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Romanì, ecco le conseguenze di uno sgombero

Autore: . Data: lunedì, 23 novembre 2009Commenti (0)

Milano, dopo i fatti di via Rubattino trecento esseri umani sono alla deriva, spostati come pacchi ingombranti. Un articolo per “Tu Inviato”

rom_sgomberatiTommaso Vitale, sociologo, insegna all’Università di Milano Bicocca. Giovedì scorso era presente, all’alba, al momento dello sgombero delle famiglie Rom accampate in via Rubattino. Nei giorni successivi ha continuato a seguire la drammatica evoluzione della vicenda

Non è certo il primo sgombero a cui assisto. Questa mattina alle 5.45 in via Rubattino c’erano già alcuni uomini che uscivano per andare a lavorare nei cantieri. Non credevano sarebbe arrivato lo sgombero, proprio oggi. C’era già Stefano, della Comunità di S. Egidio, presente, ben più sveglio di me. Capace di parlare con tutte le persone della baraccopoli, conoscendole una a una. C’era già anche un cittadino del quartiere, in pensione, che abitualmente accompagna i bambini a scuola, organizzando una sorta di piedibus in cui bambini rom e gagi si tengono per mano.

Alle 6.00 sono iniziate a uscire le prime famiglie che hanno preso sul serio la notizia dello sgombero. Solo coppie senza figli, più rapide e capaci di “prendere su” le proprie cose e cercarsi un’altra sistemazione. Per chi ha figli, spostarsi è ben più difficile. Pian piano tutti hanno iniziato a svegliarsi e uscire. Forse 250 persone, probabilmente di più. Almeno 80 bambini. Pian piano sono arrivati anche altri gagi: Elisabetta e tante persone della Comunità di S. Egidio, Greta, Valerio e tanti da Segnavia – l’associazione animata dai padri Somaschi -, Fabio, Lavinia e tanti altri del Naga, e poi le maestre delle scuole elementari del quartiere, alcuni genitori, Vincenzo e le persone del circolo Acli di Lambrate, Patrizia Quadrelli – consigliera comunale di Rifondazione – e David Gentili – consigliere comunale del Pd.

E poi i giornalisti, Repubblica, Corriere, Radio Popolare. Un sacco di persone, e non solo delle associazioni coinvolte abitualmente nel Tavolo Rom. Tanti cittadini ordinari, a testimonianza dei legami forti creati nel quartiere. Le persone sono arrivate così presto alla mattina, forse anche senza credere veramente allo sgombero. Quasi per rassicurare e rassicurarsi. In una delle prime mattine un po’ fredde, con una pioggerellina intermittente.

Alle sette di mattina eravamo già tutti lì. Convocati da sms rapidi, e-mail veloci poche ore prima, fra le 18.00 e le 21.00 del giorno precedente  – “pare che sia veramente domani lo sgombero… appuntamento in via Rubattino”. Poi è sorto il sole, alle 7.20. E alle 7.30 sono arrivate le ruspe. Alle 7.40 l’esercito (polizia di stato e carabinieri) e la polizia locale.

La normativa internazionale prevede che non possa essere fatto uno sgombero in assenza di alternative abitative. Prevede anche che debba essere data una notifica individuale ai maggiorenni. Né l’uno, né l’altro vincolo è stato rispettato. Prevede anche molte altre cose, come si può leggere nel dettaglio nei tanti documenti del Tavolo Rom di Milano (Documento Tavolo Rom – Politiche e interventi possibili per i rom e i sinti a Milano2).

Più di trecento persone si sono viste distruggere ogni effetto personale che non sono riusciti a portare subito via con sé. Materassi, letti… tutto è stato distrutto.

Il Comune non ha predisposto alcuna alternativa abitativa per le persone. De Corato ha fatto girare dei comunicati stampa con una frase non rispondente alla realtà: “i servizi sociali hanno offerto a donne e bambini l’accoglienza nelle strutture comunali”. Solo a cinque donne con figli è stato data l’opportunità di andare in Comunità mamma con bambino, 3 a Monza, 2 a Milano. Ma altre 40 donne hanno fatto richiesta, per iscritto, al Comune.

Gli è stato detto, noi presenti, che potevano essere accolti solo bimbi fino ai 7 anni, dagli 8 in sù sarebbero stati allontanati e messi in Comunità senza i genitori. 67 adulti maschi hanno fatto richiesta per usufruire delle strutture dell’accoglienza freddo, ma è stato detto loro di andare in stazione centrale, fare richiesta e mettersi in lista di attesa (che consta già di 160 persone).

