Rotondi torna sulla pausa pranzo
Il ministro insiste sull’epica faccenda. E spiega meglio.
“Non ho mai proposto di abrogare il diritto dei lavoratori alla pausa pranzo, semmai ho proposto il diritto a rinunciarvi per uscire un’ora prima dal lavoro”. Il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi ha difeso ancora la sua proposta sulla pausa pranzo:”«Non è una proposta ufficiale, ma una tesi che ho esposto e che non ritratto”, ha detto in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Mentre il Paese è alle prese con la crisi, il ministro che non ama i tramezzini ha anche respinto con vigore le accuse “di sindacalisti e guitti” che avrebbero (chissà perchè) ironizzato sulla sua idea.
“Ma se la lavata di testa che ho ricevuto è servita a rompere un tabù, allora sono contento”, ha aggiunto Rotondi, convinto di combattere una battaglia storica. Poi Rotondi ha citato un sondaggio fatto realizzare (“a mie spese”, ha precisato) dal quale risulterebbe che su un campione di 500 cittadini la proposta di poter rinunciare alla pausa pranzo per poter uscire prima dal lavoro riceverebbe il 58 per cento di sì, il 30 di no e il 12 di non so.
“Saltare la pausa pranzo – ha insistito Rotondi – non significa non mangiare, perchè per mangiare ci vuole molto meno di un’ora. Chi ama la robaccia che servono in certi bar se la goda pure in un’ora, ma se un lavoratore vuole guadagnare un’ora di tempo per tornare prima a casa, vorrei che questo lavoratore possa fregarsene di Angeletti e possa rinunciare alla pausa pranzo”.
“Del resto – ha sottolineato Rotondi – io sono un cattolico liberale: ricorderete le mie posizioni sulle coppie di fatto e sulla procreazione assistita. Anche nell’organizzazione del lavoro in Italia serve una cura di pillole liberali. La mia tesi si richiama a una parola magica: flessibilità . Solo che questa volta è una flessibilità a favore non dei datori di lavoro, ma dei lavoratori. Un’ora prima fuori dal posto di lavoro significa più tempo per la famiglia, quindi figli più contenti, madri più serene, padri più partecipi”.
Insomma, nessuno aveva mai pensato che l’effimera vita di un tramezzino si incrociasse con un tabù sconosciuto e con problemi seri come la regolarizzazione (mai attuata) delle coppie di fatto, la procreazione assistita (resa quasi impossibile), la flessibilità e l’occupazione (diventati incubi per decine di migliaia di cittadini) e la complessità del pensiero liberale contemporaneo. Meno male che ci ha pensato Rotondi.


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