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I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Meglio il gossip della realtà

Autore: . Data: giovedì, 19 novembre 2009Commenti (0)

Lo sconcertante stato dell’informazione italiana.

edicolaCosa succederebbe se si affermasse che i giornali schierati a favore del premier Berlusconi fanno lo stesso gioco e lo stesso tipo di informazione di quelli annoverabili tra suoi detrattori e considerati da molti come paladini della libertà di stampa? Con molta probabilità si griderebbe alla “menzogna”, screditando la  tesi per definirla subito qualunquista.

Eppure, la preoccupazione di chi possiede i media  (tv, quotidiani, settimanali, rotocalchi, agenzie di stampa) è sempre la stessa: l’attivo di bilancio. Esistono notizie che fanno vendere di più e che attirano più lettori o telespettatori ed altre che restano nell’ombra, incomprese e troppo spesso ignorate.

‘Prendere’ lettori è fondamentale, per piccoli e grandi giornali. Scrivere di qualcosa o di qualcuno che non stimola l’interesse del pubblico è impensabile e così anche fatti di grande importanza vengono spesso relegati ai margini o ignorati del tutto.

Per un giornale online, poi, pubblicare un articolo che parla delle foto hard di Berlusconi vuol dire ricevere migliaia di visite, cosa impensabile quando invece si parla di problemi ambientali, emarginati, romanì, migranti, ragazze straniere ridotte in schiavitù, disoccupati.

E’ paradossale apprendere che ci sono più “click” per  un articolo sul Grande Fratello, anziché per una dettagliata, seppur non tecnica, analisi della crisi economica che riguarda tutti gli italiani da vicinissimo.

Magari è proprio questo il motivo per il quale quando si va in edicola si trovano più riviste di gossip che altro. E forse, sempre per rimanere nel tema “due facce della stessa medaglia”, un certo tipo di informazione ‘critica’ verso il governo non avrebbe avuto tanto successo se non avessimo un presidente del Consiglio tanto ‘disinvolto’ e dai comportamenti perlomeno ‘bizzarri’.

Parlare dei guai giudiziari di Berlusconi, delle sue presunte collusioni con la mafia, dei  processi e dei party è sicuramente utile e doveroso, ma fermarsi lì  rischia di essere un limite. E poi ancora Marrazzo, Mele, altre stramberie personali, futili o avvilenti, sono ormai il solo argomento ‘serio’ della cronaca quotidiana, insieme ai ‘retroscena’ politici: attirano ‘click’ e lo show deve continuare.

Nel frattempo, però, mentre i media più diffusi (ed anche gli altri) si scapicollano nell’inseguimento di notizie capaci di ‘catturare’ l’attenzione dei lettori, decine di migliaia di cittadini sentono il morso della crisi, sono dimenticati e paradossalmente dimenticano se stessi, chiudendo un circolo infernale nel quale il nulla riproduce nulla.

Sapere delle beghe legali di un politico può aiutare un cittadino a votare, ma forse essere messi in grado di conoscere l’attività di una giunta comunale o di una Regione ed avere consapevolezza  di come vengono amministrati i fondi pubblici (nella maggioranza dei casi male) aiuterebbe gli italiani a  rendersi conto dello stato reale del Paese e li indurrebbe a partecipare. Però dopo anni di bombardamento pettegolistico si sono trasformati anche i bisogni ed ora sono i cittadini ad esser diventati in gran numero gossip-dipendenti.

“La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione”, cantava molti anni fa Giorgio Gaber e non sbagliava.

“La partecipazione” non c’è più. Negli ultimi mesi una discutibile idea di ‘partecipazione’ è stata spesso utilizzata nel web da numerosi quotidiani on line, primo tra tutti ‘la Repubblica’, per lanciare decine di raccolte firme del tutto inutili per la difesa della democrazia in Italia, ma che hanno contemporaneamente mostrato alti livelli di adesione e confermato la potenza mediatica delle diverse testate e la loro supposta ‘influenza’ politica.

In Italia, poi, un’idea arcaica di ‘capitalismo’ non collega quasi mai prezzo a qualità e così in ogni attività viene cercato prima di tutto il guadagno e solo in un  secondo momento (e ben di rado) la sostanza del prodotto.

L’informazione, il cosiddetto “quinto potere”, dovrebbe essere ‘il cane da guardia’ sulle attività del Palazzo, ma non sfugge alla logica delle ‘convenienze’. Anche perché gli editori puri sono scomparsi, le aziende editoriali sono proprietà di banche o di gruppi industriali e la pur lecita e condivisibile strategia di espansione del profitto è diventata mera speculazione, lasciando i lettori senza fonti pluraliste di conoscenza.

“Siamo un Paese in costante campagna elettorale”, dicono spesso quelli che ancora si interessano di politica. E’ vero ed è un elemento di fastidio che i cittadini percepiscono, al quale non si offre spazio e del quale è difficile comprendere persino il senso, tanto ormai i partiti ed i media sono lontani dai sentimenti profondi degli italiani.

Per un decennio, prima degli anni ’90 e di ‘Mani pulite, l’Italia mediatica era invasa da ‘nani e ballerine’. Poi, con la cosiddetta ‘Seconda Repubblica’, sono arrivati anche i tronisti, i vip senza decoro, i cloni delle già da sole imbarazzanti ‘veline’, e la televisione ha sostituito la realtà con un cadavere mascherato dal cerone, vuoto e senza spessore. La politica del centro destra è diventata la cultura della banalità e l’opposizione ha inseguito quel modello smettendo di parlare direttamente ai cittadini ed imboccando anche lei la strada del gossip. E molti cittadini si sono messi a loro volta a ruota, premiando o punendo chi, di volta in volta, risultava più abile nella sottile arte del lifting. D’altra parte in un Paese nel quale ‘regna’ un signore ultrasettantenne orgoglioso del suo trapianto di capelli e nessuno si accorge della stravaganza del fatto non c’è molto da sperare.

E di questo si può esser certi: un numero enorme di italiani è assopito o dormiente. Se nell’arco di una giornata si passa più tempo a leggere del ‘Grande Fratello’, per altro quest’anno decisamente in difficoltà di ascolti, anziché della perdita di posti di lavoro, di crisi finanziaria e di violazioni gravi dei diritti probabilmente c’è da domandarsi di chi sia la responsabilità: se della politica, dei giornalisti o forse proprio dei cittadini.

Diego Ruggiano

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