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Affaire Fini-Berlusconi: la verità secondo i politici

Autore: . Data: giovedì, 3 dicembre 2009Commenti (0)

Una esilarante dichirarazione di Italo Bocchino ed una singolare tesi di Gasparri.

pinocchioIl conflitto in corso tra il presidente della Camera e quello del Consiglio non è un segreto. In un Paese in difficoltà ci sarebbero cose più serie da affrontare, ma l’assenza di idee e prospettive ormai spingono media e partiti sul terreno più facile del pettegolezzo.

Tuttavia, anche il chiacchiericcio, per essere credibile, richiede un minimo di rapporto con la realtà. La cosa sfugge a molti e così capita spesso di imbattersi in dichirazioni imbarazzanti. Ieri è stata la volta del presidente del gruppo Pdl alla Camera, Italo Bocchino, che h detto: “Fini e Berlusconi rappresentano la più solida coppia politica italiana e nonostante un momento di evidente difficoltà interne al Pdl hanno il dovere verso gli elettori di ricreare un clima di armonia e collaborazione teso al consolidamento del centrodestra e al buongoverno del Paese”.

L’abitudine a pensare ai cittadini come ad un informe gregge di stupidi non è una novità nello scenario politico italiano. Partecipare a dibattiti televisivi ed inventare dati, deformare le cose per giustificare tutto ed il contrario di tutto, ricorrere alla demagogia per ottenere consensi è il triste spettacolo che ogni giorno offre il Palazzo ad un pubblico spesso incline a credere alle più bislacche ipotesi.

Definire il Cavaliere e l’ex leader di An “la più solida coppia politica italiana” è solo uno dei tanti esempi di quanto il rispetto per la verità sia diventato un optional in questo Paese.

Un altro ex colonnello del presidente della Camera, Maurizio Gasparri, ieri ha fornito un’altra testimonianza di come il Palazzo valuta la sensibilità dei cittadini. Riferendosi all’ormai famoso ‘fuorionda’ ha dichiarato: “Certe cose bisognerebbe evitare non solo di dirle, ma perfino di pensarle”, intorducendo un nuovo concetto, quello della ‘censura preventiva’ quando si discute del premier.

Poi, il parlamentare rispondendo alla domanda se non sia importante avere la verità sulle stragi di mafia, ha aggiunto: “Ma noi questa verità già l’abbiamo! C’è stato un processo con delle condanne. Ora non è che arriva Gaspare Spatuzza, un assassino che ha sciolto dei bambini nell’acido, e si rifà tutto da capo”.

Se Bocchino si lasciato andare ad una interpretazione fantasiosa della realtà, Gasparri è addirittura dell’idea che di fronte ad una ‘confessione’ si debba stabilire la regola della cancellazione obbligatoria.

Le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza debbono essere verificate, ma non possono essere ‘dimenticate’ per altro per principio. Il collaboratore di giustizia ha detto ai magistrati di Palermo che almeno fino al 2003-2004 fu in piedi una trattativa tra mafia e Stato e che al centro dei colloqui c’erano Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ad informarlo dei fatti sarebbe stato un altro boss mafioso, Giuseppe Graviano.

Il testimone ha detto: “Voglio precisare che quell’incontro doveva essere finalizzato a programmare un attentato ai carabinieri da fare a Roma. Noi avevamo perplessità perché si trattava di fare morti fuori dalla Sicilia. Graviano per rassicurarci ci disse che da quei morti avremmo tratto tutti benefici, a partire dai carcerati. In quel momento io compresi che c’era una trattativa e lo capii perché Graviano disse a me e a Lo Nigro se noi capivamo qualcosa di politica e ci disse che lui ne capiva”.

Il colloquio tra Spatuzza e Graviano sarebbe avvenuto dopo la strage di Firenze del ’93 a Campofelice di Roccella, in provincia di Palermo.

Il mafioso ha proseguito: “Questa affermazione mi fece intendere che c’era una trattativa che riguardava anche la politica. Da quel momento io dovevo organizzare l’attentato ai carabinieri ed in questo senso mi mossi. Io individuai quale obiettivo lo stadio Olimpico” riferendosi ad un attentato da fare allo stadio romano e nel quale era prevista una strage di carabinieri.

Spatuzza ha anche riferito agli inquirenti di una seconda conversazione con Graviano nel gennaio del 1994 avvenuta al bar Doney, in via Veneto a Roma. “Graviano era molto felice, disse che avevamo ottenuto tutto e che queste persone non erano come quei quattro “cristi” dei socialisti. La persona grazie alla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c’era di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri”, ha detto il mafioso, aggiungendo: “Io non conoscevo Berlusconi e chiesi se era quello di Canale 5 e Graviano mi disse sì. Del nostro paesano mi venne fatto solo il cognome, Dell’Utri, non il nome. In sostanza Graviano mi disse che grazie alla serietà di queste persone noi avevamo ottenuto quello che cercavamo. Usò l’espressione “ci siamo messi il Paese nelle mani”".

Dopo l’incontro, Spatuzza ricevette il via libera per l’attentato all’Olimpico, che, secondo i magistrati, avrebbe dovuto riscaldare il clima della trattativa. L’attentato poi fallì e non si riprogrammò perché i Graviano vennero arrestati. Secondo il pentito, la prova che la trattativa sarebbe proseguita fino al 2004 si evince da un colloquio avuto con Filippo Graviano, fratello di Giuseppe, proprio in quell’anno.

Il collaboratore di giustizia ha cominciato a parlare coi magistrati dall’estate del 2008 ed ha anche spiegato perchè non aveva toccato subito l’agomento: “Non ho riferito subito le cose riguardanti Berlusconi perché intendevo prima di tutto che venisse riconosciuta la mia attendibilità su altri argomenti ed anche per ovvie ragioni inerenti la mia sicurezza e per non essere sospettato di speculazioni su questo nome nella fase iniziale, già molto delicata, della mia collaborazione”.

Le dichiarazioni di Spatuzza sono state depositate agli atti del processo d’appello contro Dell’Utri in corso a Palermo. Il parlamentare è stato condannato l’11 dicembre 2004 dal tribunale di Palermo a nove anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa Nel testo che motivava la sentenza si leggeva: “La pluralità dell’attività posta in essere da Dell’Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l’altro offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici”.

L’avvocato di Berlusconi, Niccolo Ghedini, ha annunciato iniziative contro Spatuzza, sostenendo: “Le dichiarazioni rilasciate da tale Spatuzza nei confronti del presidente Berlusconi – sono del tutto prive di ogni fondamento e di ogni possibile riscontro”.

L’idea di Gasparri, ovvero che a “certe cose” neppure si dovrebbe pensare, non si distingue troppo dalla descrizione ‘amabile’ sui rapporti tra Fini e Berlsucon fatta da Bocchino.

Tutti e due non ritengono importante offrire ai cittadini la possibilità di conoscere la verità, che nel caso di Berlsusconi e Dell’Utri non è legata ad un atto di fede o d censira preventiva, ma al lavoro scrupoloso di magistrati ed investigatori che hanno il compito di indagare e non di stabilire a priori chi è colpevole e chi no.

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