio possa dimostrare la colpevolezza dei due ragazzi.
Il Paese che adora il ‘lìder maximo’, che si scaglia contro i processi ingiusti della magistratura ‘rossa’ contro il presidente del Consiglio, è lo stesso di questa notte di tregenda a Perugia, lo stesso che se al posto delle aule dei tribunali ci fossero state le forche probabilmente avrebbe assistito insieme a nugoli di cronisti sovraeccitati al taglio di due teste sulla ghigliottina dello scandalismo.
Forse e per questo ieri notte la ragazza inglese uccisa è stata ammazzata per la seconda volta e poco dovrebbero essere contenti dell’esito del processo i suoi familiari o la parte civile, perchè la giustizia non consiste nel trovare un colpevole, ma nell’individuare il colpevole. E anche quando il dispositivo della sentenza sarà noto non si potrà disporre di alcuna certezza.
La ragazza americana è stata descritta nei mesi come una diabolica ‘mangiatrice di uomini’, ma il suo pianto dirotto dopo la sentenza, i suoi occhi smarriti, l’espressione del volto disfatta dicevano altro e mostravano quanto a volte la vita possa essere crudele e la giustizia ingiusta.
Il suo errore è stato commesso all’inizio delle indagini, quando è stata interrogata per ore ed ore senza che le fosse garantito di potersi consigliare con un avvocato, lei straniera in un Paese straniero, mentre già i giornalisti urlavano di sesso sfrenato, di droga, di alcool e di depravazione. Persino un ‘vibratore’, un oggetto che negli Stati Uniti è un normale elettrodomestico per milioni di donne, è diventato non solo un motivo di scandalo, ma anche una prova della sua colpevolezza. Qualche redattore ha persino pubblicato frasi del tipo “Comprati un perizoma, così stanotte facciamo sesso selvaggio”, banalità consuete in qualunque coppia sessualmente sana e diventate pietre dello scandalo se riferite a due ventenni pieni di vita.
Ed il ragazzo pugliese, forse troppo protetto da un padre affettuoso, a causa delle sue ‘certezze’ è diventato per i media un ‘allegato’ della tremenda ammaliatrice.
I due erano e dovevano essere ‘colpevoli’, perchè come migliaia di studenti fuori sede fumavano spinelli, a volte si ubriacavano e facevano l’amore. L’Italia di ogni giorno è stata trasformata in un girone dantesco di orge e misfatti, mentre poi nei palazzi del potere e nelle stradine adiacenti feste, party e baloccamenti sono non solo consentiti, ma ritenuti motivo per nutrire stima e fiducia.
La donna ‘malvagia’ e l’uomo succube sono diventatati l’archetipo di un maschilismo all’arrenbaggio, raccontato in interminabili pomeriggi televisivi da cronisti che hanno sindacato persino su una maglietta indossata da Amanda Knox durante le udienze e sulla quale era scritto “All you need is love”, “Tutto quello di cui hai bisogno è amore”, il testo di una canzone dei Beatles.
Il blog della giovane americana è stato usato senza scrupolo da chi neppure conosce i linguaggi giovanili, le regole del web, anche le bizzarre forme attraverso le quali si manifesta la creatività dei ragazzi.
Il provincialismo italiano ha spinto decine di persone a criticare la posizione dei media americani, stupefatti per la conduzione del processo. E tra i solerti censori della scuola giornalistica più feconda del mondo ci sono gli stessi che applaudivano senza riserve le truppe statunitensi mentre facevano una guerra inutile basata sulla menzogna delle armi di distruzione di massa.
E la ‘povera Italia’ ieri sera ha inventato l’ennesimo compromesso, la condanna ‘così così’, quella che riconosce colpevoli, ma non si assume la responsabilità delle proprie scelte.
La protagonista di questa vicenda, la povera Meredith Kercher stata tradita per la seconda volta e due giovani vite segnate per sempre. Tra un anno ci sarà la causa d’appello, forse le cose cambieranno, forse le perizie richieste dalla difesa e negate dai giudici (davvero insensibili alle campagne di stampa?) saranno concesse, forse si troveranno prove indiscutibili per condannare senza dubbio alcuno. Intanto due persone sono in prigione e nessuno potrà mai giurare sulla loro indubitabile responsabilità nell’omicidio.
Una terribile storia di qualunquismo italiano.


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