In viaggio con la Carovana antimafie
La tappa più recente ha toccato la Lombardia, tra il 9 e il 16 novembre: dibattiti, pranzi, proiezioni e spettacoli teatrali organizzati da Arci, Libera e sindacati
La prima Carovana partì nel lontanissimo 1994, promossa dall’Arci Sicilia. In seguito gli organizzatori, con un’intuizione saggia, allargarono lo spettro dell’intervento territoriale contro racket, paura e malaffare al di fuori dei confini della bellissima e martoriata isola.
Da anni le iniziative antimafia coinvolgono pressoché tutte regioni italiane, grazie alle mobilitazioni itineranti messe in piedi dalla stessa Arci insieme all’associazione Libera fondata da don Luigi Ciotti, a circoli territoriali e ai sindacati confederali.
“Dopo 15 anni – hanno scritto gli organizzatori nella “traccia” alla base della Carovana 2009 – è indispensabile rimettersi in viaggio. In viaggio per i diritti, la democrazia, la giustizia sociale”.
Non a caso l’edizione di quest’anno è stata proprio dedicata alla difesa “del lavoro e dei lavoratori”: una bella espressione a testimonianza dell’impegno finalizzato alla difesa sia dei diritti occupazionali delle persone sia dell’istituto stesso del “lavoro”, vilipeso e sempre più ridotto a merce.
Il lungo viaggio non si spiega, però, soltanto con il rifiuto delle mafie e della subcultura che le alimenta. In realtà è volto anche, spiegano ancora i promotori, “a sensibilizzare la cittadinanza sul tema della sicurezza sul lavoro e della lotta a qualsiasi forma di razzismo”.
Le modalità di coinvolgimento dei cittadini sono molteplici: “Dal momento di riflessione ed incontri con magistrati e familiari di vittime di mafie a quello di gioco, dal convegno allo spettacolo, dalla proiezione di film all’animazione per i più piccoli”.
Sullo sfondo, “la volontà di riaffermare i valori della Costituzione e della Dichiarazione universale dei diritti umani e ricordare che la vera emergenza-sicurezza in Italia è rappresentata da mafie e corruzione e perciò la Carovana si batte affinché siano sostenute le vittime della criminalità organizzata e non, insieme ai loro familiari, affinché siano denunciate le collusioni tra mafia e politica e colpiti i legami tra mafia ed economia”.
L’obiettivo sul terreno pratico “è rilanciare politiche educative e giovanili che promuovano una cultura della legalità democratica, della solidarietà e della giustizia sociale, per un’Italia più libera, più legale, più giusta”.
L’ultima tappa della Carovana antimafie ha interessato le varie province lombarde: il 9 novembre nel milanese, attraverso un convegno a Sesto San Giovanni dal titolo “Mafia, occupazione, lavoro alla vigilia dell’Expo” oltre all’Happy hour della legalità nel capoluogo, organizzato da Libera e dall’Arci.
L’indomani la Carovana si è spostata prima a Lodi (che ha ospitato gruppi di lavoro nel carcere cittadino con studenti, sacerdoti, lavoratori e la presentazione delle iniziative organizzate dalle cooperative sociali operanti nella stessa casa circondariale) e poi a Pavia per un “aperitivo della legalità”.
L’11 novembre le manifestazioni hanno raggiunto, a Brescia e Cremona, studenti e attori teatrali per dirigersi il 12 a Como e Varese, dove sono state organizzati concerti, proiezioni di film e la presentazione di due libri.
Gli ultimi tre giorni di iniziative hanno toccato Bergamo, Lecco (qui è stata inaugurata una mostra pittorica degli “artisti antimafia”) e la provincia di Sondrio per un “pranzo della legalità” a base di prodotti di LiberaTerra, del commercio equo e solidale e “a km 0”.
Infine la Carovana è rientrata a Milano, il 16 novembre, dando vita all’incontro pubblico “Usurati dall’usura – Conseguenze della restrizione del credito e rischi collegati all’economia criminale”.
Sempre a proposito di soldi e della sua gestione poco trasparente, va ricordato che la Carovana non ha taciuto di fronte agli intrecci economico-finanziari sull’Expo milanese del 2015.
Nell’edizione dell’anno scorso venne denunciato con forza il potenziale “affare colossale per le mafie, in particolare per la ‘ndrangheta ben radicata in Lombardia”.
Del resto i dati (forniti nel 2008 del Commissario straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni criminali) parlano chiaro e dovrebbero allarmare chiunque: la Lombardia è stata la terza regione per numero di aziende confiscate alla criminalità organizzata (153), preceduta solo da Sicilia (407) e Campania (206), mentre si è piazzata al quarto posto della poco invidiabile classifica delle regioni per i beni immobili confiscati (587), dopo Sicilia (3.783), Campania (1.213), Calabria (1.169) e Puglia (612).
Paolo Repetto


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