A Torino al via il processo Eternit
Quasi 2.200 morti in pochi decenni e almeno 700 malati inguaribili. Due manager sotto accusa per disastro colposo e omissione di misure di sicurezza
Accuse pesantissime per i dirigenti della multinazionale svizzero-belga Eternit, il miliardario elvetico Stephan Schmidaeiny e il barone Louis De Cartier, sotto processo a Torino per una delle tragedie sociali più spaventose e sottaciute per anni: il caso-Eternit.
I due manager non si sono presentati in aula (il pubblico ministero è Raffaele Guariniello) e sono stati dichiarati contumaci. I numeri del dramma, che ha riguardato (seppur in proporzioni diverse) tutte e quattro le fabbriche del gruppo – ubicate a Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato, Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli) – sono a quattro cifre e se sono riusciti a diventare il “motivo” di un processo che farà epoca lo si deve alla straordinaria dedizione e opera di denuncia messa in campo da anni dalla Camera del lavoro di Casale Monferrato insieme all’Inca e all’Associazione Esposti Amianto: stiamo parlando di 2.200 morti in pochi decenni e di almeno 700 malati alla pleura incurabili accertati finora.
I capi di imputazione sono “disastro doloso e omissione di misure di sicurezza e di cautele” e per la prima udienza sono arrivate ieri nel capoluogo piemontese delegazioni, avvocati e giornalisti da mezza Europa. I familiari delle vittime hanno potuto contare sulla presenza dei sindacalisti e dei volontari delle associazioni che da Casale hanno fatto da cassa di risonanza per il resto del Paese.
Si è trattato (e si tratta tutt’oggi, alla luce dell’avvio del processo) di una battaglia per la giustizia. Necessaria non soltanto ad accertare la verità e ad inchiodare i responsabili (seppur fuori tempo massimo) al cospetto di chi ha respirato per una vita fibre d’amianto, ma anche per dare una prospettiva a chi oggi prova a difendere la salute e la dignità nei luoghi di lavoro, contro gli effetti del “nocivo”.
Le parti lese elencate nel capo d’accusa sono quasi 2.900 e il pm Guariniello (che sarà affiancato dai sostituti Gianfranco Colace e Sara Panelli) ha incontrato i giornalisti prima dell’apertura dei lavori: “Il processo – ha affermato – sarà giusto e i suoi tempi saranno quelli adeguati per dare giustizia sia alle vittime che agli imputati”.
E’ la speranza di chi ha dedicato la vita a combattere l’amianto. Tra questi c’è Bruno Pesce, storico segretario della Cgil casalese, che InviatoSpeciale ha già incontrato (qui è visibile l’articolo) e che ha guidato ieri la delegazione di “testimoni” piemontesi del dramma-Eternit.
I due imputati contumaci sono accusati delle morti legate alla lavorazione dell’amianto ed è la prima volta in Europa che ad un processo per danni ambientali sarà presente un collegio internazionale a difendere le parti civili. Accanto agli avvocati della Cgil, Sergio Bonetto e Laura D’Amico, parteciperanno legali provenienti da Francia, Belgio, Svizzera e Germania. E particolare commozione ha suscitato ieri la scelta di un architetto svizzero di allestire sulla cancellata del tribunale una mostra -denuncia con le fotografie dei volti delle vittime elvetiche.
La platea della prima udienza, del resto, parlava da sola: 150 tra avvocati e collaboratori, 110 giornalisti, 424 malati da amianto o parenti delle vittime, 48 cittadini di cui molti amministratori e sindaci di comuni della zona di Casale Monferrato e dell’Emilia. Lo svizzero Stephan Schmidaeiny è difeso da un pool di 26 legali: due gli avvocati ufficiali in aula, il professor Astolfo D’Amato del foro di Roma e il milanese Guido Carlo Alleva.
Paolo Repetto


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