Moltissime coppie di genitori, poi, non hanno accettato di separarsi e hanno chiesto aiuto per trovare una dimora, hanno chiesto di preservare la loro unità familiare. Nessuna mamma, anche di quelle che avrebbe accettato di separarsi dal marito ha accettato però di separarsi dai bimbi con più di sette anni.

Le associazioni del Tavolo Rom, per voce del segretario generale della Camera del Lavoro metropolitana di Milano, Rosati, hanno sentito il Prefetto. Hanno parlato con voce unica, hanno chiesto spiegazioni per questo comportamento sconsiderato. Il Prefetto ha risposto di aver ricevuto dal Comune di Milano un’assicurazione preventiva allo sgombero che tutti i bambini avrebbero trovato accoglienza con i loro genitori. Non è avvenuto.

Il dirigente del Comune di Milano, presente, non aveva alcun piano di accoglienza se non per 5 mamme. Le pressioni sul Sindaco e sul Prefetto hanno portato lo stesso dirigente, che si era già allontanato, a tornare e prendere ulteriori richieste, senza però nulla garantire. Non vi è la disponibilità politica di mettere a disposizione le strutture di emergenza della protezione civile ubicate in via Barzaghi. Non vi è disponibilità ad ampliare i posti dell’emergenza freddo. Nel dormitorio di viale Ortles non possono entrare mamme con bambini, forse potrebbe trovarvi posto una (!) donna senza figli.

Il Cardinale, pastore della chiesa ambrosiana, è stato avvisato, e più persone gli hanno dato un racconto dettagliato. Non ha caso le sue parole sono state forti e precise nel pomeriggio: “Chi ha alte responsabilità deve ascoltare l’invocazione che viene da tante forme di miseria, ingiustizia e solitudine. A vincere deve essere sempre la dignità dell’essere umano. La miseria non sia zittita, ma piuttosto ascoltata per essere superata”.

Le principali organizzazioni per i diritti umani sono state informate, e stanno scrivendo e facendo pressione sull’amministrazione. Tutti si chiedono che urgenza ci fosse nell’effettuare uno sgombero così radicale proprio ora, alle porte dell’inverno. Tutti si chiedono perché lo sgombero è stato effettuato proprio oggi. Perché oggi non è un giorno ordinario per la Giunta milanese. Questa mattina nell’aula consiliare di Palazzo Marina veniva celebrata una giornata ben precisa.

Mentre si distruggeva una baraccopoli senza proporre alcuna alternativa a 300 persone, l’assessore alla Famiglia (!) Mariolina Moioli festeggiava nell’Aula Consiliare di Palazzo Marino la XX Giornata internazionale dei Diritti dell’Infanzia.

Visto che queste grandi operazioni con centinaia di poliziotti non sono organizzate da un giorno per l’altro, questa mattina eravamo come attoniti nel pensare che l’Assessore alla Famiglia abbia potuto pianificare per la stessa giornata, negli stessi orari, di festeggiare i diritti dell’infanzia e di lasciare 80 bambini su un marciapiedi. Attoniti, non perché ingenui, attoniti non perché di primo pelo. Stupefatti dalla arroganza dell’amministrazione nell’esercizio del potere, che forse non teme nemmeno la critica.

Questa mattina, nelle tre scuole elementari del quartiere era previsto per i bambini di festeggiare la XX Giornata internazionale dei Diritti dell’Infanzia. I bambini si sono preparati, hanno studiato la Carta dei diritti dell’infanzia. E oggi hanno scritto delle lettere al sindaco di Milano. Hanno chiesto spiegazioni per l’assenza dei loro compagni di scuola. Hanno chiesto spiegazioni del mancato rispetto dei fondamentali della Carta. Hanno chiesto come mai questo possa avvenire proprio oggi.

Ancora una volta, mi sembra che non sia tempo sprecato ribadire con grande forza che i rom appartengono alla comune umanità. Che l’infanzia rom è l’infanzia umana. Che un trattamento differenziale lede la nostra Costituzione.

Ancora una volta, mi sembra che ribadire l’appartenenza dei rom alla comune umanità sia troppo poco, un orizzonte imprescindibile ma solo morale. Occorre abbinare a questo anche una progettualità politica, che riconosca parola e dignità a queste persone, che con loro pensi percorsi incrementali di inserimento e autonomia possibile. Nonostante il dolore, non resteremo senza parole e capacità di proposta politica.

Tommaso Vitale

Ps:  Senza ritegno, l’assessore Moioli ha dichiarato “Gli operatori dei Servizi Sociali – prosegue l’assessore Moioli – , d’intesa con la Prefettura e le realtà del privato sociale, si stanno già occupando di mamme e bambini attraverso un progetto condiviso, elaborato negli scorsi giorni: a tutti è stata offerta la possibilità di essere ospitati presso strutture d’accoglienza, ma solo sei famiglie hanno accettato il ricovero il comunità”. E ha precisato: “Tengo a ribadire che a tutti i 61 nuclei familiari che vivevano in quel campo è stata offerta un’opportunità di accoglienza e che l’attenzione dei nostri operatori è stata massima, in particolar modo per i bambini e per le loro mamme”. Con che coraggio si può dichiarare una cosa del genere dopo aver messo a disposizione solo cinque posti in Comunità?

