cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca
Regola la dimensione del carattere: A A

La nuova crociata del crocefisso

Autore: . Data: lunedì, 9 novembre 2009Commenti (0)

Il dibattito impazza ed il ministro Gelmini non perde occasione per intervenire.

gelmini2La tendenza a strumentalizzare tutto pur di guadagnare un voto o un telespettatore ha travolto anche la fede. Nella giornata di ieri i programmi della domenica si sono occupati della decisone di Strasburgo, offrendo da Meluzzi a Parietti siparietti rissosi e superfiaciali.

Nella mattinata intanto, su Sky, il ministro dell’Istruzione aveva ribadito la decisione del governo di opporsi alla sentenza, definendola “fortemente irrispettosa, oserei dire quasi violenta, verso il popolo europeo”. Poi aveva aggiunto: “Penso che il pronunciamento della corte di Strasburgo non sia improntato ad una corretta laicità, ma a una ideologia laicista. Non si può disconoscere il profondo valore, l’identità, le tradizioni e l’elemento di unificazione da sempre rappresentato dalla religione cattolica e dal simbolo del crocifisso. In Europa ci sono otto stati le cui bandiere riportano il simbolo del crocifisso. Cosa dovrebbero fare? Toglierlo dalla bandiera?”.

Eppure le diverse storie sulle croci nelle bandiere europee non sono sempre particolarmente ‘edificanti’. Nel caso della bandiera danese, la più antica del mondo, in uso dal XIII secolo, la storia della croce nel vessillo è legata ad una manipolazione storica e ad una leggenda nata durante una guerra.

La Danimarca, nell’antichità, aveva fortissime spinte imperiali ed espansioniste, sostenute con vigore dalla Chiesa. Dal 1157 fino al 1182 regnò sul Paese Valdemaro I, detto ‘il Grande’, che consigliato dal vescovo Absalon di Roskilde, mente occulta del governo, diede vita alla futura capitale ‘Kopmannaehavn’, che di religioso aveva pochissimo, come testimoniava la traduzione del suo nome: porto dei mercanti. Un suo successore, Valdemaro II ‘il Vittorioso’, nella prima metà del 1200 decise di invadere i Paesi limitrofi ed arrivò fino all’Elba. Furono conquistati i Paesi tedesco-vendi lungo il Baltico e l’Estionia.

Per prendere le terre baltiche, il sovrano inventò una ‘crociata’ contro i pagani ed in quella guerra nacque la leggenda della bandiera, chiamata “Dannebrog”, il vessillo caduto dal cielo. Al centro della nascita del mito fu in seguito Petrus Olai o Peter Olsen, un monaco di Roskilde, che scrisse nel 1527 una “Storia della Danimarca”.

La voce popolare narrava che, mentre si combatteva in Livonia nel 1208, durante una battaglia a Felin, l’esercito danese stava per essere travolto, ma i soldati in preda alla disperazione implorarono l’aiuto di Dio e subito, miracolosamente, cadde dal cielo un drappo di lana rossa con una croce bianca. Contemporaneamente dall’alto una voce esortava ad alzare lo stendardo contro i nemici che, spaventati moltissimo dal prodigio si ritirarono. La traduzione di Dannebrog infatti è “rosso”, da dan, e “drappo – stoffa”, da brog.

La battaglia di Felin, però, a patto sia avvenuta, fu cosa del tutto priva di importanza, tanto da essere ignorata da tutti i cronisti medioevali. Del fatto era ben conscio il monaco, che così decise di ‘aggiustare’ la leggenda, trasportandola al 1219 ed associandola alla battaglia di Lyndanisse, nel Nord dell’Estonia, durante la ‘crociata’ per conquistarla.

Il ‘trasferimento’ di tempo e di luogo fu determinato dal fatto che nel combattimento ‘sostitutivo’ erano in campo l’arcivescovo Anders Suneson e molti altri importanti esponenti della Chiesa, a quel tempo molto più abili a roteare le spade che la croce.

