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La storiaccia di Malpensa

Autore: Repetto. Data: mercoledì, 4 novembre 2009Commenti (0)

A ridosso del filo spinato delle recinzioni proseguono i lavori di ampliamento dell’aeroporto. Tra irrisolti problemi occupazionali e proteste più o meno civili. Un articolo per “Tu Inviato”

malpensaPare lontano un millennio il tempo in cui molti cittadini, residenti nei paesi interessati dai sorvoli di Malpensa, esponevano sui tetti lenzuola candide con l’epigrafe “Comune vittima di Malpensa 2000”.

Lontanissimo ed attuale poiché da allora, quel mostro nella brughiera varesina ha continuato ad alimentarsi di terra, di verde, d’aria, ingigantendo la propria forza ed il proprio dominio su tutto ciò che gli stava intorno, paesi compresi, ovviamente…

Oggi, terminata la delocalizzazione delle comunità a ridosso del filo spinato delle recinzioni, proseguono i lavori di ampliamento di quello scalo aeroportuale, nonostante le proteste dei sindaci che, come retori senza arte né parte, strillano secondo copioni stravisti.

L’arte e la parte invece ce le hanno coloro che si interessano agli affari, grossi affari, di gestione economico-territoriale, logistico-finanziaria, tecnologico-infrastrutturale: paroloni inventati all’uopo e che in soldoni significano ricchezza, tanta ricchezza.

Da ultima la Lega nord, che già sull’Alitalia era stata categorica, a pseudodifesa dei lavoratori che lì dentro ci campano: “L’Hub varesino garantirà nuovi posti di lavoro!”.

Infatti, malgrado l’occupazione (quella vera) sia paurosamente calata, si è deciso che Malpensa si può allargare, sviluppare, mai bloccarsi o regredire rimpicciolendo, come un tumore inarrestabile.

Attenzione, però: tanto rumore ha risvegliato qualcuno che va chiedendosi perché quelle voci di protesta civile alzatesi allora non hanno avuto alcun effetto, alcuna conseguenza. Perché tanti cittadini abitanti quel luogo, probabilmente tutti fruitori dei trasporti aerei, non la vogliono più quella realtà, considerandola abnorme?

Interessante sapere chi siano questi signori; oh-oh, gli stessi che l’altro giorno insistevano sul dilatamento cementizio del Terminal. Possibile? Possibilissimo se l’interesse è mutato.

All’inizio contava cercare consenso tra i disoccupati, affamati di lavoro nei servizi aeroportuali, garantendo posti per tutti; ora conta il consenso di chi già lavora, ma al di fuori del sedime aeroportuale, e non ne può più di Malpensa.

Perché? Ecco perchè. Proponete all’ingegner Rossi di prendere il sole in piscina, d’estate, nel parco della sua villa a ridosso del Castello di Somma Lombardo… Impossibile! E non perché non esista, ma perché avreste dovuto comunicarglielo a gesti, causa l’assordamento procurato dai cargo in decollo; e perché avreste dovuto attendere che passassero quei 747 che gli adombrano il giardino; ed inoltre perché avreste dovuto tenere gli occhi sempre chiusi, per non vedere quella cinerea scia di combustibile depositarsi sopra la sua testa rapata.

Oppure, d’autunno, accompagnate il dottor Bianchi a cavalcare nei suoi boschi, nell’antica Cascina di Tornavento… improbabile riusciate ad evitare di inciampare tra gli arbusti ischeletriti, zigzagando tra bidet e pneumatici abbandonati. O più semplicemente, domenica spostatevi con la Rover del professor Verdi in direzione dei laghi varesini, dove possiede il Resort più esclusivo. Così riservato che vi arrivano in pochissimi, estenuati dal singhiozzo delle code e dalle deviazioni incomprensibili dei cantieri perenni sulle strade provinciali.

Chiaro, no, cosa accade? Si sta violando un diritto sacrosanto, almeno per chi ne può godere: il diritto, tutto privato, delle proprietà personali; il diritto all’esercizio del privilegio dei benestanti possessori di beni, stressati, disturbati dal logorio del mondo moderno e dagli avioggetti a basso costo.

Allora si frena, accorgendosi del male, avanzato devastando la vita naturale, solo allora. Il  nostro insegnante di Scienze ci spiegava che la brughiera della Malpensa stava sui libri di Botanica quale habitat unico e preziosissimo ed ora non c’è più.

Embè!, anche oggi lo troviamo sui libri: di medicina delle catastrofi però. “Ma che catastrofismo”, si replicherà; ed allora veniteci ad abitare voi qui sotto, vi passo questa inserzione: Lonate Pozzolo, borgo secentesco, splendida vista Piloti in atterraggio, svendo.

Massimo Crespi

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