cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » politica
Regola la dimensione del carattere: A A

Stupidario anglofono

Autore: . Data: venerdì, 20 novembre 2009Commenti (0)

Parole inglesi lanciate a casaccio nelle frasi. Il nuovo ‘trend’ per chi è al ‘top’.

asino1La civiltà italiana, che sarebbe meglio definire italiota perché questo termine rende di più, pare vergognarsi delle proprie tradizioni letterarie, della propria lingua e dei linguaggi, visto che ama favorire l’introduzione di espressioni che non le appartengono o di concetti oscuri nei loro idiomi orginari, che si utilizzano ormai disinvoltamente.

Che facciamo domani? C’è un brainstorming! Ci vediamo per happy hour? Sai, sono una vittima di stalking”.  Accade non tanto perchè si tratta di frasi ‘superiori’ o ‘di tendenza’, ma per la carenza di tessuti culturali, di terreni educativi nazionali ed indipendenti, che dovrebbero formare all’espressività e alla comunicazione e, anche e probabilmente,  per l’assenza di una qualsiasi fierezza d’appartenenza. Come se la nostra lingua non soddisfacesse l’esigenza di completezza verbale, si mastica o si biascica un inglese per lo più spesso maccheronico.

Per quale ragione diciamo “personal computer”? Non si è trovato un equivalente? “Elaboratore” suonava male? Forse… Ma l’Italia è il Paese dove lo champagne è il miglior vino e dove l’eccellente produzione di “bollicine” della Franciacorta (che non c’entra nulla con le caratteristiche microclimatiche d’oltralpe e nemmeno col suo “terroir”) fatica a cambiar nome in Curtefranca, cioè libera da dazi, secondo l’antico latino benedettino.

Tant’è. Abbiamo parlato del ‘picì’, tuttavia per essere ‘trendy’ potevamo parlare del ‘pibì’ (personal branding o arte di vendere se stessi), del ‘piesse’ (‘personal statement’, cioè l’ormai desueto curriculum vitae), del ‘personal coach’, del ‘personal professor’, persino del ‘personal shopper’.

Terminologie difficili da digerire, da assimilare? Per ora. Anche il più classico dei ‘personal’ dopo il ‘computer’, il ‘trainer’, sembrava pesante, eppure quel termine si è diffuso facilmente e velocemente, definendo una figura professionale estremamente gettonata.

Possibile non la conosciate? Tu guarda! Oh! Sveglia! Nelle moderne palestre non c’è quasi più l’istruttore, un tempo democraticamente disponibile per le occorrenze dei frequentatori. Adesso si trova questo ‘Pitì’, libero professionista, che puoi assoldare per essere seguito. Altrimenti? Il fai da te. Ecco spiegata la presenza massiccia di mostri muscolati che nulla c’entrano con l’armonia delle forme e l’efficienza atletica. Poverini, facendo da sé…

Nei più noti centri benessere (perdono, ‘wellness clubs’) milanesi, pagando 50 euro l’ora, ti prendi l’omino o la donnina che stanno con te sempre, se lo desideri, come lo desideri, quanto lo desideri, per supportarti nella giungla delle attività motorie degli infiniti corsi dai nomi enigmatici: ‘flexible strenght’, ‘upper body’, ‘back prevention’: Loro ti fanno raggiungere tutti gli obiettivi possibili. Forse…

“Ho conosciuto ‘personal trainer’ il cui cliente li prelevava per le compere, non avendo più voglia di allenarsi. Loro dietro, fedelmente”, confessa Carlo, direttore tecnico di ‘fitness club’. Dove li avranno portati? “So che sotto Natale ci scappava l’Iphone come mancia”, aggiunge. Perbacco!

Chi sono i facoltosi clienti? “Non esistono tipi committenti di personal trainer”, dichiara Carlo, “ci sono gli imprenditori, gli insegnanti, le casalinghe, gli studenti; pochi o nessun impiegato od operaio”. Che strano. “Non mancano casi speciali di devianza mentale”, continua, “come quel l’imprenditore che voleva comprarsi, oltre al ‘personal trainer’, anche tutti i macchinari e l’attrezzatura per una collocazione casalinga: sarebbe stato più comodo, sosteneva. O come quel l’altro che non sopportava di spogliarsi in comune, lavarsi in promiscuità, mostrare la propria appartenenza alla specie umana”… L’hanno accontentato, sapete? Hanno creato le palestre con la ‘personal changing room’: ogni socio avrà il suo angolo spogliatoio con doccia e tutto il resto. Sarà un ‘must’ e non dite che non sapete cosa significa.

Dove finiremo? Al ‘personal man washing’ che ci lava la schiena? Qualcuno, tra i redattori dei pacchetti promozionali del benessere, può occuparsi dei tanti che non si possono permettere il ‘personal trainer’? Attenzione però, sono retrogradi che parlano solo l’italiano e il dialetto, gente rude abituata ad arrangiarsi da sola: Spartani, che com’è noto non frequentavano i centri ginnici…

Massimo Crespi

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008