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Le battaglie di Alemanno

Autore: . Data: mercoledì, 11 novembre 2009Commenti (1)

A Roma il traffico porta via undici giorni l’anno. Ma il sindaco insegue lavavetri e giocolieri.

trafficoIl dato ricavato da una ricerca del Codacons. Il calcolo fa riferimento al tempo perso viaggiando alla velocità di 30 chilometri orari incolonnati ai semafori e in fila indiana lungo la strada da casa al lavoro e viceversa: a Roma in questo modo si bruciano mediamente 260 ore.

Carlo Rienzi, presidente dell’associazione, ha spiegato: “Si tratta di giorni di vita letteralmente buttati al vento, e di ore sottratte al tempo libero, alla casa e alla famiglia. E’ intollerabile che in una metropoli come Roma, per collegare un quartiere situato a sud con uno situato a nord, nelle ore di punta si impieghino in automobile oltre 2 ore, lo stesso tempo che si impiegherebbe per raggiungere dalla capitale regioni come la Campania, la Toscana o l’Umbria”.

Secondo il Codacons la soluzione c’e': incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici, rendendo bus e tram puntuali e garantendo una loro maggiore frequenza, e usare il pugno duro con chi contribuisce a determinare il traffico parcheggiando in seconda fila, limitando la carreggiata o rallentando le altre autovetture.

Maurizio Policastro, vice-presidente Pd della Commissione Mobilità al comune di Roma e il capogruppo del Pd in Campidoglio, Umberto Marroni hanno spiegato: “Doppie file, parcheggi selvaggi, disincentivazione del mezzo pubblico e una gestione confusionaria della polizia municipale distratta ormai da attività improprie, stanno portando Roma sempre più nel caos. Dopo le indagini dell’Aci, anche quella del Codacons conferma il regresso delle politiche della mobilità a Roma”.

I due rappresentanti dell’opposizione hanno continuato: “Dopo 18 mesi di amministrazione di centrodestra, gli automobilisti romani per spostarsi nella città impiegano ancora più tempo che negli anni passati e raggiungono il record di 11 giorni di vita l’anno buttati nel traffico. Per una amministrazione a corto di idee e senza progetti, l’unica politica della mobilità rimasta è quella di arrangiarsi”.

Oltre le semplificazioni demagogiche e le schermaglie politiche tra i partiti è innegabile che la situazione del traffico e dell’igiene urbano nella capitale abbia raggiunto livelli di guardia. Intanto, però, il sindaco sembra più impegnato nella sua ‘crociata’ contro gli stranieri che per migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Con l’entrata in vigore dell’ordinanza anti lavavetri, giocolieri e venditori ambulanti, dal 2 novembre la polizia municipale è impegnata anche nel rincorrere e multare chi svolge ai semafori quelle arttività. Un’agenzia di stampa nei giorni scorsi scriveva che “c’è una pressocchè totale assenza per le strade di lavavetri e giocolieri” ed informava: “Pattuglie del Reparto di Polizia Giudiziaria del XVII Gruppo, dirette dal comandante Antonio Bertola, hanno controllato oltre al territorio del municipio di loro competenza anche altre zone della città. Dall’Eur a Primavalle sino a ridosso del centro storico assai esiguo il bilancio: due sequestri, di cui uno a carico di ignoti ed un individuo fermato perchè privo di documenti”.

Così mentre interinabili file di automobili si divincolano tra macchine parcheggiate irregolarmente, autobus bloccati da sosta selvaggia, semafori impazziti, inquinamento elevato e sporcizia un po’ ovunque alcune pattuglie di vigili setacciano la metropoli alla ricerca di cittadini italiani e stranieri che tentano di sopravvivere alla crisi lavando i parabrezza, vendendo quotidiani, accendini o merce varia o, nel caso dei più fantasiosi, allietando gli automobilisti con giochi di prestigio improvvisati o veri e propri esercizi da giocolieri. I malcapitati, già poveri, subiscono se ‘pescati’, un’ammenda da 100 a 200 euro (che non pagheranno mai), il sequestro degli attrezzi e la confisca dei proventi.

