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Interpreti sfruttati. In Tribunale

Autore: Repetto. Data: lunedì, 30 novembre 2009Commenti (0)

Quattro euro lordi all’ora: questo è il compenso destinato a quei professionisti al servizio della giustizia. Un articolo per “Tu Inviato”

giudiceUn ventesimo di quanto ricevono in Olanda e un sesto, addirittura, del compenso in Albania: ecco il compenso degli interpreti nei tribunali o nelle procure del nostro sfortunato Paese, ecco l’ennesimo esempio di mal funzionamento della giustizia italiana.

Ma chi sono e che funzione hanno queste persone? I dati ci arrivano direttamente da loro, dall’Associazione che hanno fondato a Milano. Nel capoluogo lombardo sono circa una sessantina, provenienti da Paesi diversi ma con una ottima conoscenza della nostra lingua, una preparazione superiore, a volte laureati, molti ormai in possesso della cittadinanza italiana.

Per le capire loro funzioni basta riportare alcune righe di un loro documento: “(…) è inoltre significativo ricordare che le consulenze in questione riguardano indagini relative a narcotraffico, ed altri reati di massima pericolosità”.

Da questo si capisce ruolo e importanza che ricoprono: operazioni di intercettazione che durano ore e ore, magari intere giornate, comprese le notti. Un confronto duro, difficile, con i clan più agguerriti della criminalità internazionale presente sul territorio italiano.

Ci mettono la faccia, firmando i verbali, deponendo ai processi. Devono fare molta attenzione pure nelle comunità di appartenenza. Minacce ci sono già state e anche atti intimidatori, come a Bologna dove a un interprete rom è stata bruciata la roulotte. E lo Stato li ripaga con quattro euro lorde all’ora. Ma neppure questo è vero perché i compensi non arrivano regolarmente, anzi molti di loro stanno aspettando il saldo delle competenze 2008 a cui si vanno ad aggiungere molte delle competenze 2009 non ancora pagate.

“Sembra assurdo, ma è tutto vero. Pure le grandi compagnie telefoniche erano in forte credito, ma hanno fatto la voce grossa minacciato di interrompere il servizio e sono state pagate. Noi invece siamo trattati come lavoratori di serie b, anche come cittadini di serie b. Non ho problemi a pensare che ci sia anche un po’ di razzismo, dopotutto per loro rimaniamo stranieri”, spiega una delle traduttrici che chiede di rimanere anonima.

Difficile lavorare in queste situazione e difficile anche protestare visto i problemi di sicurezza personali dei traduttori. E allora ecco la fuga dei professionisti e l’arrivo di persone senza professionalità, senza una perfetta conoscenza della lingua. Gli esempi sono tanti. Una laureata cittadina italiana è stata sostituita in un’indagine da una studentessa, bionda carina e in minigonna, con permesso di soggiorno scaduto da 4. In quell’occasione intervenne il magistrato. Ma in altre purtroppo no.

Arriva la commessa di una boutique la cui proprietaria è la moglie del maresciallo, oppure la badante o il muratore che neppure sa usare un pc. In molti processi importanti, dallo stupro della Caffarella a quello della Thyssen, l’affidabilità delle traduzioni ha creato problemi. Addirittura in un importante processo per terrorismo, quando gli esperti spagnoli si videro costretti ad annullare le traduzioni dei colleghi italiani perché pressappochiste.

“E’ una situazione insostenibile. A febbraio abbiamo scritto al ministro Alfano ma non è arrivata nessuna risposta. Neppure i solleciti del procuratore Minale hanno sortito nulla. Così non ci resta che abbandonare”.

Ad andarci di mezzo ancora una volta è la giustizia. Gli interpreti professionisti, che non solo conoscono la lingua ma capiscono il cosiddetto “contesto extralinguistico”, interpretano silenzi, ammiccamenti, doppi sensi potrebbero lasciano il campo a persone non preparate, persone che nelle trascrizioni riempirebbero i fogli di “N.I.”, non inerente, che, però, sarebbero solo le frasi che non sanno tradurre. E forse per qualcuno di questi “dilettanti allo sbaraglio” l’integrazione al magro compenso dello Stato potrebbe venire proprio dalle cosche mafiose, che riuscirebbero  farsi intercettare da amici compiacenti.

Luigi Lusenti

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