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Strage Umbria Olii, iniziato il processo

Autore: . Data: mercoledì, 25 novembre 2009Commenti (0)

Nel 2006 morirono quattro operai in seguito ad un’esplosione. Sul banco degli imputati l’ad Del Papa. La Fiom: “Vicenda kafkiana”

umbria-oliiSi dice che talvolta la realtà superi drammaticamente la fantasia. Come commentare diversamente l’atteggiamento di un’azienda che – un anno dopo l’esplosione che strappò via la vita di quattro operai – chiese i danni ai parenti delle vittime e all’unico superstite?

E’ utile ricordarlo proprio all’apertura del processo che vede sul banco degli imputati l’amministratore delegato di quella stessa azienda, la Umbria Olii di Campello sul Clitunno.

L’esplosione avvenne il 25 novembre 2006 e secondo l’impresa il tragico evento fu “imputabile a fatto e colpa dell’impresa appaltatrice (la ditta Manili, che gestiva alcune attività all’interno dello stabilimento, ndr)  e dei suoi dipendenti per violazione di legge (…) nonché per imprudenza, in quanto, nonostante che l’appaltatore e i suoi dipendenti sapessero (…) di non poter procedere ad operazioni di saldatura, vi hanno proceduto ugualmente, provocando così, in via autonoma ed esclusiva, la verificazione del gravissimo evento; il tutto per sbrigarsi, dato che era sabato; (…)”.

Così recitava l’atto di citazione in giudizio notificato dall’avvocato Giuseppe La Spina presso il Tribunale civile di Spoleto; da qui traeva origine la richiesta di risarcimento danni di 35 milioni di euro e la citazione in giudizio nei confronti dei parenti e dell’operaio sopravvissuto, Klaudio Demiri.

La questione è ancora aperta, ma l’aspetto giudiziario è scivolato in secondo piano (forse giustamente, per una volta). Perché è subentrato qualcosa di nuovo e di surreale sul terreno delle relazioni industriali: in risposta alle 250 pagine dei periti della procura nelle quali si sostengono la responsabilità della Umbria Olii – l’amministratore delegato della società, Giorgio Del Papa, è indagato dal giorno seguente la tragedia di disastro colposo, con l’aggravante “della colpa con previsione dell’evento”, violazione delle norme sulla sicurezza tra cui l’omissione dolosa dei mezzi di prevenzione, e omicidio colposo plurimo – l’azienda aveva deciso di contrattaccare in modo del tutto irrituale, provando a scaricare su altri la responsabilità di una strage.

Peraltro, secondo la procura di Spoleto, Del Papa sapeva che c’era gas esplosivo (del tipo esano, molto pericoloso) nei silos saltati in aria. E proprio quel gas, per la procura, è la causa di tutto. Per Del Papa, invece, la colpa dell’incidente è da attribuire agli operai i quali stavano lavorando all’installazione di una passerella per collegare due silos e – sostiene l’azienda – avrebbero dovuto sapere che le fiamme ossidriche non potevano essere utilizzate in quell’intervento. E proprio l’uso di un saldatore sarebbe stata la causa dello scoppio del silos che ha dilaniato i corpi dei lavoratori.

Allora i giornali riportarono l’autorevole opinione del professor Giovanni Cerquetti, docente di Diritto penale generale alla facoltà di Giurisprudenza di Perugia, nonché legale di uno dei familiari delle vittime.

Pur con toni pacati, si dimostrò tutt’altro che diplomatico: quella tentata dalla Umbria Olii è “un’azione irrituale e comunque infondata. Un caso singolarissimo, con azioni civili che espongono chi le ha promosse a quella che il codice di procedura civile definisce come ‘responsabilità aggravata per lite temeraria’. Ci troviamo di fronte ad azioni di estrema gravità e sono assolutamente convinto che l’ordinamento possa garantire alle vittime di queste iniziative improvvide tutte le tutele giuridiche idonee a ripararsi da un attacco inaudito”.

Il nesso tra quanto accaduto e quanto sta avvenendo si coglie bene nelle parole di Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, presente ieri al tribunale di Spoleto alla prima udienza, davanti al giudice Alberto Avenoso: “Questo processo è finito in un gorgo kafkiano – ha affermato – è  assurdo che per il caso Thyssen, avvenuto un anno dopo questo, ci si avvia a sentenza, mentre qui dobbiamo ancora iniziare, in più qui ci sono gli imputati che hanno fatto causa ai morti, le vittime stanno per diventare colpevoli, è davvero una storia allucinante”.

Ieri sono state presentate le richieste di costituzione civile delle parti. Tra le istanze, quelle del ministero dell’Ambiente, della Regione Umbria, del Comune di Campello sul Clitunno, dell’Inail e delle organizzazioni sindacali. In particolare, la Cgil ha richiesto di costituirsi sia a livello regionale, sia come Camera del lavoro di Perugia, sia come Fiom provinciale.

La difesa si è opposta ad ogni richiesta e il giudice deciderà entro la prossima udienza, già fissata per il 15 dicembre.

Il Tribunale ha anche annunciato che fisserà un calendario molto fitto, con udienze a cadenza settimanale. Dunque non si è concretizzata l’ipotesi, pur paventata, di una sospensione del processo in attesa che la Cassazione decida sul ricorso presentato da Del Papa.

Dura al riguardo la Cgil: “Diciamo basta all’atteggiamento di Del Papa che ha messo in atto tutti i tentativi possibili e immaginabili per non farsi processare ed esprimiamo soddisfazione per l’avvio del processo e soprattutto per il fatto che il giudice ha annunciato un calendario certo delle udienze che si terranno a cadenza settimanale”.

Paolo Repetto

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