Alberto Stasi è colpevole, per principio
Dopo Perugia anche per Garlasco singolari tesi d’accusa.
I processi si fanno nei tribunali ed i giornali dovrebbero occuparsene con discrezione e distacco. A meno che i giornalisti non posseggano prove e documenti insindacabili in grado di confortare o contraddire i fatti accertati durante il dibattimento.
Tuttavia, sia nel caso di Amanda Knox e Raffaele Sollecito che in quello che riguarda Alberto Stasi sono avvenute cose così stravaganti da imporre alcune riflessioni. Nell’ultima udienza per l’omicidio di Chiara Poggi, il pm Rosa Muscio ha chiesto 30 anni di prigione per l’imputato. Una pena durissima, che dovrebbe essere comminata solo quando la colpevolezza è dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio.
Come per la morte di Meredith Kercher, anche per Garlasco l’intero processo è basato su deduzioni ‘scientifiche’, perchè nè l’arma del delitto è stata trovata, nè il presunto colpevole ha confessato, nè testimoni hanno potuto indicare con certezza di aver visto il sospettato in azione, nè il movente è certo ed insindacabile.
Per l’accusa il ragazzo, che come decine di milioni di internauti nel mondo guardava materiale porno su internet, pretendeva dalla sua fidanzata di riprendere i loro rapporti sessuali. L’imputato ha in una occasione dichiarato: “Chiara non voleva, ma se io glielo chiedevo lo faceva”.
Il pubblico ministero da ciò ha dedotto che “questa volta Chiara si sia opposta categoricamente, scatenando la reazione violenta e feroce di Alberto Stasi. È possibile quindi che, a fronte di questo rifiuto, Stasi abbia perso il controllo ed abbia ripetutamente colpito la ragazza, l’abbia trascinata e buttata nel vano scala dello scantinato, si sia poi lavato nel bagno del piano terra e si sia quindi allontanato con la bicicletta marca “Umberto da Milano”, sui pedali della quale sono state trovate contestatissime tracce biologiche.
Stasi dopo l’omicidio si sarebbe, poi, liberato dell’arma e delle scarpe sporche di sangue e quindi sarebbe entrato in contatto coi carabinieri per denunciare il ritrovamento del cadavere.
Rosa Muscio ha parlato della “propensione maniacale per la pornografia e la sua ossessiva sensibilità per il tema della sessualità ”, come movente del delitto. Stasi “disse di aver lavorato alla tesi – ha sostenuto l’accusa – per accreditare un’immagine di sé stesso tranquillizzante come studente modello”, ma aver ‘taciuto’ le sue incursioni nel porno portano a capire che non “si trattava di un fatto che potesse considerarsi particolarmente riprovevole a confronto con l’uccisione di Chiara, salvo ritenere che sin dal primo momento Stasi fosse più preoccupato dell’immagine di sé e della propria rispettabilità invece che della morte della fidanzata, fatto che però già porterebbe a guardare ai sentimenti di Alberto verso Chiara in tutt’altra ottica”.
Il pm, poi, aveva affermato: “Tenuto conto che non vi è traccia informatica sul suo computer portatile della presenza di un operatore che interagisce con la macchina dopo le 10.17, Stasi ha avuto tutto il tempo per commettere l’omicidio, per cancellare ogni traccia direttamente a lui riconducibile e per costruire il ritrovamento casuale del cadavere. Non esiste un’ipotesi ricostruttiva dei fatti compatibile con tutte le emergenze probatorie diversa da questa”.
Tuttavia, in una perizia, si è scoperto che le indagini sul pc dell’imputato erano state fatte male e che realmente Stasi era stato al lavoro sulla macchina negli orari nei quali secondo l’accusa si sarebbe compito il delitto.
E cosa è accaduto a quel punto? Che il pm ha cambiato l’ora del delitto. Dopo la perizia informatica firmata dagli ingegneri Roberto Porta e Daniele Occhetti il pm Muscio ha sostenuto che la vittima non è morta più tra le 11 e le 11.30, ma “nella seconda metà della mattinata”. Al lettore il commento della cosa.
Anche in questo processo internet, i computer ed il sesso sono gli elementi di base per determinare moventi, perversioni, valutazioni sul carattere delle persone. Se un mai dimostrato odio di Amanda Knox verso Meredith Kercher era una delle cause dell’omicidio, qui i filmini porno sarebbero la causa per uccidere selvaggiamente una ragazza.
Prove zoppicanti o discutibili sono supportate da valutazioni su carattere delle persone legate alla solita cosiddetta morale comune, secondo la quale alcune cose sono ‘normali’ ed altre, poichè ‘anormali’ non possono che portare a delitti o gravi trasgressioni.
Senza entrare nel merito del processo, inoltre, è inquetante cambiare la ricostruzione di un fatto durante il dibattimento e perchè si è scoperto un errore gravissimo della ricerca delle prove. Se giocando a poker, alcuni dei convenuti dopo aver visto il tris di uno dovessero decidere che una doppia coppia è un punto superiore, c’è da scommettere che succederebbe di tutto.
Il presidente del Consiglio sta combattendo una battaglia durissima contro i magistrati e gli attacchi stanno lasciando il segno. L’impegno a garantire i diritti dei cittadini, per questo motivo, da parte dei giudici deve essere ancora maggiore. Non solo per la magistratura giudicante, ma anche e soprattutto per quella inquirente.
Nelle carceri italiane la maggioranza dei detenuti è in attesa di giudizio e l’opinione pubblica non riesce più a capire che la reclusione ha un fine rieducativo, non serve per ‘eliminare i cattivi’ e toglierli di mezzo.
La percezione del senso della Giustizia rischia di diventare labile, sotto i colpi di parte del centro destra, del razzismo, dell’odio religioso, del disprezzo per chi è più debole.
I processi per omicidio vengono utilizzati da una pessima tv e da gran parte della stampa per conquistare pubblico, ma l’impatto di biciclette, modellini di case, processi televisivi travalica gli schermi e coinvolge anche i casi di malgoverno, corruzione, voto di scambio, collusione col crimine organizzato, reati finanziari.
La difesa dell’autonomia della magistratura deve prescindere dalla logica che separa innocentisti e colpevolisti così amata dai media. Ed è questo il motivo per il quale preoccupa che l’orario di un delitto cambi a seconda dei risultati della perizia sul computer dell’imputato. Perchè la legge deve punire il colpevole, non un colpevole.


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