Arrivata la notte, e il freddo. 6 uomini adulti hanno trovato accoglienza alla Casa della Carità, una dozzina di famiglie in tre parrocchie del quartiere e in un’altra struttura di accoglienza. Ovviamente per pochi giorni. Più di duecento persone sono restate senza un tetto sopra la testa. Somaschi e comunità di S. Egidio questa sera hanno distribuito almeno 170 coperte. Prima a bambini, donne incinte e persone anziane. Nemmeno le coperte sono state messe a disposizione dalla protezione civile.

PSS: 20 novembre 2009. Un solo post scriptum non basta, perché nella notte quanti hanno trovato rifugio ai confini di Segrate, e quelli che si sono accampati sotto il ponte della tangenziale sono stati nuovamente intimati a spostarsi. Un bambino che ha solo tre giorni di vita, Fabrizio, è stato sgomberato già tre volte. Solo oggi il Comune ha accettato di accogliere la puerpera, il neonato e il fratellino. Salgono così a cinque le madri accolte, e a 14 i bambini. L’assessore Moioli, però, ha dichiarato ieri alla stampa di aver accolto 12 madri. E’ falso. Così come è falso che le famiglie Rom avrebbero rifiutato le offerte del Comune. A tutte le altre madri non è stato offerto nulla, a fronte di oltre 40 richieste scritte e firmate, raccolte ieri mattina fra le madri.

Nel frattempo i rom, spaventati, hanno scritto a Sua Eccellenza il Prefetto e gli hanno chiesto un appuntamento per incontrarlo e potere parlarci. Hanno una proposta da fargli, che li impegna con serietà su una soluzione abitativa. Chiedono poi che il Prefetto garantisca i loro diritti fondamentali. Al contempo le associazioni chiedono con tutta la loro forza che il Comune apra le strutture di emergenza abitativa della Protezione civile in via Barzaghi, per dare un po’ di tregua alle persone, ragionare sul da farsi. E chiedono con forza di non separare i nuclei familiari, di non spezzare le coppie o allontanare i bimbi dai propri genitori. Alle 18.00 di oggi ci sarà un presidio organizzato dal NAGA davanti alla Prefettura, sperando il Prefetto accetti di incontrare una delegazione di rom.

PSSS: Il presidio c’è stato, almeno 50 rom, fra adulti e bambini, e altrettanti gagi: soprattutto del comitato genitori, ma anche tante maestre, oltre a Corrado della Camera del Lavoro, Stefano di S. Egidio, tanti attivisti del Naga e molte persone che si sono mobilitate. Siamo stati ricevuti solo in sei, più due consiglieri comunali (Gentili e Quartieri) e un consigliere regionale (Muhlbauer) ci hanno accompagnato. Ci ha ricevuto il capo di gabinetto Tortora, facente funzioni di vice-prefetto. Ha introdotto Marta del Naga, lasciando poi la parola a Valentin Sandu che ha illustrato la situazione dei duecento rom che si sono ritrovati sotto il ponte della Tangenziale all’altezza di via Rubattino, e ha dichiarato la disponibilità dei rom a coinvolgersi in un progetto di autocostruzione accompagnata. Viorel Vaduva ha poi spiegato l’importanza che ha per i genitori rom di via Rubattino la scuola, e la situazione impossibile che si è venuta a creare. Gli interventi successivi di Flaviana Robbiati (maestra) e di Domenico Protti (presidente dell’associazione dei genitori) hanno mostrato la solidità delle reti di solidarietà che si sono create in quartiere.

Abbiamo dichiarato la disponibilità del terzo settore ad accompagnare con responsabilità e competenza i rom, l’importanza di pensare a una progettualità di respiro, ma anche di occuparsi immediatamente dell’emergenza umanitaria che si è venuta a creare. In questa direzione, ricordate alla Prefettura le sue competenze a garanzia della sicurezza delle persone, e dei diritti fondamentali dell’infanzia, abbiamo chiesto con grande precisione di far aprire immediatamente la struttura di accoglienza abitativa della Protezione civile comunale, ubicata in via Barzaghi. Abbiamo poi mostrato i dati, e smentito le tante falsità che sono state dette dagli assessori in questi due giorni.

