Roma: professori barricati a scuola e studenti chiusi fuori
Incredibile iniziativa per scongiurare un’occupazione.
Gli insegnanti barricati nell’istituto e gli studenti che al grido di “fateci entrare”, bussano invano alle porte della scuola. Sono questi, al liceo scientifico Morgagni di Roma, gli effetti del metodo “anti-occupazione” scelto da docenti e preside dell’istituto, forse in preda ad una crisi di nervi.
I professori hanno bloccato le entrate e i ragazzi, invece di denunciarli per interruzione di pubblico servizio, hanno temporaneamente desistito accettando una “tregua momentanea”. Impedire agli studenti l’accesso nell’istituto e sospendere l’attività didattica, infatti, non è permesso e tantomeno ragionevole, anche di fronte all’ipotesi che qualcuni possa tentare di occupare l’istituto.
Eppure per alcuni insegnanti si tratta di un metodo che potrebbe servire da esempio anche in altre scuole. Già lunedì scorso i docenti e la preside erano entrati all’alba nell’istituto sbarrando i cancelli per evitare la possibilità di iniziative di protesta, ‘scoperte’ per altro attraverso la lettura di alcuni gruppi su Facebook. Incredibile.
Poi, dopo una tregua in occasione della manifestazione di martedì alla quale alcuni allievi del Morgagni avevano aderito, ieri mattina si è ripresentata la stessa situazione: entrate “sotto chiave”, lucchetti alle porte fin dall’alba e studenti fuori.
I livelli di degrado delle regole democratiche in Italia mostrano ogni giorno di più livelli preoccupanti, anche se l’autosegregazione degli insegnanti appare davvero surreale. Non meno, tuttavia, della sprovvedutezza degli studenti, che alla fine hanno mostrato la faccia di un’Italia che il ministro Padoa Schioppa immaginava abitata da ‘bamboccioni’.
Perché ieri mentre i ragazzi erano chiusi fuori ad entrare a scuola sono stati i genitori, per mediare col corpo docente o per riportare i figli a casa.
Qualcuno degli ‘adulti’ ha protestato contro “la strategia adottata dalla preside”: “Questa è privazione del diritto allo studio”, ha detto un genitore. “Salvaguardiamo la scuola da eventuali atti di vandalismo di qualcuno che da fuori potrebbe strumentalizzare gli studenti”, hanno replicato alcuni professori, per i quali “se il metodo funziona, potrebbe aiutare e servire da esempio anche ad altre scuole”.
La conoscenza delle regole democratiche, la libertà di espressione individuale e collettiva, secondo alcuni dei docenti, è da mettere ‘sotto tutela’ e l’obbligo ad aprire i cancelli è una variabile determinata dalle eventualità . Il ricorrere al pretesto di presunti atti vandalici, compiuti da ‘esterni’ che ‘strumentalizzano’ gli studenti, poi, è un segnale di straordinaria potenza diseducativa, perché induce i giovani a supporre di non aver alcuna capacità di gestione della proprie responsabilità , specialmente di quelle legate alla politica.
Il Morgagni non è l’unico liceo romano in agitazione. I licei classici Cavour e Manara sono stati occupati e davanti ad alcuni istituti della capitale sono comparsi striscioni di solidarietà ai due militanti dei centri sociali arrestati a Milano martedì nel corso di una manifestazione non autorizzata. Tra gli slogan faceva riflettere “Da Roma a Milano, non fermerete la nostra rabbia”. L’uso di una parola del tutto ‘impolitica’ come “rabbia”, che nulla ha a che vedere con la lotta politica e con la volontà di esprimere ideali progressisti mostra come il movimento studentesco, a causa del totale isolamento nel quale è stato lasciato dalle forze politiche e sindacali che storicamente lo hanno sostenuto, è debole e privo di spessore, spesso condizionato da un’area che si definisce ‘antagonista’, ma che nel concreto non possiede alcuna proposta reale di riforma per una scuola pubblica ferita gravemente da tagli e da provvedimenti legislativi inadeguati e conservatori.


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