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Lo scudo fiscale va a rilento

Autore: . Data: venerdì, 20 novembre 2009Commenti (0)

Le banche straniere fanno ostruzionismo e potrebbe arrivare una proroga.

soldiIl 15 dicembre termineranno i termini per aderire allo scudo fiscale. Nelle casse dello Stato stanno rientrando capitali da molti Paesi e questo ha creato non pochi dispiaceri alle banche straniere. Negli ambienti bancari italiani si parla molto della necessità di una proroga fino al 15 Aprile. Una data che si era già sentita nell’aria durante la presentazione della manovra. Per esigenze di cassa e lasciare poco tempo alle contromanovre, si era ristretta la forbice ed il termine ultimo era stato fissato al 15 Dicembre.

Ora, a pochi giorni dalla chiusura dei termini, è sempre più forte la richiesta di proroga, sia da parte dei clienti che delle banche. Molti istituti italiani stanno trovando la resistenza dei colleghi esteri. Un contrasto sottile, ma deciso. Per chiudere un conto, un istituto svizzero, ha chiesto ad un cliente 10mila euro.

Nei giorni scorsi, fuori dai sontuosi saloni di istitutuzioni prestigiose, si sono viste scene inaudite, come file di persone lasciate sotto la pioggia in attesa dell’apertura delle banche.

Il clima si fa rovente, i tempi stringono e le lungaggini burocratiche aumentano. In caso di smobilizzo di partecipazioni o azioni, si sentono difficoltà incredibili. Tutto per non rendere facile la vita ai propri clienti e scoraggiarli dall’andar via. Si rischia di registrare perdite ingenti. Una tecnica molto utilizzata è quella di inviare agli istituti italiani documentazioni incomplete e poco chiare.

Altro tentativo delle banche per tenersi i correntisti consiste nel suggerire loro l’ipotesi di una debacle tipo quella che ha messo in ginocchio qualche anno fa l’Argentina e nella quale potrebbe trovarsi l’Italia in futuro, pur di non farli cedere alle lusinghe dello scudo, comunque un’occasione importante per molti contribuenti non in regola col fisco ed a rischio accertamento.

I 100 miliardi di euro rientranti, che permetterebbero un’entrata per le casse pubbliche di circa 5-6 miliardi di euro, sembrano così una cifra ancora lontana. Di sicuro dopo l’indignazione per lo scudo, si sta parlando poco dell’ostruzionismo contro la manovra che le banche estere stanno mettendo in atto.

Il tentativo, sempre meno velato, è quello di non cedere i 100 miliardi che Tremonti vorrebbe veder tornare nei confini nazionali. Di sicuro, per raggiungere l’obiettivo minimo desiderato non si possono chiudere i termini il 15 Dicembre.

Per ora rimane tutto nell’incertezza, anche per continuare a tenere sulle spine eventuali beneficiari indecisi, ma nelle prossime settimane non sarà difficile trovarsi sotto l’albero il regalo di una proroga.

Alessandro Cascia

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