Dal canto suo, il vice Prefetto Tortora ha: riconosciuto come assai importanti i legami di solidarietà profonda stabilita con gli abitanti del quartiere, e con tutti le insegnanti delle tre scuole elementari; si è impegnato affinché il Prefetto contatti immediatamente il sindaco di Milano sollecitando la repentina apertura della struttura di via Barzaghi; ha affermato che avrebbe dato risposta questa sera stessa rispetto alla disponibilità del Comune di Milano di aprire le strutture della Protezione Civile; ha riconosciuto come segnale importante la disponibilità dei rom di impegnarsi in prima persona nella ricerca di una soluzione abitativa; si è impegnato a rappresentare al Comune di Milano le proposte complessive emerse; ha riconosciuto la grave situazione di emergenza umanitaria e di pericolo per l’incolumità delle persone della situazione venutasi a creare.

In effetti il prefetto ha subito chiamato e ci ha fatto sapere la risposta in meno circa mezz’ora. Nel frattempo il presidio continuava di fronte alla Prefettura. A fronte delle richieste effettuate dal Prefetto, la risposta dell’Assessore Moioli è stata di completa chiusura.

Immediatamente i presenti hanno scritto un comunicato assai preciso: “Non ci si può certo fermare di fronte a questa risposta. La richiesta al sindaco di Milano, è diretta: si apra la Protezione Civile. La situazione delle persone sgomberate è quella di una vera e propria emergenza umanitaria”.

Abbiamo informato tutti i quotidiani e parlato lungamente con l’Ansa, che ha ascoltato attentamente. Abbiamo informato alcuni degli esponenti più significati del clero milanese, e fatto sapere nel dettaglio al Cardinale la chiusura di principio, ideologica ed estremista, dell’Assessore Moioli e la situazione di pericolosità che si è venuta a creare per i bambini. Abbiamo parlato con la Polizia per avere assicurazione che avrebbero tollerato la presenza dei rom sotto il ponte della tangenziale senza allontanarli questa notte. Brandirali, Presidente della Commissione Servizi Sociali del Consiglio Comunale, è stato informato della situazione gravissima e gli è stato chiesto di prendere posizione e mobilitare il movimento a lui vicino: ci ha dato ragione, ma è sembrato titubante rispetto a una sua mobilitazione.

In questa situazione, tutti sembrano non prendere posizione e non metterci la faccia per far accadere le cose. Lo stesso prefetto, che pure ci ha fatto incontrare dal suo vice, volendo potrebbe imporre lo stato di emergenza e fare aprire la struttura di accoglienza di via Barzaghi. Per dei bambini gagi nessuno avrebbe esitato.

Per fortuna qualcuno non esita, e immediatamente si mobilita. Nel corso del presidio le persone presenti sono riuscite a trovare qualche nuova accoglienza privata per qualche giorno per le mamme con i figli malati. Ed è partita una mobilitazione per cercare tende e coperte. Stefano di S. Egidio è riuscito a trovare altre 10 tende e 80 coperte, ma rimangono ancora insufficienti. Anche Segnavia è presente assiduamente. Speriamo che gli scout possano dare una mano nei prossimi giorni a partire dalle loro competenze e dai mezzi a loro disposizione. Al contempo, tutti i presenti hanno concordato sull’importanza di una forte campagna di pressione sul sindaco e sul prefetto. Ci si è detti di mandare lettere, mail, fax in Comune e in Prefettura, che sentono molto il peso di quello che sta avvenendo. Confidiamo che a breve le organizzazioni non governative internazionali (ERRC e Amnesty International) scrivano direttamente alle istituzioni internazionali per chiedere conto del comportamento del Comune di Milano. Andranno comunque pensati anche altre modalità per aumentare le pressioni dirette sul sindaco affinché già domani venga aperta la Protezione civile.

PSSSS: h. 23.58. Ahimé, purtroppo le cose si volgono in peggio. Mi hanno chiamato adesso da via Rubattino, c’è lì Stefano di S. Egidio e Andrea Fanzago del PD. E’ appena passata la polizia, ha comunicato che nonostante quando dichiarato alle 21.00, hanno cambiato idea. Domani mattina vanno lì e sgomberano perché nel pomeriggio arriva lì (piazza Vigili del fuoco) De Corato a festeggiare con il Coordinamento Cittadino del Pdl e la Giovane Italia”la restituzione alla città di un altro pezzo di Milano”. Un volontario della Comunità di San Egidio sta portando a casa di una persona di buona volontà una donna incinta che sta male, e non può passare un’altra notte sotto il ponte. Le istituzioni continuano ad affermare una cosa, e fare il suo diretto contrario. Ma adesso devono veramente aprire la Protezione Civile di via Barzaghi.

Lo sgombero è stato annunciato per domani mattina alle 6.00, forse 6.30…

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