Così il buon Olai o Olsen confezionò la sua verità. A Lyndanisse i danesi erano stati colti di sorpresa e Theoderik, vescovo di Estonia ed alleato dei ‘crociati’, era stato ucciso insieme a molti dei suoi. Per cambiare le sorti della guerra gli altri vescovi salirono su una collina e fecero un voto: in caso di vittoria ogni danese, dall’età di 12 anni in poi, ogni anno e in ricorrenza della data della battaglia, avrebbe mangiato solo pane e acqua. Dio si commosse e fece cadere la bandiera dal cielo mentre il re, che non era lontano con la sua flotta, arrivò coi rinforzi e sconfisse i pagani. Era il 15 giugno 1219, giorno dei santi Vito e Modesto, oggi considerato festa nazionale e chiamato il “Giorno di Valdemaro”, che coincide anche con il ritorno, avvenuto nel 1920, con plebiscito, dello Schleswig settentrionale alla Danimarca.

La ‘credenza aggiustata’, per la verità molto ‘pagana’, è durata secoli, almeno fino al XVII secolo. Per tutto quel tempo, dovendo giustificare la mancanza delle reliquie del vessillo, si inventò una nuova leggenda: la bandiera con la croce era conservata dai re in un luogo sicurissimo e segreto che solo loro conoscevano.

Siccome, però, ogni leggenda nasce da qualcosa di vero gli storici cercarono una spiegazione per capire da dove provenisse la credenza popolare. La spiegazione più diffusa è quella che lo stendardo con la croce fosse stata la bandiera di qualche vescovo guerriero, o meglio ancora un dono del Papa al re danese come buon augurio per le sorti della guerra.

E qui si arriva alle croci nelle bandiere citate da Gelmini. I Papi usavano regalare bandiere con la croce in occasione delle spedizioni militari per la diffusione della fede. Un esempio molto conosciuto è quello dello stendardo bianco con una croce rossa che Papa Alessandro II inviò a Gugliemo il Conquistatore prima che invadesse l’Inghilterra nel 1066. Nel 1199 Papa Innocenzo III donò uno stendardo simile al re di Armenia perché lo usasse contro gli ‘infedeli’. Altro stendardo crociato fu donato ai bulgari. Insomma, erano una specie di ‘portafortuna’.

Sven Tito Achen, uno studioso del ‘Dannebrog’, partendo da una visione più ampia delle bandiere europee dell’epoca e non limitata alla sola Scandinavia ha avanzato una ipotesi che è da considerare assai probabile. Muovendosi dalla constatazione che lungo i confini del Sacro Romano Impero una serie di bandiere e di stemmi di nobili e di città erano ornati da una croce,lo storico ha sostenuto che il fatto fosse indotto dal vessillo di guerra della Germania imperiale.

La bandiera germanica, il Reichsturmfahne, fu in uso dal 1190 al 1400 circa e consisteva in una croce bianca in campo rosso. In quel periodo gli imperatori tedeschi si consideravano al di sopra dei vassalli locali e per questo i poveracci, non potendo competere con la forza del sovrano dovevano fingere di essere consenzienti e utilizzare anche la bandiera imperiale.

Il paradosso è che la croce scandinava, che simboleggia la cristianità ed è presente nei vessilli di Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia ed Islanda, ha assunto solo con le battaglie democratiche della fine del XVIII seocolo e nel periodo successivo un valore reale di pace e di unità tra i popoli di quella regione d’Europa, fino ad allora in guerra tra loro. Fu nell’insurrezione dei patrioti dello Schleswig-Holstein contro la Prussia , nel 1848-50, a consolidarsi il sentimento nazionale della Danimarca, trasformando quel simbolo legato alle guerre di conquista in nome della fede in un segno di pace e di volontà di convivenza profondamente laico, ispirato dall’illuminismo e dalle dottrine politiche nate dalla Rivoluzione francese.

La storia delle croci nelle bandiere non nega certo l’importanza del Cristianesimo nella storia europea, ma di certo non ne offre un’immmagine di particolare profondità religiosa, ma piuttosto ne fa un simbolo di guerra, conquista e distruzione. Insomma il ministro avrebbe fatto meglio a cercare un altro esempio.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008