La debolezza del No Berlusconi Day
Un’altra scampagnata romana per decine di migliaia di cittadini senza alternative. C’è altro da fare.
Si avvicina la data dell’ennesima manifestazione contro il Cavaliere e nulla sembra autorizzare un minimo di ottimismo. Nei mesi passati sono stati diversi gli appuntamenti di piazza simili, dalla giornata per la libertà di stampa allo sciopero contro la riforma Gelmini.
La Capitale sembra ormai abituata a questo rito di passaggio, nel quale una compagnia di giro si riunisce per ribadire la ‘fermezza’ di un’opposizione che da più di dieci anni rappresenta la metà quasi esatta del Paese. Almeno in termini elettorali.
Ed anche gli sketch che precedono la giornata fatidica sembrano richiamare lo sempre lo stesso copione. Di Pietro incita le folle alla mobilitazione, il Pd si defila e non dice per dire o dice per non dire, la ex sinistra ‘radicale’ (oggi boccheggiante) cerca un posto al sole ormai svanito, ‘la Repubblica’ nella sua veste di quotidisano-partito si addatta alle ‘spinte spontanee’ sperando di tenere la tiratura alta ed una selva oscura di intellettuali, artisti e pensatori si profonde in adesioni immaginando di vedere il proprio nome finalmente in calce da qualche parte.
La pena per chi si accorge della totale inutilità di tutto questo è terribile: dover partecipare comunque, perchè tenersi fuori sarebbe in ogni caso colpevole, ma sapendo bene di non affrontare in modo serio problemi drammatici.
Il nodo della questione sta nella divisione in due permanente del Paese, frattura che non si riesce a spezzare. Il motore del macchinario infernale è il Cavaliere, uomo senza strategia, ma paradossalmente con un obiettivo chiaro: quello di trasformare l’Italia in una specie di società per azioni nella quale, grazie al suo ruolo di amministratore delegato, possa fare e disfare, senza limiti e sanzioni.
Berlusconi crede in un modello di società del nulla che perfettamente coincide con la programmazione delle sue televisioni (ed oggi anche di una buona parte di quelle Rai), grazie alle quali i cittadini del Belpaese possono nutrirsi di straordinario trash mediatico, così soporifero da trasformare anche individui senza qualità i straordinari catalizzatori di share. Mentre Publitalia fattura al meglio delle possibilità.
Questo scenario lugubre si trascina da tempo e sembra ricordare una persona impegnata a raccontare una barzelletta della quale ha dimenticato la battuta finale. Il disgraziato continua a parlare, a gesticolare, ad arrampicarsi sugli specchi sperando di ricordare la battuta conclusiva, ma intanto chi lo ascolta s’annoia, si distrae ed alla fine rimane lì solo per non mostrarsi ineducato.
Dall’altra parte la cosiddetta sinistra è ormai un museo delle cere. Non riesce più a trovare l’idea, i suoi dirigenti sono lontani dal presente quanto un amanuense da un programmatore di software, i suoi militanti (non gli elettori) sono come polli d’allevamento, occupatissmi a discutere di cose strampalate, di equilibri interni, di manovre bislacche e molti di loro da anni non vedono (si applichi anche il genere femminile) un lavoratore, un disoccupato, un cassintergato, un migrante, un giovane graffitaro o un ragazzo che pensa solo a facebook o alla sua squadra del cuore.
Gli elettori, moltissimi a sinistra e non pochi a destra sono, come si è scritto prima, nel ruolo di ingrato di ascoltatori passivi del narratore di barzellette senza finale.
DIre ‘No’ è semplice, forse anche banale: “Non voglio questo presidente del Consiglio” è la frase di base. Poi, però, c’è una domanda immediatamente successiva: “Che vuoi al suo posto?”.
Ed è qui che casca l’asino. Un mondo più giusto? Il lavoro per tutti? La difesa dei più deboli? La fine del razzismo? L’aumento degli stipendi e la diminuzione del prezzo della benzina, delle tasse e del biglietto del cinema?
E chi dovrebbe compiere il miracolo di trasformare un Paese ai limiti della decenza in un luogo civile, efficiente, accogliente ed organizzato, nel quale la vita dei cittadini, l’ambiente e le relazioni sociali sono un armonioso incastro di spendide certezze e di affascinabti opportunità? Bersani e il buon Di Pietro, la senatrice Finocchiaro o Oliviero Diliberto, Casini col nuovo adepto Rutelli, il redivivo Violante o Debora Serracchiani, Fassino e Chiamparino, Franceschini o Marino, qualche blogger e il popolo di Facebook, il ‘terzo settore’ e Beppe Grillo? Come si potrà edificare il Nuovo Mondo in questo modo? E per che strada ci si arriva?
L’obiezione a questo ragionamento è fin troppo facile: così sembra non ci sia nulla da fare, è ‘disfattismo’.
Non è così. Nel Paese, tra i depressi ascoltatori del barzellettiere incapace ci sono intelligenze, talenti, energie e pensieri profondi. Sono stati espulsi dai tinelli della politica o addirittura invitati in via preventiva a rimanerne fuori. Non sono giovani o anziani, donne o uomini, ma sono semplicemente i cittadini che abitano nella sociatà civile.
Sono decine di migliaia, chiusi nelle proprie case, arroccati nella difesa delle proprie competenze professionali, senza voce, ma con una gran voglia di parlare. Non frequentano Facebook e neppure Twitter. Sono come le maestre di Milano, che si sono accorte di una ingiustizia ed hanno manifestato per i bambini romanì cacciati da via Rubattino. Quanti sanno dov’è quella via, cosa ne è stato degli scolaretti ‘zingari’, dove vivono adesso dopo essere stati cacciati via dalle baracche senza alcuna alternativa possibile. Nessuna compagnia di giro è andata lì, in qui giorni terribili, non per dire ‘No, ma per cominciare di nuovo ad esistere in una periferia del Paese, in una occasione di tutti i giorni, in una delle tante tragedie quotidiane che con la crisi stanno devastando fabbriche, uffici, centri di ricerca, negozi, famiglie, intere comunità.
Su di un tetto della capitale i lavoratori dell’Ispra difendono da giorni il proprio posto di lavoro e fanno sapere: “Sappiamo che questa notte non sarà l’ultima, perché per ora non ci sono segnali chiari da parte dell’amministrazione. Nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento”.
Con loro sono tanti gli altri lavoratori che fanno cose simili in tutt’Italia e quasi nessuno lo sa. Il Mondo Nuovo comincia da lì e forse, invece di un gran rito mediatico e inutile come in No B Day, sarebbero utili migliaia di semplici testimonianze di solidarietà quotidiana ed umana. Per ricostruire quel circuito di consuetudine personale e politica, più forte delle appartenenze e delle idee individuali, che unisce i cittadini, li rimette in gioco, li fa discutere ed amare e permette loro di riconoscere i più bravi, quelli che grazie ai pensieri ed alle capacità di tutti sapranno ritrovare l’idea, quella materia indispensabile per riunificare un Paese diviso da un uomo senza altra qualità se non quella di separare per regnare da solo e grazie ai suoi vassalli.
E’ difficile, non è la scampagnata di un giorno, ma un impegno durissimo che può durare anni, eppure senza il quale nessuna poltica saprà mai diventare una strategia seria per titrar fuori l’Italia da un pantano che rischia di uccideci tutti. Lo slogan allora potrebbe essere: “Dieci, cento, mille gite dove c’è qualcuno col quale inventare”.
Roberto Barbera


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