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Lo tsunami del commercio

Autore: . Data: venerdì, 13 novembre 2009Commenti (0)

A causa della crisi un’ecatombe di negozi.

fallimentoPer Confcommercio “nei primi nove mesi dell’anno più di 50mila esercizi al dettaglio hanno chiuso i battenti e a fine anno si prevede un saldo negativo tra aperture e chiusure di circa 20mila unità”. Aumentano i costi delle imprese e diminuiscono i consumi delle famiglie.

In una ricerca presentata dal suo ‘Ufficio Studi’, l’associazione dei commercianti ha rilevato che tra i motivi della crisi ci sono l’aumento dei costi a carico delle imprese e la debolezza di lungo periodo dei consumi delle famiglie. Si tratta di un fenomeno iniziato nel 2005, con un saldo negativo di circa 3.300 imprese, e poi letteralmente “esploso” negli anni seguenti con un crescendo impressionante: meno 11.456 esercizi nel 2006, meno 20.157 nel 2007, meno 22.343 nel 2008.

Carlo Sangalli, presidente dell’associazione ha spiegato: “Tra il 2000 ed il 2008, i consumi pro-capite sono cresciuti in media di appena lo 0,5 per cento all’anno, mentre ormai le spese obbligate – affitti, luce, gas, acqua e quant’altro – assorbono quasi il 40 per cento della spesa complessiva. Il tutto con una pressione fiscale complessiva inchiodata intorno al 43 per cento.”

“Non solo, tra il 2002 ed il 2008, – ha insistito il leader di Confcommercio – gli esercizi alimentari specializzati si sono ridotti di 13 mila punti vendita, ma oggi le vendite dei prodotti alimentari soffrono anche nella grande distribuzione. La nostra proposta è, allora, semplice: sosteniamo i redditi delle famiglie e sosteniamo l’innovazione anche nei servizi, anche nella distribuzione commerciale. In entrambi i casi, si tratta, infatti, di due grandi ‘volani’ di crescita. Ne trarrebbero vantaggio le famiglie e le imprese dei servizi. Ma soprattutto ne trarrebbe vantaggio l’economia del Paese nel suo complesso”.

La previsione per il settore a fine 2009 è di 108mila posti lavoro in meno. Dallo studio emerge anche che nei nove mesi tra gennaio e settembre di quest’anno, il numero di ore di cassa integrazione concesse nel settore del commercio è cresciuto del 330% ed equivale all’ammontare concesso nell’ultimo triennio.

Il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni ha commentato i dati: “Questa è la realtà: una crisi grave che continua a mordere l’economia e a colpire il lavoro”. “Alla grave crisi che viviamo – ha continuato il dirigente sindacale – si contrappone una realtà virtuale, fatta di ottimismo”.

Fammoni ha invitato ad alzare la guardia contro “gli annunci di crisi superata”, che conducono alla “non necessità di interventi per tutelare le persone e far ripartire lo sviluppo, i consumi e la produzione”. “La verità dei fatti – ha concluso Fammoni – dimostra che la legge Finanziaria in discussione è inadeguata e che serve cambiare merito ed atteggiamento”.

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