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L’Aquila, il pasticcio della sospensione Irpef

Autore: . Data: venerdì, 27 novembre 2009Commenti (0)

Concessi dal governo, dopo il sisma, otto mesi di provvisorio blocco fiscale. Ma il provvedimento non è stato ancora prorogato. Un articolo per “Tu Inviato”.

terremotoAbruzzo 1024x768“Ogni cosa a suo tempo”. Fornita dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, potrebbe essere una risposta tattica su un quesito qualunque. Se non fosse che i destinatari dell’invito a pazientare sono i già esausti Aquilani e la richiesta non è certo tra le più banali: la proroga della sospensione dei versamenti Irpef.

Sta per scadere, infatti, quello che molti vorrebbero fosse il primo rinvio, decretato con grande tempestività il 9 aprile 2009, tre giorni dopo il sisma che ha distrutto la provincia de L’Aquila. Una sospensione già criticata per la disparità con il trattamento per i terremotati dell’Umbria del 1997, ai quali venne sospesa l’Irpef totalmente per poi recuperarne il 40% dopo 12 anni e in 120 rate.

Ben diversa la situazione della popolazione colpita dal sisma in Abruzzo, alla quale sono stati concessi solo otto mesi di sospensione, con l’impegno al rimborso del 100% in 24 rate.

Una clausola che anche con un’eventuale proroga si potrebbe ritenere come minimo ingiusta. La misura invece non solo si renderebbe necessaria, ma sarebbe quasi insufficiente a fronte dei quasi 8mila lavoratori dipendenti in cassa integrazione e di quasi altrettanti lavoratori autonomi che fino al settembre scorso hanno richiesto un sostegno al reddito.

Le sospensioni dei versamenti Irpef hanno riguardato 6.500 pensionati e 2.000 persone fisiche. In prossimità della scadenza del 30 novembre, tali esigenze sono state rivendicate nel corso di una riunione nella sede dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) abruzzese a cui hanno preso parte rappresentanti di Ance, Apindustria, Confapi, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Coldiretti, Cia, Cgil, Cisl e Uil.

Dalla riunione è emerso un documento indirizzato al Governo che sintetizza i motivi di urgenza per i quali si richiede una proroga urgente per le imposte su redditi per molti ancora inesistenti dopo il disastro del cratere interessato.

“La mancata proroga – secondo una nota della Cgil de L’Aquila – insieme alla riattivazione del pagamento dei mutui prevista per gennaio 2010, coinciderebbe con un periodo in cui le famiglie e le imprese dovranno affrontare un aumento legato alla ricostruzione”.

Oltre alle richieste del prolungamento della defiscalizzazione di un territorio che in tempi di crisi è ormai diventato, non solo simbolicamente, il suo epicentro, al Governo si chiedono gli stessi trattamenti riservati al sisma in Umbria e Marche di 12 anni fa.

Le preoccupazioni montano anche per l’eccessivo risalto dato a operazioni più spettacolari che efficienti, come il piano c.a.s.e. che di fatto lascia ancora senza vera casa (quella senza punteggiatura) centinaia di famiglie, trasportandone molte altre a decine di chilometri di distanza dalla residenza e spingendo molti cittadini a un silenzioso ritorno alle case originarie benché pericolanti.

Inoltre cresce la paura di venire beffati da un Governo che ha fatto recentemente molti proclami sulle detassazioni di Irap, di versamenti dell’Irpef differiti per il 20% e delle creative “mille proroghe” che puntano a lasciare più liquidità nelle tasche degli italiani. Per gli Aquilani intanto c’è “ancora tempo”.

Fabrizio Marcelli

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