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Mills pagato per aver mentito

Autore: . Data: giovedì, 12 novembre 2009Commenti (0)

Ebbe 600 mila dollari dopo aver favorito Berlusconi.

mills_berlusconiDavid Mills fu corrotto come testimone da Silvio Berlusconi. La corruzione si verificò dopo che Mills aveva testimoniato il falso in due processi a carico del fondatore della Fininvest oggi presidente del consiglio dei ministri.

Depositata la sentenza che ha confermato in appello la condanna di primo grado a 4 anni e sei mesi. Per i giudici la confessione, poi ritrattata, di David Mills contenuta in una lettera in cui si collega la consegna dei 600mila euro a Mills con Silvio Berlusconi va considerata “attendibile”.

Nelle motivazioni viene citata una “promessa di Carlo Bernasconi (amico dell’avvocato David Mills e manager del gruppo Fininvest) che sicuramente è avvenuta nell’autunno 1999 e di un compenso che è disponibile successivamente a tale data”. Viene quindi identificato come momento in cui si consuma il reato il 29 febbraio 2000, “data in cui Mills si fa intestare le quote del Torrey Global Fund – hanno precisato i giudici – Di contro non vi è alcun dato che indichi che l’accordo sia intervenuto in epoca precedente alle dichiarazioni rese da Mills come teste”.

Tale data, continuano i giudici, “a ben vedere la data può non essere un caso”, infatti “la data del 29 febbraio 2000 è immediatamente successiva al momento in cui si è celebrata la fase di appello del processo, in cui Mills è stato assunto come teste, e proprio successivamente a tale celebrazione, quando la Corte ha deciso di non rinnovare il dibattimento, si ha la certezza che lo stesso non dovrà essere più sentito come teste, e quindi la vicenda si può considerare conclusa”.

Nel confermare la condanna la Corte d’Appello non ha accolto neanche la tesi della difesa secondo cui Mills non potrebbe essere condannato, perchè la sua testimonianza non avrebbe prodotto alcun vantaggio per l’attuale premier. “È necessario che la condotta sia stata semplicemente finalizzata a produrre un vantaggio indipendentemente dal fatto che questo si sia prodotto. Il fatto che Berlusconi non sia stato assolto non ha rilievo. Mills stesso ha ammesso apertis verbis di avere comunque evitato a Berlusconi un mare di guai con la sua deposizione”, hanno spiegato i magistrati.

“Il contesto e lo spessore dei personaggi (Mills che la scrive e Drennan che la riceve, ndr) sono elementi significativi per valutare l’attendilità della confessione e consentono di affermare che la lettera non rappresenti il frutto di una decisione estemporanea, il classico ‘colpo di testa’; al contrario essa è stata il risultato di una attenta meditazione e di una scrupolosa valutazione e di tutte le circostanze e delle conseguenze che si accompagnavano o potevano accompagnarsi alla vicenda”, si legge nelle motivazioni.

I legali di Mills avevano ovviamente contestato l’attendibilità della confessione, difendendo le successive smentite dell’imputato. Per la corte “Mills collega la dazione di 600mila dollari, secondo quando dettogli da Carlo Bernasconi (definito da Mills un dirigente strettamente legato a Silvio Berlusconi: “a close associated of Silvio Berlsuconi”), alla volontà del gruppo Berlusconi di ricompensarlo di tutte le difficoltà e i disagi che aveva dovuto affrontare per le vicende giudiziarie italiane, e in un certo senso di risarcirlo del mancato introito derivante dal ‘dividendo Horizon’, che aveva dovuto dividere con i soci di studio; la causale è proprio nel comportamento da lui tenuto come teste nei procedimenti davanti al tribunale di Milano”.

I giudici hanno ribadito che “la verità è quella della lettera e solo quella in essa contenuta” e riguardo alle dichiarazioni rese da Mills hanno sottolineato il fatto che sia stato lo stesso legale inglese “ad ammettere la propria reticenza” nei processi in cui era stato sentito come teste.

Sempre nella lettera inviata al fiscalista Bob Drennan Mills scrisse che nella sua testimonianza c’erano “delle curve pericolose” che avrebbero “tenuto Mr B fuori da un sacco di problemi che gli sarebbero ricaduti addosso se solo avessi detto tutto quello che sapevo”. In un altro scritto, ha ricordato ancora la Corte d’Appello di Milano, Mills disse di aver incontrato Carlo Bernasconi e che “lui e il suo capo (riferendosi a Silvio Berlusconi, ndr) avevano ben presente che io avevo fatto ciò che dovevo fare e niente di più”.

La sentenza lascia comprendere come se la posizione del presidente del Consiglio non fosse stata stralciata sarebbe stata più che prevedibile una condanna anche per lui.

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