Il motivo dell’oridinanza è quello di contrastare il ‘racket’ che si nasconderebbe dietro i poveri. Peccato che per presidiare le decine di migliaia di incroci romani la ‘pericolosa associazione criminale’ dovrebbe impiegare un vero e proprio esercito di ‘sorveglianti’. In realtà, come già avviene per la prostituzione, si tratta di operazioni ‘cosmetiche’, che non risolvono nulla, impegnano molti uomini della polizia urbana e aggravano i fenomeni, perchè spingono sempre più verso la ‘clandestinità’ centinaia di persone che potrebbero essere più facilmente controllate se visibili. Nel caso delle prostitute il fatto è più che evidentee, perchè nel caso di minorenni o di donne schiavizzate i protettori le rinchiudono in case nelle quali esercitano comunque ‘il mestiere’, ma non sono più avvicinabili dalle associazioni umanitarie ed anche dalle forze dell’ordine.

Il Campidoglio ha anche promosso una singolare opportunità: i minorenni, le donne e i migranti con permesso di soggiorno che denunceranno ‘gli sfruttatori’ (quasi mai esistenti) riceveranno l’assistenza dei servizi sociali, da anni non in grado di far fronte alle numerose emergenze che una città di quasi tre milioni di abitanti produce in gran numero.

Al di là della fiaba sull’assistenza, l’ordinanza ha anche una valenza razzista. Gli stranieri debbono essere portati in un posto di polizia e identificati. Per chi è senza permesso di soggiorno è pronto il Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. I ‘regolari’ invece possono tornare a casa, di solito una panchina o un cartone, con la multa in tasca.

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Commenti (1) »

  • Roberto Pardo ha detto:

    Sicurezza è innanzi tutto, riportare la legalità in tutti i settori.
    Quando le regole della civile convivenza restano inapplicate, sia a causa di situazioni oggettive che acuiscono le problematiche, sia a causa della perdita di controllo del territorio, alla quale assistiamo da molti anni (emblematico il caso del sud Italia), nelle sacche che restano fuori dal controllo, si annidano spesso (ma oserei dire sempre), fenomeni criminali che tendono poi a trasformarsi da microcriminalità a vere e proprie organizzazioni criminali.
    E’ in questo senso che bisogna intendere, a mio giudizio, il ruolo delle polizie locali: riportare la legalità partendo dagli elementi più vicini alla vita di tutti i giorni, quindi più vicini al cittadino, per restringere gli spazi incontrollati nei quali prolifera l’illegalità.
    Anche la semplice auto in seconda fila, se resta impunita, è un elemento che testimonia visibilmente l’assenza delle istituzioni, così come l’assoluta impunità delle attività vietate (lavavetri, commercio abusivo ecc.) e, ancora peggio, l’accettazione implicita di questa situazione degenerativa da parte del cittadino, delegittima le istituzioni.
    Tollerare l’illecito è un atteggiamento antisociale da parte del cittadino, è un comportamento assurdo per una pubblica amministrazione.
    Se, per volontà politica o per tendenza sociale, si ritiene inopportuno reprimere un comportamento, si deve avere il coraggio di abrogare le norme che vietano tale comportamento.
    Fare il gioco dello struzzo, quello che mette la testa sotto terra per non vedere il pericolo, non è consono ad una civilta umana progredita.
    Concludo con una breve notizia.
    Ieri sera, due vigilesse sono state aggredite da un automobilista che aveva l’auto in seconda fila e riteneva di subire un abuso, perchè le agenti lo avevano contravvenzionato omettendo di avvertire preventivamente con il fischietto.
    Questo anche per dire che siamo sempre in prima linea nella lotta contro la sosta selvaggia, anche se investiti di nuovi compiti.
    Lascio ad altri lettori lo spazio per ulteriori commenti.

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